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(reuters)

Cop26, pizze notturne, cordate e compromessi: così lavorano nell'ombra gli infaticabili sherpa. Un accordo sul clima dipende da loro

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GLASGOW. La vita da sherpa è dura. È un lavoro oscuro, complesso, estenuante, in cui serve estrema pazienza, diplomazia e continua cura dei dettagli. Qualità più che mai utili in questa Cop26, dalla quale i leader sono andati via già a inizio settimana. Ma che continua senza sosta grazie a questi infaticabili negoziatori, anche nell’unico giorno ufficiale di pausa, ossia oggi, di qui alla fine del summit prevista per venerdì prossimo.

Ma si andrà oltre. Perché sono gli sherpa, il cui nome deriva dagli “angeli custodi dell’Himalaya” di etnia tibetana che fanno da guida sulle cime più impervie e tempestose, a tessere minuziosamente la tela di ogni accordo multilaterale e diplomatico, come in questa Cop26 di Glasgow, dove si cercherà di trovare una sintesi e un compromesso accettabile nella lotta al cambiamento climatico tra il blocco dei Paesi occidentali e quello dei due pesi massimi asiatici…

GLASGOW. La vita da sherpa è dura. È un lavoro oscuro, complesso, estenuante, in cui serve estrema pazienza, diplomazia e continua cura dei dettagli. Qualità più che mai utili in questa Cop26, dalla quale i leader sono andati via già a inizio settimana. Ma che continua senza sosta grazie a questi infaticabili negoziatori, anche nell’unico giorno ufficiale di pausa, ossia oggi, di qui alla fine del summit prevista per venerdì prossimo.

Ma si andrà oltre. Perché sono gli sherpa, il cui nome deriva dagli “angeli custodi dell’Himalaya” di etnia tibetana che fanno da guida sulle cime più impervie e tempestose, a tessere minuziosamente la tela di ogni accordo multilaterale e diplomatico, come in questa Cop26 di Glasgow, dove si cercherà di trovare una sintesi e un compromesso accettabile nella lotta al cambiamento climatico tra il blocco dei Paesi occidentali e quello dei due pesi massimi asiatici, l’India e la Cina. 

Gli sherpa, ossia nel gergo diplomatico i capo-negoziatori dei singoli Paesi che rispondono direttamente al presidente o al primo ministro e vennero “istituiti” dal presidente francese Giscard d’Estaing negli anni Settanta durante un incontro informale con i pari di Italia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, hanno una vita complicata, come già visto nel G20 e soprattutto in questa Cop. Negoziati continui tra le parti (soprattutto Paesi ma anche ong e società civile), a tratti infiniti, una valanga di telefonate, videochiamate e (finalmente) i vecchi incontri ritornati in presenza.

In teoria però, al vertice del clima di Glasgow sono vietati gli assembramenti. E dunque anche quelle ammucchiate delle ultime ore in questo tipo di summit, in cui spesso si raggiunge un’intesa in extremis, o si tira un coniglio dal cilindro, o si cede su un punto specifico, anche per la pressione a tratti “fisica” degli altri negoziatori. In pratica, potrebbe accadere lo stesso, nonostante le restrizioni anti Covid alla Cop26, perché mai come oggi è fondamentale trovare un punto di caduta sul clima che possa essere la base di futuri negoziati ancora più ambiziosi.

Gli sherpa, nel loro lavoro certosino e incessante, tra panini, pizze a domicilio e riunioni che soprattutto in eventi come la Cop26 vanno avanti per tutta la notte prima del cambio del vice e del collega per riposare qualche ora, raramente hanno le luci della ribalta. A Glasgow negoziano in anonime stanze stile container. Ma qualche volta capita anche questo. Come quando l’ex presidente americano Jimmy Carter lodò pubblicamente il suo consigliere alla Casa Bianca, Henry Owen, nel 1977: “Il tuo straordinario talento ha fatto la differenza. Grazie per avermi fatto fare bella figura”. Oppure, lo sherpa tedesco Bernd Pfaffenbach, nel 2007 finì addirittura a suonare la chitarra sul palco con Bob Geldof, dopo molti negoziati anche con la ong di quest’ultimo alla vigilia del G7 di quell’anno. 

Inoltre, a complicare la trama dei negoziati per l’Italia guidati da Federica Fricano, ci sono anche le alleanze sottotraccia tra Paesi e, consequenzialmente, tra sherpa. Per esempio la spagnola Teresa Ribera pare il trait d’union dei Paesi europei. La prima ministra del Bangladesh invece, Sheik Hasina, con i suoi sherpa è a capo di un’alleanza di nome Climate Vulnerable Forum che raccorda molti Paesi in via di sviluppo minacciati dal Climate Change, rappresentando circa un miliardo di persone nel mondo. Oppure Ayman Shasly, lo sherpa dell’Arabia Saudita, che ha una grande influenza anche su altri Paesi del Golfo.

Infine, c’è lo sherpa forse più importante di tutti. Se non altro, perché il suo leader, il presidente Xi Jinping, non si è fatto proprio vedere a Glasgow. Si chiama Xie Zhenhua, ed è il caponegoziatore e inviato cinese sul clima. Anche Pechino fa parte di diversi blocchi di alleanze alla Cop26, come ricorda la Bbc, tra cui quella del "Gruppo dei 77” insieme a molti Paesi in via di sviluppo, ma anche “Like Minded” con Arabia Saudita e India per altri interessi energetici. 

Xie è un personaggio molto più complesso di quanto si pensi e non è solo un passacarte di Pechino. In realtà, questo 72enne è un veterano di summit come la Cop26. Era andato in pensione ma è stato richiamato in fretta e furia perché alla Cop di Parigi cinque anni fa era stato decisivo nel raggiungere un compromesso storico con il resto del mondo. Xie, tuttavia, esprime la linea di Pechino, ovvero: non spostarsi troppo dagli accordi di Parigi, implementare quelli, e continuare a emettere diossido di carbonio fino al 2030 e raggiungere la neutralità solo nel 2060. Ma come sostiene Laurent Fabius, il presidente della Cop di Parigi nel 2016, in questi vertici “le sorprese all’ultimo sono sempre possibili”. Anche grazie, o soprattutto, agli sherpa.