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I rapporti con l'Afghanistan, i vaccini e il carbone: la scommessa di Modi è non prendere impegni che frenino la ripresa indiana

Narendra Modi (afp)
Sul colloquio con il Papa pesano le violazioni dei diritti delle minoranze nel paese asiatico da parte dei fondamentalisti indù
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“Arrivo in Italia!” Questo il tweet, in italiano, del portavoce del ministero degli Esteri indiano nell’annunciare l’atterraggio del primo ministro Narendra Modi a Roma, che dà il via a quattro giorni scanditi prima dalla partecipazione al G20, dove il premier indiano spera di trovare un punto d’incontro nell’affrontare la crisi afghana; una mezz’ora non semplice con il Papa sabato mattina alle 8 e 30; e poi in volo per Glasgow ad affrontare il tema del clima per il Cop26 e dire cosa l’India, ancora troppo dipendente dal carbone, intende fare per correggere la rotta. Con basse aspettative a causa dei danni economici inflitti dalla pandemia.

Cosa ci si può aspettare dal leader del secondo Paese più popoloso al mondo? A parte il prevedibile tributo al Mahatma Gandhi, secondo fonti diplomatiche indiane il premier propone un approccio compatto e globale nel gestire la situazione nel vicino Afghanistan. Un invito che par…

“Arrivo in Italia!” Questo il tweet, in italiano, del portavoce del ministero degli Esteri indiano nell’annunciare l’atterraggio del primo ministro Narendra Modi a Roma, che dà il via a quattro giorni scanditi prima dalla partecipazione al G20, dove il premier indiano spera di trovare un punto d’incontro nell’affrontare la crisi afghana; una mezz’ora non semplice con il Papa sabato mattina alle 8 e 30; e poi in volo per Glasgow ad affrontare il tema del clima per il Cop26 e dire cosa l’India, ancora troppo dipendente dal carbone, intende fare per correggere la rotta. Con basse aspettative a causa dei danni economici inflitti dalla pandemia.

Cosa ci si può aspettare dal leader del secondo Paese più popoloso al mondo? A parte il prevedibile tributo al Mahatma Gandhi, secondo fonti diplomatiche indiane il premier propone un approccio compatto e globale nel gestire la situazione nel vicino Afghanistan. Un invito che parte già zoppo, visto che al summit non partecipano di persona né il leader russo Vladimir Putin né il cinese Xi Jinping. Ma sarà un segnale di disponibilità, visto il conflitto storico con il Pakistan e le continue tensioni con la Cina sull’Himalaya.

Il nodo afghano, però, gira attorno al tema del trattamento delle donne da parte dei talebani, punto su cui l’Occidente non può né vuole fare concessioni, ma dove appunto Cina e Russa adottano una politica di non-interferenza piuttosto cinica. Modi dirà qualcosa sui diritti delle donne afghane? Improbabile. Non solo perché le donne indiane soffrono di violazioni dei loro diritti come poche altre in Asia, ma anche perché, con la conquista talebana, l’India ha patito i peggiori danni di tutti i Paesi della regione. Delhi è passata da partner regionale privilegiato a quello più lontano da Kabul: la conseguente perdita di investimenti per Delhi è stata disastrosa. Solo per il Parlamento afghano Modi ha investito 76 milioni di euro, e oltre 2,5 miliardi di euro in 400 progetti di sviluppo, borse di studio e infrastrutture. Tutto svanito con l’arrivo dei talebani. Quindi per Modi il G20 può costituire un’occasione di dialogo con il nuovo regime, nel contesto dell’alleanza con gli altri Paesi del summit, per recuperare qualcosa dai costosi investimenti in Afghanistan.

Sul tavolo del dialogo c’è anche, come ricorda il ministro degli Esteri indiano Harsh Vardhan Shringla, la ripresa dei viaggi internazionali, con il riconoscimento reciproco dei certificati di vaccinazione. Dopo il riconoscimento del ministero della Salute italiano del vaccino Covishield/Astrazeneca come valido per ottenere il Green Pass in Italia (anche se tuttora non operativo poiché non è stata aggiunta la nomenclatura “Covishield” agli applicativi per consentire l’erogazione del certificato da parte delle Regioni), l’India spinge per far riconoscere in Europa il Covaxin indiano della Bharat Biotech, dopo la prevista approvazione dell’Oms.

Sabato mattina, in Vaticano Papa Francesco accoglierà l’idolo delle masse induiste, l’uomo che ha fatto del fondamentalismo indù la carta vincente di due vittorie elettorali. L’incontro non sarà senza spine. Anche se i musulmani, che sono il 14% della popolazione indiana, sono il bersaglio principale della discriminazione induista, pure i cristiani, il 2% della popolazione, hanno sofferto di un recente aumento di attacchi violenti. Con le accuse, spessissimo false, che i cristiani stanno cercando di convertire gli indù, quest’anno si sono registrati più di 300 episodi violenti contro i cristiani in India, secondo la relazione di una Ong rilasciata questo mese. All’inizio di ottobre, nello Stato dell’Uttarakhand, 200 membri del partito di Modi, il Bjp, assieme ad altri gruppi fondamentalisti, hanno attaccato una chiesa “perché c’erano degli assembramenti sospetti”. In marzo, nel Chhattisgarh una folla di indù radicalizzati ha preso a colpi di accetta, mazzate e sassate circa 150 fedeli cristiani in una chiesa, ferendo otto persone. Ad agosto, nello stesso Stato, altri cento fanatici hanno picchiato un pastore protestante, vandalizzandone l’abitazione. Anche per questo, come conferma il ministero degli Esteri indiano, l’incontro con il Papa è “molto importante”. Altroché.

Domenica Modi volerà a Glasgow per affrontare il tema dei cambiamenti climatici alla Cop26. Il ministro dell’Ambiente indiano Bhupender Yadav promette che “raggiungeremo tagli più alti alle emissioni.” India e Cina sono tra le nazioni più inquinanti al mondo. Delhi ha conquistato il triste primato di capitale più inquinata della Terra. Ma finora non ci sono state dichiarazioni promettenti sui nuovi Contributi determinati nazionalmente (l’acronimo è Ndc in inglese) alla riduzione delle emissioni. Dalle fonti diplomatiche emerge però che Delhi difficilmente si impegnerà a raggiungere l’obiettivo di zero gas serra entro il 2050. L’economia indiana ha bisogno di riprendersi dal grande rallentamento dovuto alla pandemia. La tentazione di continuare con l’utilizzo del carbone come fonte di energia è irresistibile. Quindi anche se il ministro degli Esteri Shringla, ricordando che l’India finora ha conquistato i suoi Ndc, promette che Modi intende arrivare con un messaggio forte per un impegno pieno al Cop26, difficilmente ci saranno sorprese eclatanti e annunci di tagli impegnativi alle emissioni in India. Modi in un recente tweet, ha ricordato che “l’India è tra i primi Paesi al mondo in termini di energie rinnovabili ed eoliche installate e capacità per energia solare.” Ha spiegato anche che alla Cop26 sottolineerà il bisogno di affrontare i temi del cambiamento climatico in maniera collettiva, compresa una distribuzione più equa del consumo di carbone, sostegno per mitigazione, adattamento e resilienza delle misure edilizie, mobilitazione delle finanze, trasferimento di tecnologia e l’importanza degli stili di vita sostenibili per una crescita verde e sostenibile. A Glasgow, ci si può aspettare che Modi ripeterà l’elenco di obiettivi già raggiunti, ma non sorprendenti impegni a fissarne di nuovi altrettanto ambiziosi. Non a questo giro.