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Obiettivo 2030, più foreste e meno fughe di metano: tutte le promesse dei leader a Cop26

(ansa)
Il ministro Cingolani ha annunciato che l'Italia aderisce alla Global Energy Alliance, che nasce dall'incontro di grandi fondazioni. In prima linea Ikea, Rockefeller e Bezos
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I dieci anni, anzi nove, che sconvolgeranno il mondo: da qui al 2030 dovremo cambiare il nostro modo di produrre, viaggiare, mangiare, riducendo le emissioni di CO2 in tutti i settori. L'alternativa è quella catastrofe climatica di cui anche i leader mondiali sembrano ormai essere consapevoli. E così, dopo le docce gelate di Cina e India che si sono date come traguardo per la decarbonizzazione rispettivamente il 2060 e il 2070, ieri alla Cop26 è stata la giornata delle buone notizie.


Nella prima c'è lo zampino di Mario Draghi che l'altro ieri dal palco di Cop26 aveva fatto eco al collega britannico Boris Johnson: "Se i nostri governi p…

I dieci anni, anzi nove, che sconvolgeranno il mondo: da qui al 2030 dovremo cambiare il nostro modo di produrre, viaggiare, mangiare, riducendo le emissioni di CO2 in tutti i settori. L'alternativa è quella catastrofe climatica di cui anche i leader mondiali sembrano ormai essere consapevoli. E così, dopo le docce gelate di Cina e India che si sono date come traguardo per la decarbonizzazione rispettivamente il 2060 e il 2070, ieri alla Cop26 è stata la giornata delle buone notizie.


Nella prima c'è lo zampino di Mario Draghi che l'altro ieri dal palco di Cop26 aveva fatto eco al collega britannico Boris Johnson: "Se i nostri governi possono muovere per la transizione ecologica centinaia di miliardi, il settore privato ne può mobilitare centinaia di migliaia". Ventiquattro ore dopo un suo ministro, Roberto Cingolani, ha annunciato che "l'Italia aderisce alla Global Energy Alliance". Un'alleanza che nasce dall'incontro di grandi fondazioni, in prima linea Ikea, Rockefeller e Bezos, che intendono stimolare il settore privato perché si raggiunga entro il 2030 la cifra simbolo di 100 miliardi di dollari con cui costruire pale eoliche e centrali fotovoltaiche in Asia, Africa e America Latina.
Altro impegno preso ieri per il 2030: 114 nazioni hanno firmato un accordo per fermare nei prossimi dieci anni, e dove possibile invertire, la deforestazione, con un investimento che potrà contare su 12 miliardi di dollari di fondi pubblici e 7,2 miliardi in arrivo dai privati.


L'ottima notizia è che hanno sottoscritto il patto anche Paesi come il Brasile, nel mirino degli attivisti per la devastazione dell'Amazzonia, la Russia che, se da un lato considera gli immensi boschi siberiani un jolly mangia-CO2 da giocare sui tavoli internazionali, dall'alto non riesce a proteggerli (milioni di ettari in fumo solo negli incendi estivi), il Canada che considera il legname una fondamentale risorsa economica. E poi tanti altri che insieme detengono i grandi polmoni verdi del Pianeta: l'85% delle foreste totali, pari a un'area di 33 milioni di chilometri quadrati, capaci di assorbire un terzo delle emissioni di CO2 prodotte ogni anno dall'uso di combustibili fossili. Ma salvare gli alberi avrà un costo e il presidente Usa Biden ha fatto il primo passo stanziando 9 miliardi di dollari per ripristinare 200 milioni di ettari di foreste entro il 2030.


C'è infine il capitolo metano, potentissimo gas serra il cui ruolo nel riscaldamento globale è diventato chiaro solo negli ultimi anni. E solo da qualche tempo i satelliti americani ed europei che vigilano sulla Terra hanno iniziato a segnalare i tanti pennacchi di metano che si levano, invisibili ai nostri occhi, da pozzi petroliferi e gasdotti. Pochi giorni fa una fuga di metano (50 tonnellate l'anno) è stata persino rivelata nella periferia di Glasgow, a pochi chilometri da dove si svolge Cop26. Ora si corre ai ripari con misure volte a ridurne le emissioni durante le operazioni di estrazione di petrolio o altri combustibili fossili e le tante perdite nei metanodotti di tutto il mondo. L'accordo, il Global Methan Pledge, è stato fortemente voluto da Ue e Amministrazione Biden, che sono riuscite a convincere 105 delegazioni, comprese quelle di 15 dei Paesi in cima alla classifica delle emissioni di CH4: per esempio Brasile e Nigeria. "Si tratta di impegni", ha commentato il presidente di Cop26 Alok Sharma, "che giocheranno un ruolo fondamentale nel limitare entro 0,2 gradi l'innalzamento delle temperature da qui al 2030".