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Magdalena Andersson (afp)

"Bulldozer" Andersson alla conquista della Svezia/ Ecco chi sono le donne al potere in Europa

Per la prima volta il paese, all'avanguardia nella tutela dei diritti, avrà una donna premier: è stata eletta a capo del partito socialdemocratico e dovrebbe perciò succedere al primo ministro uscente Lofven
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BERLINO – La Svezia è il primo della classe in Europa quanto a gender equality in ogni campo, dalla politica, all´economia e alla cultura, nelle forze armate. Cosí dicono dati Eurostat, Onu e di diverse Ong. Ma finora non ha mai avuto un primo ministro donna. Cambiano le cose con l'elezione da parte della direzione del Partito socialdemocratico della ministra delle Finanze Magdalena Andersson a leader. Toccherà poi al Riksdag (il Parlamento unicamerale) confermare la scelta, che però appare scontata.
 
La debole coalizione di minoranza al potere (socialdemocratici e verdi, sostenuti da astensioni o appoggio esterno di altri partit sulla Finanziaria e le altre leggi chiave) infatti deve in ogni caso sostituire il premier uscente, Stefan Lofvén, sempre socialdemocratico e dimissionario di sua volontà dalla guida di governo e partito.
 
E´una svolta, anche se in parte ovvia visto il ruolo delle svedesi in polit…
BERLINO – La Svezia è il primo della classe in Europa quanto a gender equality in ogni campo, dalla politica, all´economia e alla cultura, nelle forze armate. Cosí dicono dati Eurostat, Onu e di diverse Ong. Ma finora non ha mai avuto un primo ministro donna. Cambiano le cose con l'elezione da parte della direzione del Partito socialdemocratico della ministra delle Finanze Magdalena Andersson a leader. Toccherà poi al Riksdag (il Parlamento unicamerale) confermare la scelta, che però appare scontata.
 
La debole coalizione di minoranza al potere (socialdemocratici e verdi, sostenuti da astensioni o appoggio esterno di altri partit sulla Finanziaria e le altre leggi chiave) infatti deve in ogni caso sostituire il premier uscente, Stefan Lofvén, sempre socialdemocratico e dimissionario di sua volontà dalla guida di governo e partito.
 
E´una svolta, anche se in parte ovvia visto il ruolo delle svedesi in politica e società, e la scelta di sempre piú donne come premier o capo dello Stato nel Nord, nei paesi baltici e in tutta Europa, dall´Islanda con la verde di sinistra Katrín Jakobsdóttir al Kosovo con Vjosa Osmani. Un trend che si conferma anche nel resto del mondo, dalla Nuova Zelanda con Jacinda Ardern a Taiwan con Tsai Ing-Wen.
 
La differenza tra il personaggio uscente e la sua erede designata non potrebbe essere maggiore. Lofvén è schivo, taciturno, grigio o diafano secondo molti osservatori e media e anche a detta di molti suoi compagni nel partito; Magdalena Andersson, soprannominata "il bulldozer" per la sua determinazione e capacità di imporre la sua linea e paragonata a una quasi-Angela Merkel svedese, riuscendo sempre a farsi seguire.
 
Cinquantaquattro anni, bionda con capelli tagliati all´altezza delle spalle, ex campione di nuoto e figlia di due insegnanti di Uppsala, la Oxford svedese, ha una solidissima preparazione economica. Viene dunque dall´élite accademica e politico-economica. Ama definirsi "una donna pratica, semplice e simpatica", si vanta solo di aver introdotto per prima nel partito e nel ministero le pause per un tramezzino. Ma il guanto di velluto cela un pugno di ferro. Dice alla Afp una fonte insospettabile, Anders Lindberg, capo redattore di politica interna allo Aftonbladet (quotidiano da sempre vicino alla storica socialdemocrazia): "Ho parlato con gente che non nascondeva di avere paura di lei e della sua determinazione. Sia ministri, sia persino grandi economisti e accademici, il che è singolare specie da noi".
 
Alle Finanze da 7 anni, ha introdotto toni di confronto duro nel dibattito politico svedese, abituato storicamente a stili e contenuti soft e parole volte alla ricerca di un compromesso. Al tempo stesso, è stata piú di Lofvén il motore della svolta centrista della socialdemocrazia, che per restare al potere e mantenere i suoi alleati ha ben annacquato la sua politica sociale.
 
Madre di due figli, avrà adesso un compito difficile: salvare la fragile tenuta del governo di minoranza per impedire elezioni anticipate e assicurare la governabilità della prima potenza nordica di qui alla regolare scadenza delle prossime consultazioni parlamentari, previste per l´autunno dell´anno prossimo. Per restare al solo Nordeuropa, nessun'altra donna premier, da Katrín Jakobsdóttir a Reykjavík a Sanna Marin a Helsinki fino alla "compagna antimigranti" Mette Frederiksen a Copenhagen, assume un ruolo di leadership cosí vulnerabile, con l´esecutivo debole nei sondaggi e i sovranisti (SverigeDemokraterna) in volo e sdoganati da parte della destra per bene. Vedremo se e come il bulldozer si aprirà la strada.