"God save the Planet", Dio salvi il Pianeta. Con l'aiutino degli Stati Uniti. Dal podio della Cop26 di Glasgow il presidente statunitense Joe Biden ieri ha lanciato il suo guanto di sfida ai potenti della Terra. E agli scettici di casa sua. "Il pericolo è reale. Affrontare la crisi climatica è obbligo economico e imperativo morale. Noi daremo l'esempio, gli altri facciano la loro parte", ha detto in 11 minuti densi di iniziative e promesse. Come "portare l'America a un taglio di emissioni del 50-52% entro il 2030 per arrivare a zero entro il 2050". L'impegno riguarda però tutti: "Gli occhi della Storia sono su di noi. Diamo il calcio di inizio a un decennio di nuove ambizioni. Nessuno può farcela da solo. Né si può più stare a guardare".
"God save the Planet", Dio salvi il Pianeta. Con l'aiutino degli Stati Uniti. Dal podio della Cop26 di Glasgow il presidente statunitense Joe Biden ieri ha lanciato il suo guanto di sfida ai potenti della Terra. E agli scettici di casa sua. "Il pericolo è reale. Affrontare la crisi climatica è obbligo economico e imperativo morale. Noi daremo l'esempio, gli altri facciano la loro parte", ha detto in 11 minuti densi di iniziative e promesse. Come "portare l'America a un taglio di emissioni del 50-52% entro il 2030 per arrivare a zero entro il 2050". L'impegno riguarda però tutti: "Gli occhi della Storia sono su di noi. Diamo il calcio di inizio a un decennio di nuove ambizioni. Nessuno può farcela da solo. Né si può più stare a guardare".
Biden è ottimista: "Possiamo trasformare la catastrofe in opportunità. E in posti di lavoro: gli operai costruiranno nuove generazione di veicoli elettrici. Gli agricoltori useranno il suolo per contrastare il surriscaldamento". Il presidente che come primo atto del mandato rientrò negli Accordi di Parigi, e ieri ha chiesto "scusa per l'uscita decisa da Trump", lo dice chiaro: vuol guidare la lotta ai cambiamenti climatici, mostrando una strada che gli altri è meglio si sbrighino a seguire. O almeno lo spera. Sul palcoscenico della Cop26 avrebbe voluto presentarsi forte di un piano già approvato dal Congresso. Ma quel voto non arriva. Se pure il pacchetto da 555 miliardi di dollari per la lotta ai cambiamenti climatici verrà approvato, le ambizioni casalinghe di Biden sono già state penalizzate. L'opposizione di due senatori moderati lo ha costretto ad abbandonare il programma che premiava le aziende pronte a dismettere i combustibili fossili. I 555 miliardi, insomma, sono una strategia di ripiego basata su crediti d'imposta e incentivi.
"La più grande somma mai spesa dagli Usa per affrontare il surriscaldamento del Pianeta", ha rincarato ieri Biden. Col limite, però, di ridurre solo del 50% le emissioni. Ecco perché poco prima del discorso di Glasgow ieri la Casa Bianca ha diffuso un documento dove esplica la strategia per arrivare a emissioni zero entro il 2050 (come promesso in campagna elettorale). Il piano punta su rinnovabili, sì, ma da tecnologie "made in Usa". E poi su sconti a consumatori e industria che scommettono su energia pulita. E pure sulla creazione del Civilian Climate Corp: sorta di servizio civile ambientale col quale avviare 300mila giovani a mestieri "verdi". L'attenzione, però, non è solo interna. "Aiuteremo i Paesi in via di sviluppo a accelerare le transizioni all'energia pulita. Sto lavorando col Congresso per quadruplicare il sostegno finanziario entro il 2025", assicura il presidente. Già, "Dio salvi il Pianeta". E le ambizioni di Biden.