Golpe in Sudan, perché si è arrivati a questo punto: tutto quello che c'è da sapere
di Antonietta NapoliIl colpo di stato militare di lunedì in Sudan minaccia di distruggere la fragile transizione del Paese verso la democrazia oltre due anni dopo che una rivolta popolare ha portato alla destituzione dell'autocrate di lunga data Omar al-Bashir.
Il golpe arriva dopo mesi di crescenti tensioni tra le autorità militari e civili. I manifestanti sono scesi in piazza per denunciare il colpo di mano e i soldati hanno aperto il fuoco, uccidendo alcuni dei manifestanti e spianando la strada a ulteriori disordini nel Paese di 40 milioni.
Ecco come il Sudan è arrivato a questo punto.
Che cosa sta accadendo in Sudan?
All'alba del 25 ottobre si è compiuto, dopo una notte di arresti, il colpo di Stato da parte dei militari che hanno decretato lo scioglimento del governo guidato dal primo ministro Abdalla Hamdok e del Consiglio sovrano, l'organo politico e decisionale della transizione composto da generali ed esponenti della società civile.
Il colpo di stato militare di lunedì in Sudan minaccia di distruggere la fragile transizione del Paese verso la democrazia oltre due anni dopo che una rivolta popolare ha portato alla destituzione dell'autocrate di lunga data Omar al-Bashir.
Il golpe arriva dopo mesi di crescenti tensioni tra le autorità militari e civili. I manifestanti sono scesi in piazza per denunciare il colpo di mano e i soldati hanno aperto il fuoco, uccidendo alcuni dei manifestanti e spianando la strada a ulteriori disordini nel Paese di 40 milioni.
Ecco come il Sudan è arrivato a questo punto.
Che cosa sta accadendo in Sudan?
All'alba del 25 ottobre si è compiuto, dopo una notte di arresti, il colpo di Stato da parte dei militari che hanno decretato lo scioglimento del governo guidato dal primo ministro Abdalla Hamdok e del Consiglio sovrano, l'organo politico e decisionale della transizione composto da generali ed esponenti della società civile.
Perché il golpe non è stato una sorpresa?
Le tensioni nel Paese erano crescenti. Nel 2020 il premier aveva subito un attentato, da cui era uscito incolume. Un mese fa, un tentativo di golpe di presunti "lealisti" dell'ex presidente Omar Hassan al Bashir, era stato sventato dall'esercito. Il fronte delle "Forze della libertà e del cambiamento", coalizione dei promotori delle rivolte che avevano portato alla caduta di Bashir, si era spaccato. Il generale Abdel Fattah al Burhan, presidente del Consiglio Sovrano, aveva dichiarato che così il governo non poteva andare avanti e aveva chiesto le dimissioni di Hamdok, il quale si era rifiutato di lasciare l'incarico.
Che cosa c'è dietro a queste tensioni?
Ufficialmente i leader militari del Consiglio sovrano affermano che le riforme in Sudan procedevano troppo a rilento e che l'impasse della controparte civile spaccata impediva di proseguire la transizione, pertanto hanno chiesto la sostituzione del governo. Ma, a fronte dell'approssimarsi del cambio di guida del processo di transizione il 16 novembre, che secondo l'accordo costituzionale del 2019, confermato nel 2020 con un'intesa a Juba, doveva avvenire a metà dei 39 mesi previsti del percorso di democratizzazione in Sudan, il golpe appare più una presa di potere per non cederlo ai civili.
Ci sono pulsioni islamiste dietro a questo colpo di stato?
Secondo il primo ministro Abdallah Hamdok lo sventato golpe di settembre era animato da esponenti del precedente governo, dichiaratamente "Repubblica islamica", rimasti fedeli a Bashir, molti dei quali annidati nelle forze armate, nei servizi di sicurezza e in altre istituzioni governative. Nelle ultime settimane sono scesi in piazza centinaia di manifestanti pro-esercito portati appositamente nella capitale Khartoum dalle realtà rurali dove perdura una visione islamista.
Che cosa chiedono i manifestanti?
I manifestanti filo-militari accusano il governo di non essere riuscito a risollevare le sorti del Sudan. Le mosse di Hamdok per riformare l'economia che hanno portato ad aggravare le condizioni economiche della popolazione, a causa della riduzione dei sussidi per il carburante e l'aumento del prezzo di beni e generi alimentari primari come il pane, sono state impopolari e una larga fascia di popolazione ne ha pesantemente risentito.
La fragilità del Sudan è dovuta alla frammentazione politica?
In Sudan ci sono almeno 80 partiti politici, la Sudan professional association (anima e guida della società civile promotrice delle rivolte del 2019) è composta da 17 importanti sindacati. Oggi, come negli anni precedenti la frammentazione delle organizzazioni e dei partiti politici limita la capacità di creare consenso, elemento che ha più volte spianato la strada all'intervento dei militari che prendono il potere attraverso colpi di stato con il pretesto di ristabilire l'ordine.
Che cosa sta succedendo adesso?
Il capo del Consiglio sovrano Burhan dopo aver annunciato lo sciogliendo sia del governo che del consiglio ha dichiarato lo stato di emergenza e in un discorso pubblico alla tv di stato ha garantito a breve la formazione di un nuovo esecutivo ed elezioni nel luglio 2023.
Basteranno queste rassicurazioni a sedare le proteste contro il golpe?
No, "Le forze del cambiamento e delle libertà" che hanno una grande capacità di mobilitazione civile ha già annunciato presidi permanenti fino al ristabilimento delle condizioni dell'accordo costituzionale sottoscritto con i militari che oggi lo hanno di fatto rinnegato. Ogni volta che i militari hanno oltrepassato il limite costituzionale, la piazza si è mobilitata e continuerà a farlo.
Dov'è l'ex dittatore Bashir? Ha avuto un ruolo in questo golpe?
Il presidente Omar Hassan Al Bashir è in carcere e sotto processo a Khartoum in varie inchieste, sia per il colpo di Stato del 1989 che lo aveva portato al potere, che per atti di corruzione. Nelle ultime uscite pubbliche in tribunale è apparso debole e ammalato, ma questo non implica che la sua influenza diminuita. Il governo guidato da Hamdok aveva autorizzato la sua estradizione alla Corte penale internazionale, questa mossa non è stata gradita da alcuni componenti del Consiglio sovrano. Non è da escludere che questo elemento abbia pesato nella scelta dei militari di intervenire con un colpo di stato.