I fondi verdi "con il trucco" delle banche svizzere
di Franco Zantonelli , di Franco ZantonelliInvestire in fondi “verdi” con il trucco. Ovvero, illudere l’investitore che tiene alla salvaguardia dell’ambiente, evita i prodotti finanziari legati ad imprese attive nel fossile, promettendogli di utilizzare i suoi quattrini per promuovere l’economia sostenibile e poi, invece, destinarli in parte a multinazionali la cui priorità è tutto meno che la salvaguardia dell’ambiente.
Un’inchiesta della tv pubblica svizzera ha scoperto che dei 694.5 miliardi di franchi - circa 650 miliardi di euro - che le banche elvetiche hanno utilizzato nel 2020 per accalappiare clienti ecologici, una parte è finita a finanziare grossi gruppi che, di “verde”, hanno ben poco. Così, analizzando i “fondi di investimento durevole” di diversi istituti, si è scoperto che almeno quelli di UBS, Raiffeisen e della Banca Cantonale di Neuchâtel, contengono azioni di società quali H…
Investire in fondi “verdi” con il trucco. Ovvero, illudere l’investitore che tiene alla salvaguardia dell’ambiente, evita i prodotti finanziari legati ad imprese attive nel fossile, promettendogli di utilizzare i suoi quattrini per promuovere l’economia sostenibile e poi, invece, destinarli in parte a multinazionali la cui priorità è tutto meno che la salvaguardia dell’ambiente.
Un’inchiesta della tv pubblica svizzera ha scoperto che dei 694.5 miliardi di franchi - circa 650 miliardi di euro - che le banche elvetiche hanno utilizzato nel 2020 per accalappiare clienti ecologici, una parte è finita a finanziare grossi gruppi che, di “verde”, hanno ben poco. Così, analizzando i “fondi di investimento durevole” di diversi istituti, si è scoperto che almeno quelli di UBS, Raiffeisen e della Banca Cantonale di Neuchâtel, contengono azioni di società quali Holcim, il maggior fabbricante mondiale di cemento, oltre che il principale produttore di CO2 in Svizzera, insieme al gruppo chimico Lonza. Pure le azioni di quest’ultimo sono state acquistate, a loro insaputa, da investitori sensibili ai temi ambientali.
Le banche hanno infilato, in quei prodotti che avrebbero dovuto essere ecosostenibili, anche titoli di Nestlè, accusata dalle ONG di mezzo mondo per il consistente ricorso all’olio di palma e per essere al quinto posto, nel pianeta, tra gli inquinatori a base di plastica. Come difendersi dagli investimenti farlocchi nell’ambiente? “Oggi - afferma Bertrand Gacon, co-fondatore di Impakt, società che misura l’impatto sociale e ambientale delle imprese - bisogna evitare di prendere per oro colato quello che vi promettono le banche, per spingervi ad investire in un fondo. Sta al cliente verificare, attentamente, se l’investimento è in linea con le sue convinzioni”.
Va detto, tra l’altro, che ormai le banche svizzere sono regolarmente sotto tiro, da parte delle associazioni ecologiste, per i loro investimenti nel fossile. A inizio agosto, a Zurigo, i quartier generali di Ubs e Credit Suisse sono stati occupati, per diverse ore, da 200 militanti ambientalisti, per denunciare le massicce operazioni finanziarie degli istituti di credito elvetici, a sostegno di gruppi operanti con petrolio gas e carbone. La stessa Confederazione sta tentando, sia pure a fatica, di investire nell’energia pulita e, in molte città, è previsto di bandire, progressivamente i veicoli a motore termico. Anche politicamente l’onda verde si sta affermando e, ormai, gli ecologisti rappresentano la quarta forza, al Parlamento federale.