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Daniel Ortega con la moglie e vicepresidente Rosario Murillo (afp)

Nicaragua, voto farsa: la coppia inossidabile Ortega-Murillo resta al potere. Biden: "Una pantomima"

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Un presidente eterno, il simbolo dell’immortalità politica. Dal 2007, ad ogni costo e con ogni mezzo. Arrestando i suoi avversari, costringendo all’esilio ex amici dissidenti, chiudendo con la forza giornali e tv, sbattendo in carcere chi protesta e sparando su chi chiede notizie degli scomparsi. Daniel Ortega si avvia a conquistare il suo quarto mandato alla guida del Nicaragua dopo una giornata elettorale segnata da un’astensione storica. Gli ultimi sondaggi lo davano con un 19 per cento dei consensi ma a tarda notte, con i seggi chiusi, gruppi di militanti e fedelissimi scendevano in piazza sventolando le bandiere del partito al potere e festeggiavano la vittoria. 


 
Il Consiglio S…

Un presidente eterno, il simbolo dell’immortalità politica. Dal 2007, ad ogni costo e con ogni mezzo. Arrestando i suoi avversari, costringendo all’esilio ex amici dissidenti, chiudendo con la forza giornali e tv, sbattendo in carcere chi protesta e sparando su chi chiede notizie degli scomparsi. Daniel Ortega si avvia a conquistare il suo quarto mandato alla guida del Nicaragua dopo una giornata elettorale segnata da un’astensione storica. Gli ultimi sondaggi lo davano con un 19 per cento dei consensi ma a tarda notte, con i seggi chiusi, gruppi di militanti e fedelissimi scendevano in piazza sventolando le bandiere del partito al potere e festeggiavano la vittoria. 


 
Il Consiglio Supremo Elettorale ha divulgato i primi risultati parziali che assegnano il 75 per cento dei voti a Ortega con una partecipazione del 65 per cento. Ma si tratta di dati che contrastano con altre rilevazioni indipendenti. L’organizzazione Urnas Abiertas, tra le pochissime ammesse a seguire le presidenziali, riporta quanto dicono i 1.450 osservatori sparpagliati nei seggi del paese: l’astensione è stata dell’81,5 per cento. Ed è su queste percentuali così estreme che si gioca la partita giudicata una “farsa” dall’opposizione e dalla comunità internazionale. Senza media e osservatori difficile stabilire la verità. I pochi giornalisti accreditati descrivono un clima di paura e di tensione. 
 
Colpiva il contrasto fra quanto asseriva il regime, tramite i suoi apparati, e le immagini trasmesse dai media amici. Si raccontava l’entusiasmo della gente accorsa ai seggi per esercitare il diritto al voto mentre video e foto immortalavano il deserto alle urne. Tutto lascia pensare che i nicaraguensi abbiano aderito all’appello al boicottaggio. Studenti, imprenditori, intellettuali, uomini d’affari e persino di chiesa, si sono uniti sotto l’unico vessillo di libertà ancora a disposizione: restare a casa, in silenzio, senza fare nulla. Mostrare alla coppia regale Ortega-Murillo (la fisrt lady), ex guerriglieri diventati tiranni peggiori di quello contro cui avevano combattuto, che la stragrande maggioranza del paese non è disposta ad avallare un progetto politico svuotato che sopravvive solo con il terrore.

Gli Usa bollano il voto come una “pantomima”; Joe Biden  annuncia una campagna internazionale contro il sandinismo. “Assieme ad altri membri della comunità internazionale”, ha detto il presidente Usa, “utilizzeremo tutti gli strumenti diplomatici e economici a disposizione per aiutare il popolo nicaraguense”.
 
Il regime ha fatto di tutto per nascondere la protesta silenziosa. Ha perfino abolito la ley seca che vieta la vendita e somministrazione di alcolici durante la giornata elettorale. Si volevano animare vie e piazze e lasciare aperti bar e botteghe. Ma intanto si procedeva ad altri 21 arresti in nove Dipartimenti del paese. Quattro dei fermati sono stati scarcerati, altri 17 restano dentro. Non sono certo i primi. Basta aprire la pagina online de La Prensa, il più antico e diffuso quotidiano del Nicaragua, oggi costretto a chiudere e portato avanti dal vicino Costa Rica, per capire cosa è accaduto nell’ultimo anno nel paese centroamericano. I sette candidati a presidente, avversari di Ortega, sono stati arrestati, i partiti dell’opposizione cancellati dalle liste elettorali o messi al bando. Altri 32 leader oppositori, tra docenti universitari, contadini, imprenditori, giornalisti, editori, banchieri, avvocati, dissidenti sandinisti, sono in carcere. La maggioranza è accusata di “cospirazione” e “tradimento della Patria”, ma alcuni anche di riciclaggio di denaro. Sono sotto processo, nessuno ha potuto vedere o parlare con un avvocato. 
 


Ci sono ancora 130 prigionieri politici che hanno partecipato alle manifestazioni di protesta del 2018, quando la repressione di Ortega ha provocato oltre 300 morti. Quasi ventimila persone sono riparate in Costa Rica dove hanno chiesto asilo. Per la prima volta non sono stati invitati osservatori internazionali. “Vergognosi”, li definì Ortega in un discorso davanti al congresso del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale il 4 giugno del 2016. “L’osservazione è finita, da oggi in poi che vadano a controllare altrove”. Il vuoto, per garantirsi il potere a vita. 
 
Daniel Ortega governa ininterrottamente da 14 anni. Da due mesi ha nominato copresidente sua moglie Rosario Murillo. Non hanno avuto un ruolo decisivo nella rivoluzione che ha messo fine alla dittatura di Anastacio Somoza. Sono sempre state figure marginali, prive di spessore, ricordate solo per delle azioni più di sabotaggio che di conquista militare. Nel silenzio, anonimi, restando nelle seconde file, hanno atteso il momento migliore. Si sono blindati per diventare oggi padroni del paese.