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TikTok, Snapchat e YouTube sotto torchio al Congresso: "Non tutelano i giovani"

Jennifer Stout, vicepresidente della politiche globali di Snap Inc. e Michael Beckerman, vicepresidente e capo della politiche pubbliche di TikTok, davanti alla Commissione del Senato Usa (afp)

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La commissione del Senato per i diritti dei consumatori convoca i dirigenti dei tre social più popolari tra bambini e adolescenti per chiedere conto di come proteggono i minori. La difesa: distanziarsi da Facebook e chiedere più leggi
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Non solo Facebook. Sulla griglia del Congresso Usa negli ultimi giorni sono finiti anche i vertici di altri tre grandi social media, chiamati a rispondere a domande - e spesso accuse - circa le misure di protezione messe in atto verso gli utenti più giovani. Era inevitabile e forse anche tardivo: Snapchat, TikTok, YouTube sono infatti di gran lunga i social più popolari tra adolescenti e giovani adulti. Con i suoi due miliardi di utenti attivi, YouTube è il secondo social più popolare del pianeta e solo negli Usa è utilizzato dal 91% degli under 21. TikTok dice di avere un miliardo di utenti al mese ma non fornisce dati demografici (anche se le ricerche indicano che negli Usa il 62% dell'utenza è tra i 10 e i 29 anni). Snapchat ha 500 milioni di utenti attivi al mese e dice che l'80% di essi hanno più di 18 anni (ma oltre la grande maggioranza ne ha meno di 30).

Non solo Facebook. Sulla griglia del Congresso Usa negli ultimi giorni sono finiti anche i vertici di altri tre grandi social media, chiamati a rispondere a domande - e spesso accuse - circa le misure di protezione messe in atto verso gli utenti più giovani. Era inevitabile e forse anche tardivo: Snapchat, TikTok, YouTube sono infatti di gran lunga i social più popolari tra adolescenti e giovani adulti. Con i suoi due miliardi di utenti attivi, YouTube è il secondo social più popolare del pianeta e solo negli Usa è utilizzato dal 91% degli under 21. TikTok dice di avere un miliardo di utenti al mese ma non fornisce dati demografici (anche se le ricerche indicano che negli Usa il 62% dell'utenza è tra i 10 e i 29 anni). Snapchat ha 500 milioni di utenti attivi al mese e dice che l'80% di essi hanno più di 18 anni (ma oltre la grande maggioranza ne ha meno di 30).

L'utenza di Facebook è in rapido invecchiamento, e a questo elemento demografico si deve in gran parte la decisione di acquisire, nel 2015, il social delle immagini Instagram, che al 2021 registrava un 70% di utenti al di sotto dei 34 anni. Ma, mentre la dirigenza di Facebook - incluso Mark Zuckerberg - è comparsa davanti alle commissioni parlamentare Usa almeno trenta volte finora (e il CEO di Twitter Jack Dorsey 18 volte) per Snapchat (o meglio Snap, la società che controlla il social dei post "effimeri") e TikTok quella di ieri è stata la prima convocazione ufficiale. A interrogarli è stata la Commissione del Senato per la protezione dei consumatori, presieduta dal democratico Richard Blumenthal, lo stesso che nelle scorse settimane ha interrogato la responsabile della sicurezza di Facebook Antigone Davis dopo le rivelazioni del Wall Street Journal sugli effetti dannosi di Instagram sulla psiche delle giovanissime.

Sia Snap che YouTube, che TikTok hanno promesso che condivideranno con i legislatori americani dati e ricerche interne, anche se non è chiaro con quali tempi e quali siano gli strumenti per accertare la completezza di queste informazioni.

La commissione del Congresso ha interrogato Jennifer Stout di Snap, Michael Beckerman di TikTok e Leslie Miller di YouTube su come e in che misura i dati dei giovanissimi siano protetti online, le conseguenze psicologiche per gli adolescenti di alcuni strumenti, come l'autoplay oppure i "like", quali siano le misure in atto per proteggere i bambini e i ragazzi da contenuti pericolosi o di incitamento alla violenza e all'autolesionismo, dal bullismo al suicidio, alla vendita di droga, alle diete "fai da te". 

Sia YouTube che TikTok hanno fatto appello al Congresso affinché legiferi più strettamente sulla privacy online, materia in cui l'Europa è vista come modello più avanzato. Tutte e tre le aziende hanno concordato sul fatto che dovrebbero essere i genitori a controllare ed eventualmente limitare i dati che i propri figli condividono. Snapchat fa notare che la sua piattaforma è progettata specificamente per l'eliminazione delle immagini dopo un certo periodo di tempo. Anche se i dati personali vengono raccolti e conservati nel database interno per un tempo non specificato.

Il tribunale di Facebook

La linea "difensiva" dei social è dunque simile a quella di Facebook: è necessario un quadro legislativo più chiaro entro cui le aziende possano muoversi. Salvo poi opporre resistenza all'adempimento di quanto già viene richiesto in alcune leggi vigenti. "Mi fa impazzire questo vostro 'Vogliamo parlare, vogliamo parlare, vogliamo parlare'", è sbottato il senatore democratico Edward Markey, paladino della protezione dei diritti dei minori online e firmatario di una legge che amplia la protezione della privacy dei bambini su internet (il KIDS, Kids Internet Design and Safety Act). "Questa legge è lì da anni e voi non avete ancora detto nulla in proposito. La sostenete o no?". Sia Snapchat che TikTok hanno dato risposte vaghe.

Di certo la loro priorità è tenersi lontano da Facebook, travolto in queste ultime settimane dal ciclone delle rivelazioni della whistleblower Frances Haugen che ha diffuso migliaia di documenti riservati dell'azienda di Zuckerberg, ora visionati anche da un consorzio di giornali americani che li stanno pubblicando sotto la denominazione collettiva di "Facebook Papers". E così ieri davanti ai senatori TikTok ha tenuto a specificare che "non è un social network basato sui follower o sulle interazioni social tra utenti. Non è una app in cui la gente va a vedere cosa stanno facendo gli amici". Esattamente, dunque, il contrario di Facebook. E Snapchat addirittura sostiene di essere stata "costruita come antidoto ai social media": oltre ai post che si autocancellano, la app non offre agli utenti "contenuti infiniti e incontrollati". Esattamente il contrario di Facebook, ma anche di TikTok.

Questo però potrebbe non bastare a salvarli. Come ha detto il senatore Blumenthal in apertura dell'audizione, essere diversi da Facebook non è una difesa sufficiente. "Ormai il livello è sprofondato. Non vogliamo una corsa verso il basso, ma verso l'alto".