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Erdogan, il messaggio alla Ue: “Non faremo entrare i migranti afghani”

Il presidente turco Erdogan  (ansa)
Il presidente turco ha tenuto una serie di colloqui bilaterali per ridefinire l'assetto dei rapporti con gli alleati della Nato e ha assicurato che non userà la pressione migratoria da Kabul per minacciare l'Europa
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ROMA - "Non apriremo le porte alla migrazione di massa dall'Afghanistan". Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sembra voler sotterrare l'ascia di guerra con l'Europa. Dopo gli scontri recenti, anche con il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi ma non solo con lui, il leader di Ankara ha dedicato buona parte del G20 ad una serie di colloqui bilaterali per tentare di ridefinire l'assetto dei rapporti con gli alleati della Nato.

A partire dal presidente americano Joe Biden e da quasi tutti i rappresentanti europei. Del resto la lista dei problemi è lunga: passa dalla Libia, alla Siria e fino all'Afghanistan. E così nella giornata finale del summit offre la sua rassicurazione su uno dei temi che più ha allarmato l'Unione europea dopo il ritorno dei talebani in Afghanistan la scorsa estate. Ossia non userà la pressione migratoria da Kabul per minacciare l'Europa o per mettere in pratica azioni di ritorsione.…

ROMA - "Non apriremo le porte alla migrazione di massa dall'Afghanistan". Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sembra voler sotterrare l'ascia di guerra con l'Europa. Dopo gli scontri recenti, anche con il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi ma non solo con lui, il leader di Ankara ha dedicato buona parte del G20 ad una serie di colloqui bilaterali per tentare di ridefinire l'assetto dei rapporti con gli alleati della Nato.

A partire dal presidente americano Joe Biden e da quasi tutti i rappresentanti europei. Del resto la lista dei problemi è lunga: passa dalla Libia, alla Siria e fino all'Afghanistan. E così nella giornata finale del summit offre la sua rassicurazione su uno dei temi che più ha allarmato l'Unione europea dopo il ritorno dei talebani in Afghanistan la scorsa estate. Ossia non userà la pressione migratoria da Kabul per minacciare l'Europa o per mettere in pratica azioni di ritorsione.

 

"Non apriremo le porte - ribadisce - Siamo uno dei Paesi che risentono maggiormente dell'immigrazione proveniente dal quel Paese". L'argomento Kabul è emerso nel colloquio con l'inquilino della Casa Bianca ma anche con Draghi e con il presidente francese Emmanuel Macron. "Abbiamo valutato la situazione. Quali passi faremo, ce lo dirà il tempo. Noi agiremo in Afghanistan sulla base del comportamento dei talebani".

La garanzia sul fronte migratorio è però sembrata tarata su una richiesta specifica: il vaccino Covid. Quasi uno scambio. "Il nazionalismo dei vaccini praticato da alcuni Paesi - avverte - è un ostacolo nella lotta alla pandemia. Inaccettabile discriminare i vaccini riconosciuti dall'Oms, soprattutto in ambito internazionale".

 

L'incontro più delicato, però, forse il leader turco lo ha avuto proprio con Biden. Washington da tempo non nasconde le preoccupazioni per le eccessive vicinanze di Ankara alla Russia. Una situazione stridente con l'appartenenza della Turchia alla Nato. Il presidente statunitense ha in particolare espresso il suo allarme per l'acquisto di missili russi, gli S 400. Una circostanza che compromette il coinvolgimento turco nelle operazioni che riguardano i nuovi caccia F 35. Erdogan ha cercato di stemperare la tensione parlando di un incontro "positivo" e ha sottolineato come sia in corso una trattativa con gli Usa per l'acquisto degli aerei F16. Ma per la Casa Bianca, il nodo resta. Anzi, Biden ha addirittura posto l'accento sulla necessità di aver istituzioni democratiche. Un richiamo esplicito alle modalità non proprio ordinarie seguite in Turchia.