Erdogan-Biden: sul tavolo del colloquio lo scoglio del sistema missilistico S-400 fornito dai russi ad Ankara
di Anna Lombardi , di Anna LombardiROMA - «Massimo impegno per evitare crisi reciproche future e mantenere relazioni costruttive». È quanto hanno concordato il presidente americano Joe Biden e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan nel corso del bilaterale iniziato alle 11 di domenica mattina all’interno della Nuvola dove si svolgono i lavori del G20. Un incontro cruciale, per il quale si è lavorato sottobanco a lungo, organizzato mentre gli altri leader mondiali gettavano monetine a Fontana di Trevi. Il fatto è che le relazioni fra i due paesi attraversano un momento particolarmente difficile. Con l’alleanza messa a dura prova dall’acquisto deciso da Ankara del sistema di difesa missilistico S-400 Triumph di fabbricazione russa. E dalla minaccia turca di espellere l’ambasciatore americano insieme ad altri nove diplomatici per aver richiesto con un documento congiunto il rilascio del filantropo e attivista Osman Kavala.
ROMA - «Massimo impegno per evitare crisi reciproche future e mantenere relazioni costruttive». È quanto hanno concordato il presidente americano Joe Biden e l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan nel corso del bilaterale iniziato alle 11 di domenica mattina all’interno della Nuvola dove si svolgono i lavori del G20. Un incontro cruciale, per il quale si è lavorato sottobanco a lungo, organizzato mentre gli altri leader mondiali gettavano monetine a Fontana di Trevi. Il fatto è che le relazioni fra i due paesi attraversano un momento particolarmente difficile. Con l’alleanza messa a dura prova dall’acquisto deciso da Ankara del sistema di difesa missilistico S-400 Triumph di fabbricazione russa. E dalla minaccia turca di espellere l’ambasciatore americano insieme ad altri nove diplomatici per aver richiesto con un documento congiunto il rilascio del filantropo e attivista Osman Kavala.
Per carità, Washington l’ha ribadito: “Ankara resta un importante alleato all’interno della Nato”. Ma il possesso del sistema russo “continua a destare preoccupazioni”: come ha scritto la Casa Bianca nella nota diffusa al termine del meeting.
I rapporti fra i due capi di Stato sono d’altronde sempre stati difficili. Considerato un “buon amico” da Donald Trump che ne ammirava i metodi autoritari, Erdogan – che un anno fa ha aspettato tre giorni prima di congratularsi col nuovo presidente - è stato considerato da Biden fin da subito alla stregua di un avversario (come lo definì in un’intervista pubblicata sul New York Times nel gennaio 2020, quando era ancora in lizza per la candidatura democratica alla presidenza).
L’elenco dei conflitti è lungo e ha come nodo cruciale proprio il “flirt” intrattenuto dal turco con Mosca. Appunto la scelta di Ankara di acquistare il complesso sistema di difesa russo, progettato per intercettare e colpire contemporaneamente fino a 36 aerei da guerra e missili balistici in un raggio che va dai 30 ai 400 chilometri, raddoppiando allo stesso tempo la commessa di F-35. Una decisione che ha spinto Washington a escludere la Turchia dal programma di produzione e addestramento dei caccia F-35. Il timore è infatti che se i turchi dispongono di entrambe i sistemi, i radar delle unità di contraerea russe impareranno a calcolare e tracciare gli aerei americani. Come ramoscello d’ulivo gli Stati Uniti ora offrono la vendita di F-16.
Biden ed Erdogan hanno parlato poi “del processo politico in Siria, della consegna di aiuti umanitari in Afghanistan, delle elezioni in Libia, della situazione nel Mediterraneo orientale e degli sforzi diplomatici nel Caucaso”. Sì, sul tavolo c’erano quelle questioni regionali che fanno della Turchia un alleato oggi ancor più strategico. E non solo per quel ruolo di stato cuscinetto (ben pagato da Bruxelles) che si è disegnato per arginare i migranti provenienti dalle aree calde di Siria, Iraq e Afghanistan. Ma anche perché ormai da tempo Usa e Turchia ragionano sull’ipotesi di fa gestire da Ankara l’aeroporto di Kabul e per gli americani al presenza turca in quel paese è fondamentale per mantenere aperto un canale fisico e diplomatico diretto. C’è poi la complessa questione dell’Iraq, dove i turchi non hanno mai digerito l’alleanza americana coi curdi. E pure quella del riemergere di tensioni mai del tutto sopite fra Turchia, Grecia e Cipro nel mediterraneo orientale. Una questione di giurisdizione marittima riguardo alla posa del gasdotto East med che secondo Ankara “minaccia pace e stabilità”.
Il presidente americano che si prepara ad ospitare a dicembre un “vertice sulla democrazia” per combattere corruzione e autoritarismo e rafforzare i diritti umani non ha però potuto del tutto evitare di affrontare la deriva dispotica dell’omologo turco. Evidenziando, a chiusura dell’incontro “l’importanza di forti istituzioni democratiche, del rispetto per i diritti umani e dello stato di diritto per la pace e la prosperità”.