Due attentati in tre giorni, 3 morti e una rivendicazione dell'Isis. Succede in Uganda, uno dei Paesi più stabili dell'Africa sub-sahariana. Il Regno Unito a ottobre aveva lanciato un'allerta a Kampala per il rischio terrorismo.
Il primo, sabato notte, è avvenuto in un pub della capitale, Kampala. La bomba, piena di chiodi e schegge, è esplosa uccidendo una cameriera 20enne e ferendo tre persone. Tre uomini, riferiscono le fonti inquirenti, hanno messo un pacco di kaveera (sacchetto di polietilene) sotto un tavolo e sono andati via pochi istanti prima dell'esplosione.
Lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell'attentato in una dichiarazione pubblicata su un canale affiliato Telegram. Il gruppo ha affermato che alcuni dei suoi membri hanno fatto esplodere un ordigno esplosivo in un bar dove "si stavano radunando membri e spie del governo crociato ugandese". Le autorità ugandesi smentiscono il Califfato e sostengono che a compiere i due attentati siano stati dei gruppi locali.
Il secondo attentato è accaduto ieri. Un kamikaze si è fatto saltare in aria su un autobus che trasportava 52 persone, vicino Kampala, uccidendone due e ferendone diverse altre. Il portavoce della polizia, Fred Enanga, ha detto che le indagini preliminari indicano che l'assalto è stato pianificato da due sospetti tra cui l'attentatore suicida morto sull'autobus. L'attentatore, ugandese, è stato identificato come Isaac Matovu, un 23enne tenuto d'occhio dall'antiterrorismo.
In Uganda e in tutta la regione, imperversano gli atti brutali dell'Adf, gruppo islamista affiliato all'Isis, che ogni giorno sferra attacchi mortali nella Repubblica Democratica del Congo.
L'ultimo attentato terroristico nel Paese risale al 2010, quando il gruppo militante islamista somalo al Shabaab ha ucciso più di 75 persone a Kampala mentre guardavano una partita della finale della Coppa del Mondo di calcio, per "punizione: l'Uganda ha schierato le sue truppe in Somalia".