Nuovi nomi, vecchi metodi: chi sono in responsabili delle violenze in Sudan
di Antonietta NapoliSangue sulla "marcia del milione" a Khartoum, convocata per protestare contro il colpo di Stato del 25 ottobre: le milizie filo-governative hanno sparato sulla folla nonostante le manifestazioni fossero pacifiche. Almeno cinque i morti. La manifestazione promossa dalla Sudanese professional association e dalle altre organizzazioni pro-democrazia ha visto animarsi nella capitale un lungo corteo per reclamare il ripristino del governo civile. I partecipanti alla protesta chiedevano al Consiglio militare transitorio, come si sono definiti i generali che hanno deposto il primo ministro Abdalla Hamdok, di cedere il passo alle "Forze della libertà e del cambiamento" e rispettare la volontà popolare di un "governo senza militari al 100 per cento"'.
Nonostante il ricordo del massacro del 3 giugno del 2019, quando le Rapid support forces, Il braccio armato agli ordini della Giunta militare, causarono la morte di 130 persone radun…
Sangue sulla "marcia del milione" a Khartoum, convocata per protestare contro il colpo di Stato del 25 ottobre: le milizie filo-governative hanno sparato sulla folla nonostante le manifestazioni fossero pacifiche. Almeno cinque i morti. La manifestazione promossa dalla Sudanese professional association e dalle altre organizzazioni pro-democrazia ha visto animarsi nella capitale un lungo corteo per reclamare il ripristino del governo civile. I partecipanti alla protesta chiedevano al Consiglio militare transitorio, come si sono definiti i generali che hanno deposto il primo ministro Abdalla Hamdok, di cedere il passo alle "Forze della libertà e del cambiamento" e rispettare la volontà popolare di un "governo senza militari al 100 per cento"'.
Nonostante il ricordo del massacro del 3 giugno del 2019, quando le Rapid support forces, Il braccio armato agli ordini della Giunta militare, causarono la morte di 130 persone radunate davanti al ministero della Difesa, uomini, donne e bambini non hanno esitato oggi a manifestare senza paura, sfidando le pallottole esplose ad altezza d'uomo. E ancora una volta i generali che hanno preso il controllo del Paese sono ricorsi alla violenza per contrastare la loro determinazione nel chiedere libertà, giustizia, democrazia. Oltre alle vittime si contano centinaia di feriti, arrivati in gravissime condizioni negli ospedali di Khartoum e Omdurman.
Colpo di stato in Sudan: la protesa contro il golpe, i manifestanti bloccano le strade a Khartoum
Numerosi testimoni parlano di cecchini che hanno sparato sulla folla, mentre la polizia lanciava gas lacrimogeni per impedire che attraversasse il ponte, che collega il sobborgo periferico alla capitale per dirigersi verso il quartier generale dell'esercito. Uno schema già visto: stesso modus operandi perpetrato decine, centinaia di volte per reprimere il dissenso. Le forze paramilitari, i famigerati janjawwed che hanno causato oltre 300mila vittime in Darfur, non risparmiano nessuno. Hanno cambiato nome ma mantenuto gli stessi metodi e sotto il comando del generale Mohamed Hamdan Dagalo, meglio conosciuto come 'Hemetti' sparano, uccidono, violentano le donne che manifestano contro il regime militare.
"A guidare la Giunta militare non è il generale Abdel Fattah al-Burhan ma l'uomo forte che mobilita le squadre della morte e che è in grado di controllarle, Hemetti" afferma Khalid Omer Yousif, ministro degli Affari del Gabinetto, tra gli esponenti dell'esecutivo di Hamdok arrestati durante il colpo di stato e poi rilasciati. Yousif conferma la posizione dell'Associazione dei professionisti a proseguire "la resistenza non violenta" e la "disobbedienza civile" fino a quando i militati non lasceranno il potere.
A supporto della manifestazione a Khartoum si è mobilitata anche la diaspora in tutto il mondo. Da Roma a Sidney, da Beirut a Washington, le comunità sudanesi sono scese in piazza per sostenere la grande mobilitazione indetta in Sudan per protestare contro il colpo di Stato. Tra le principali istanze della piazza, la destituzione dei militari e la riconsegna del potere nella mani di rappresentanti civili, l'istituzione di una nuova compagine governativa di transizione e lo scioglimento delle milizie para militari attive nel Paese. Nei giorni scorsi le proteste contro l'intervento dell'esercito per sciogliere l'esecutivo di transizione erano gia degenerate in scontri, con almeno 11 manifestanti uccisi. Nonostante l'appello alla "moderazione" rivolto all'esercito sudanese del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, al quale aveva fatto eco il dipartimento di Stato americano, la violenza è stata l'unica risposta alle manifestazioni di oggi. Il timore che la situazione possa precipitare è ormai pressoché una certezza.