Emirati arabi uniti, via al nuovo codice civile: ora i non musulmani potranno sposarsi e divorziare non in base alla sharia
di Sharon Nizza , di Sharon NizzaTEL AVIV – Nuova riforma del codice civile negli Emirati Arabi Uniti (Eau): Khalifa bin Zayed al-Nahyan, presidente della confederazione dei sette emirati e reggente di Abu Dhabi, ha emanato un decreto che disciplina le questioni relative allo stato personale dei non musulmani nell’emirato. La nuova normativa permetterà ai non musulmani di contrarre matrimonio, divorziare e regolamentare le questioni relative all’affidamento congiunto dei figli e all’eredità secondo il diritto civile e non sui principi della sharia, la legge islamica, fonte principale del diritto nella confederazione.
Il decreto è volto a “migliorare la posizione e la competitività globale dell’emirato come una delle destinazioni più attraenti per talenti e competenze”, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa statale Wam che ha diffuso la notizia. Ad Abu Dhabi verrà istituito un nuovo tribunale per le questioni familiari no…
TEL AVIV – Nuova riforma del codice civile negli Emirati Arabi Uniti (Eau): Khalifa bin Zayed al-Nahyan, presidente della confederazione dei sette emirati e reggente di Abu Dhabi, ha emanato un decreto che disciplina le questioni relative allo stato personale dei non musulmani nell’emirato. La nuova normativa permetterà ai non musulmani di contrarre matrimonio, divorziare e regolamentare le questioni relative all’affidamento congiunto dei figli e all’eredità secondo il diritto civile e non sui principi della sharia, la legge islamica, fonte principale del diritto nella confederazione.
Il decreto è volto a “migliorare la posizione e la competitività globale dell’emirato come una delle destinazioni più attraenti per talenti e competenze”, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa statale Wam che ha diffuso la notizia. Ad Abu Dhabi verrà istituito un nuovo tribunale per le questioni familiari non musulmane, che opererà sia in inglese che in arabo. Tra le novità introdotte nella riforma: le coppie non musulmane ad Abu Dhabi ora potranno sposarsi “in base alla volontà sia del marito che della moglie”, ossia senza la necessità di ottenere il consenso del wali (la figura del “custode” della donna prevista dalla sharia). Inoltre, per chiedere il divorzio, non sarà più necessario dimostrare un “danno” subito da uno dei coniugi.
Si tratta dell'ultima di una serie di aperture giuridiche intraprese dagli Emirati per mantenere il proprio vantaggio competitivo come hub commerciale regionale. L’anno scorso, era stato dato il via libera a un pacchetto di riforme che aveva aperto alla convivenza per le coppie non sposate, depenalizzando i rapporti sessuali prematrimoniali, ridotto le restrizioni sul consumo di alcool, e stabilito pene più severe per i delitti d'onore e le molestie sessuali.
A gennaio invece era stato introdotto uno spiraglio alla severa normativa sulla cittadinanza in vigore nel Paese, per cui gli Emirati per la prima volta aprivano alla possibilità di naturalizzare stranieri “di talento” e le loro famiglie, ossia persone – selezionate esclusivamente dai regnanti – che “con le loro competenze portano un valore aggiunto” alla federazione del Golfo.
Gli stranieri costituiscono una parte fondamentale della forza lavoro negli Emirati, dove solo circa l’11% della popolazione è formato da cittadini locali. La nazionalità predominante nel Paese è quella indiana (quasi il 25% dei residenti).
Le misure sono viste come un modo per lo Stato del Golfo di rendersi più attraente agli investimenti esteri, specie nell’anno in cui gli Emirati ospitano l’Expo 2020 di Dubai sotto lo slogan “connettere le menti, creare il futuro”. Altra recente riforma critica direttamente volta a facilitare la vita degli investitori stranieri nel Paese riguarda l’abolizione dell’obbligo di avere una maggioranza emiratina nell’assetto societario (ad eccezione dei settori ad impatto strategico sull’economia degli Eau, come petrolio e gas).
“Per essere un attore globale, che abbraccia opportunità di prosperità economica per i nostri cittadini e contribuisce al progresso globale e alla comprensione reciproca, dobbiamo rompere le barriere rivalutando e ridefinendo le nostre posizioni culturali, economiche e politiche”, aveva affermato al quotidiano emiratino The National Saeed Al Hebsi, altro funzionario del ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale emiratino dopo il primo set di riforme l’anno scorso.
Proprio lo stesso giorno dell’annuncio delle ultime riforme, l’Associazione delle Comunità Ebraiche del Golfo (Agjc) - un ente che riunisce ebrei in Bahrein, Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, nato a seguito degli Accordi di Abramo dell’anno scorso – ha lanciato un sito internet di “incontri romantici” per gli esponenti delle comunità ebraiche che stanno vivendo un revival senza precedenti. “Vediamo sempre più giovani ebrei single trasferirsi in questi Paesi con l'interesse di stabilire radici permanenti nella regione”, ha affermato il presidente dell'Agjc Ebrahim Dawood Nonoo, che guida la piccola comunità ebraica autoctona del Bahrein. Proprio a Manama si è celebrato il mese scorso il primo matrimonio ebraico alla luce del sole in oltre 50 anni.