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Giappone, i conservatori del premier Kishida perdono seggi ma mantengono il controllo del Parlamento

(ansa)
La Borsa di Tokyo reagisce positivamente e registra un +2,61%
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PECHINO - Sondaggi e analisti smentiti. Sì, è vero, qualche seggio lo hanno perso e pure qualche figura di peso nel partito non è riuscita a vincere nel proprio collegio, ma alle elezioni di ieri per i conservatori giapponesi guidati dal premier Fumio Kishida non è stata la batosta che molti avevano prefigurato alla vigilia del voto. 


Alla Camera Bassa, uno dei due rami della Dieta (il Parlamento nipponico) i liberal democratici della Ldp si portano a casa la maggioranza (261 seggi, 15 in meno rispetto a quelli che avevano nella legislatura uscente) e assieme ai 32 del partner di coalizione (il partito buddhista Komeito) restano in saldo controllo della Camera. Male le opposizioni: nonostante l’accordo tra il Partito costituzionale democratico e i comunisti, i primi scendono da 110 a 96 seggi, i secondi da 12 a 10.

Exploit, invece, dei populisti di destra del Nippon Ishin No Kai che hanno praticamente quadruplicato i loro seggi (da 11 a 41). I…

PECHINO - Sondaggi e analisti smentiti. Sì, è vero, qualche seggio lo hanno perso e pure qualche figura di peso nel partito non è riuscita a vincere nel proprio collegio, ma alle elezioni di ieri per i conservatori giapponesi guidati dal premier Fumio Kishida non è stata la batosta che molti avevano prefigurato alla vigilia del voto. 


Alla Camera Bassa, uno dei due rami della Dieta (il Parlamento nipponico) i liberal democratici della Ldp si portano a casa la maggioranza (261 seggi, 15 in meno rispetto a quelli che avevano nella legislatura uscente) e assieme ai 32 del partner di coalizione (il partito buddhista Komeito) restano in saldo controllo della Camera. Male le opposizioni: nonostante l’accordo tra il Partito costituzionale democratico e i comunisti, i primi scendono da 110 a 96 seggi, i secondi da 12 a 10.

Exploit, invece, dei populisti di destra del Nippon Ishin No Kai che hanno praticamente quadruplicato i loro seggi (da 11 a 41). Il partito, fondato dell’ex controverso sindaco di Osaka, Toru Hashimoto (quello che un paio di anni fa invitò i soldati americani in Giappone a visitare qualche bordello così da diminuire i casi di violenze sessuali, e convinto sostenitore dell’uso che le truppe giapponesi fecero delle cosiddette “donne di conforto” negli anni ’30 e ’40) diventa la terza forza in Parlamento. 


Tra le sconfitte che bruciano di più al partito di governo c’è quella di Akira Amari, segretario generale della Ldp, che ha perso nel proprio distretto della prefettura di Kanagawa, anche se, grazie al sistema proporzionale, un seggio in Parlamento gli verrà assicurato. Amari ha già però presentato le proprie dimissioni da numero due del partito: il premier Kishida sta valutando il da farsi. Ma, scrive la stampa giapponese, il posto verrà presto offerto al ministro degli Esteri, Toshimitsu Motegi. Sconfitti anche gli ex ministri Ishihara e Wakamiya. 

Dopo il risultato il primo ministro ha ribadito gli impegni delineati in campagna elettorale: il lancio di un “nuovo capitalismo” (per superare la “Abenomics”) e un piano Covid per assicurare più posti letto negli ospedali per i malati in vista di una possibile nuova - e sesta - ondata del virus, così come un pacchetto di stimoli economici per aiutare persone e imprese colpite durante la pandemia. Ribadito anche l’impegno di raddoppiare (dall’1 al 2%) il budget per la difesa: per rispondere alle sfide nella regione dell’Indo-Pacifico della Cina e per contrastare le minacce della Corea del Nord. 

La Borsa ha reagito positivamente all'esito elettorale: Tokyo ha registrato un +2,61%. 

Bassa, anche questa volta, la percentuale di votanti: 55,9. La terza peggiore in assoluto dal Dopoguerra ad oggi. Bassissima, invece, la presenza delle donne nel nuovo Parlamento: soltanto 45, due in meno del 2017.