Usa, il Congresso approva il piano di Biden da oltre mille miliardi di dollari per le infrastrutture
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK . Erano le 11 e 26 minuti, ieri sera, quando il sogno di Joe Biden di ricostruire l’America ha iniziato a diventare realtà. Solo un pezzo, a dire il vero, perché il Congresso ha approvato il piano per le infrastrutture fisiche da 1,2 trilioni di dollari, ma ha rimandato ancora quello per le infrastrutture umane da quasi 2 trilioni, che punta a riformare la società Usa come non accadeva dai tempi della Great Society di Johnson.
È un fatto però che la pesante sconfitta elettorale subita dai democratici nella recente corsa alla poltrona di governatore della Virginia deve aver dato la sveglia al partito del presidente, facendo capire ai parlamentari più intransigenti dell’ala progressista e moderata che continuando a litigare mettevano a rischio la Casa Bianca e il futuro del Paese, su cui già si proietta l’ombra della ricandidatura di Trump nel 2024.
NEW YORK . Erano le 11 e 26 minuti, ieri sera, quando il sogno di Joe Biden di ricostruire l’America ha iniziato a diventare realtà. Solo un pezzo, a dire il vero, perché il Congresso ha approvato il piano per le infrastrutture fisiche da 1,2 trilioni di dollari, ma ha rimandato ancora quello per le infrastrutture umane da quasi 2 trilioni, che punta a riformare la società Usa come non accadeva dai tempi della Great Society di Johnson.
È un fatto però che la pesante sconfitta elettorale subita dai democratici nella recente corsa alla poltrona di governatore della Virginia deve aver dato la sveglia al partito del presidente, facendo capire ai parlamentari più intransigenti dell’ala progressista e moderata che continuando a litigare mettevano a rischio la Casa Bianca e il futuro del Paese, su cui già si proietta l’ombra della ricandidatura di Trump nel 2024.
Non è detto che il pacchetto approvato ieri basti ad esorcizzare questo fantasma, e ad evitare di perdere la maggioranza al Congresso nelle elezioni midterm del prossimo anno. Però almeno è un primo passo nella direzione indicata da Biden con la sua promessa elettorale di Build Back Better, ossia non solo ricostruire l’America dopo la crisi del Covid, ma ricostruirla meglio, più inclusiva ed efficiente, in modo da rispondere alle ansie della classe media e bassa e togliere il terreno sotto ai piedi dei populismi.
Il pacchetto infrastrutture è stato approvato con un raro voto relativamente bipartisan alla Camera, perché sei democratici hanno comunque tradito Biden, ma tredici repubblicani hanno deciso di ignorare le sirene trumpiste e fare la cosa che ritenevano giusta. Risultato finale: 228 voti a favore e 206 contrari. Siccome il testo era stato già varato dal Senato ad agosto, ora andrà dritto sulla scrivania del presidente per la firma.
Il provvedimento contiene 550 miliardi di nuovi investimenti, mentre il resto sono soprattutto soldi già stanziati per la lotta al Covid, che adesso saranno reindirizzati verso la costruzione delle infrastrutture, diventate oggettivamente obsolete negli Usa, soprattutto se messe al confronto con i paesi asiatici più avanzati. Di questi nuovi fondi, 284 miliardi sono destinati ai trasporti, con 110 miliardi per ricostruire strade e ponti, 66 per le ferrovie, 25 per gli aeroporti, 17 per i porti, 15 per lo sviluppo delle auto elettriche, 11 per la sicurezza e uno per i collegamenti fra le comunità, mentre 5 aiuteranno piccoli gruppi specifici di cittadini.
Gli altri 240 miliardi servono per energia e servizi, di cui 65 stanziati per l’elettricità, 65 per la connessione broadband ad internet, 55 per le risorse idriche, 47 per la resilienza davanti alle catastrofi naturali, 21 per i rimedi all’inquinamento, e 8 per combattere la siccità nel West. Poi c’è il resto, preso dai fondi già stanziati. Un sacco di soldi, se si considera che il pacchetto di interventi pubblici per rimediare alla Grande recessione del 2008 non aveva superato i 900 miliardi di dollari. Serviranno a ricostruire l’America, proiettandola verso il futuro, ma anche a rilanciare l’economia e dare lavoro alle classi che si sono sentite più penalizzate dalla globalizzazione, votando Trump in regioni chiave come la Rust Belt.
Biden però sa che non basta, anche per ragioni di equilibrio politico. Il pacchetto infrastrutture infatti era appoggiato dai democratici moderati, e anche da alcuni repubblicani, ma l’ala progressista di Ocasio e Sanders che era stata decisiva per farlo vincere l’anno scorso chiede di più. Vuole il pacchetto da 1,75 trilioni per le infrastrutture umane, ossia servizi che vanno dall’istruzione alla sanità, passando per l’assistenza alle famiglie con bambini e anziani, che sono fondamentali per riequilibrare le disuguaglianze, mettendo tutti in condizione di aver successo.
Questo piano doveva essere approvato ieri sera insieme all’altro, ma è stato ancora bloccato dai moderati. La Speaker Pelosi ha fatto il possibile per adottarli insieme, ma quando ha capito che non aveva abbastanza voti è stata costretta ad una drammatica marcia indietro. I progressisti così hanno accettato in larga parte di approvare il pacchetto infrastrutture fisiche, che finora avevano tenuto in ostaggio per costringere i moderati ad accettare quello per le infrastrutture umane, in cambio della promessa di varare anche il secondo entro il 15 novembre.
È possibile che questa scadenza slitti perché i moderati come i senatori Manchin e Sinema, che sono già riusciti a dimezzare la spesa, chiedono prima una revisione dei conti per garantire che la nuova legge non vada a gonfiare il deficit e sia pagata senza grandi aumenti delle tasse. Ora, però, c’è quanto meno il loro impegno a votarla.
Biden ha partecipato alla trattativa, spingendo fino all’ultimo i compagni di partito all’approvazione, e poi ha celebrato il successo come un momento trasformativo dell’America. Già ieri mattina aveva ricevuto una buona notizia, quando si è saputo che nel mese di ottobre l’economia Usa ha creato 531.000 posti di lavoro, assai più delle attese. La sua speranza ora è che tra i soldi pompati dal pacchetto per le infrastrutture fisiche, e quelli in arrivo con le infrastrutture umane, la percezione degli elettori sulla sua leadership cambi, le elezioni midterm del 2022 non si rivelino il disastro annunciato dalla Virginia, e quelle presidenziali del 2024 non riaprano la porta a Trump o a qualche nuova forma di trumpismo.