Audrey Azoulay, la donna dei due mondi che sta rivoluzionando l'Unesco
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - L'Unesco conferma alla guida Audrey Azoulay, riuscita nel piccolo miracolo di risollevare le sorti dell'organismo che celebra i suoi settancinque anni. Quando venne nominata a sorpresa nel 2017, l'ex ministra francese della Cultura aveva ereditato un carrozzone sull'orlo della bancarotta, in crisi di identità, da cui erano partiti in polemica Usa e Israele accusando l'Unesco di parzialità nel conflitto mediorientale. Azoulay aveva spiegato di voler pacificare le divisioni geopolitiche che indebolivano l'agenzia delle Nazioni Unite per l'istruzione, la scienza e la cultura. E quindi smorzare le tensioni legate alla decisione dell'Unesco, nel 2011, di integrare tra gli Stati membri anche la Palestina.
PARIGI - L'Unesco conferma alla guida Audrey Azoulay, riuscita nel piccolo miracolo di risollevare le sorti dell'organismo che celebra i suoi settancinque anni. Quando venne nominata a sorpresa nel 2017, l'ex ministra francese della Cultura aveva ereditato un carrozzone sull'orlo della bancarotta, in crisi di identità, da cui erano partiti in polemica Usa e Israele accusando l'Unesco di parzialità nel conflitto mediorientale. Azoulay aveva spiegato di voler pacificare le divisioni geopolitiche che indebolivano l'agenzia delle Nazioni Unite per l'istruzione, la scienza e la cultura. E quindi smorzare le tensioni legate alla decisione dell'Unesco, nel 2011, di integrare tra gli Stati membri anche la Palestina.
In questa complessa ricucitura la direttrice generale aveva un vantaggio personale: conosce bene il complicato mosaico del Medio Oriente. Nata a Parigi nel 1972, è cresciuta in una famiglia ebrea marocchina. Suo padre, André Azoulay, è stato a lungo consigliere del re marocchino Hassan II e poi di suo figlio Mohammed VI, occupando un ruolo di pontiere tra il mondo arabo-musulmano e le comunità ebraiche. L'abilità diplomatica della direttrice generale dell'Unesco ha permesso di tessere negoziati tra Paesi della regione sulle questioni più sensibili, come il patrimonio di Gerusalemme. Azoulay non ha esitato a sospendere scelte troppo divisive. E ora la sua rielezione trionfale, senza altri concorrenti rispetto ai nove candidati del 2017, è un "messaggio di unità e fiducia" come ha sottolineato il consiglio direttivo.
Non a caso, per la prima volta da tempo, si parla di un possibile ritorno degli Stati Uniti dentro l'Unesco. "Ci sono segnali positivi" confida una fonte dell'entourage di Azoulay. I contatti con Washington sono in corso. Un ritorno degli Usa permetterebbe di bilanciare il crescente coinvolgimento della Cina. Pechino è diventato il maggior contributore regolare dell'Unesco, con un'influenza crescente nell'agenzia come testimonia il partenariato tra Unesco e Huawei e il dibattito su un eventuale trasloco a Shangai dell'Ufficio internazionale dell'educazione. Il 15,5% del bilancio dell'agenzia Onu viene dalla Cina, con un aumento del 3% durante il mandato di Azoulay. A seguire ci sono Giappone (11%), Germania (7,9%), Regno Unito (5,9%), Francia (5,7%) e Italia (4,3%).
La raccolta fonti e l'operazione Mosul
Nel risanamento finanziario dell'Unesco, Azoulay ha lavorato molto alla ricerca di nuovi fondi. I contributi volontari sono aumentati del 50% durante il suo primo mandato, in particolare su progetti specifici come la ricostruzione di Mosul dopo la guerra contro lo Stato islamico. Nel 2017 Azoulay ha lanciato un appello alla mobilitazione internazionale, raccogliendo oltre 100 milioni di dollari su progetti trasversali che vanno dai beni culturali all'istruzione, dalla scienza all'informazione. Lo stesso approccio è stato ripetuto a Beirut, in seguito all'esplosione dell'estate 2020. Azoulay è arrivata nella capitale libanese qualche settimana dopo e ha lanciato progetti per la ricostruzione di un centinaio di scuole, ma non solo. L'Unesco si è occupata di dare nuovi strumenti di lavoro agli insegnanti, coordinando raccolte di libri, producendo un programma radiofonico con i giovani per combattere la disinformazione.
Dall'inizio della pandemia, Azoulay ha schierato l'Unesco nella difesa dell'istruzione. Durante la chiusura delle scuole per i vari lockdown, l'agenzia ha investito nello sviluppo di piattaforme per la didattica a distanza e la formazione digitale degli insegnanti. Per il suo secondo mandato, Azoulay vuole continuare a sostenere l'istruzione e scienza per rispondere al pericolo climatico: la direttrice generale ha fissato l'obiettivo di raddoppiare entro 2030 la superficie delle terre protette e dei siti classificati. Azoulay punta anche alla sfida della rivoluzione tecnologica e digitale, in particolare aprendo un dibattito globale sulla trasparenza delle piattaforme, degli algoritmi e sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale.
Partendo dagli esempi di Mosul e Beirut, l'Unesco consolidarsi come forza di pronto intervento, capace di intervenire rapidamente dopo un disastro o un conflitto. Azoulay ama ricordare che uno degli obiettivi dell'istituzione creata all'indomani della seconda guerra mondiale era promuovere la pace attraverso il rispetto della diversità culturale e la cooperazione internazionale nei campi dell'educazione, della cultura e della scienza. "È nella mente degli uomini e delle donne che devono essere costruite le difese della pace", proclama il preambolo prima della nascita formale dell'Unesco nel novembre 1946.