Etiopia, stretta sull'Onu: arrestati dipendenti delle Nazioni Unite
di Raffaella Scuderi , di Raffaella ScuderiLa situazione in Etiopia degenera di giorno in giorno. Aumentano violenza, odio, arresti arbitrari e la popolazione è sempre più allo stremo. Almeno 16 funzionari delle Nazioni Unite, tigrini, sono agli arresti nella capitale Addis Abeba "per complicità con i terroristi". Settantadue autisti del World Food Programme, anche loro tigrini, sono stati arrestati nel Nord del Paese. Diciassette tra sacerdoti e impiegati di un centro per l'istruzione gestito dai Salesiani, sono "stati presi senza ragione e deportati in un luogo sconosciuto".
La regione settentrionale del Tigray è in guerra da un anno col governo federale di Abiy Ahmed con conseguenze umanitarie drammatiche: migliaia di morti, milioni di sfollati e l'ombra della carestia per il mancato accesso degli aiuti umanitari.
Nel giorno che ha segnato un anno da inizio conflitto, il 3 novembre, il premier Abiy ha dichiarato lo stato d'emergenza chiamando alle armi tutt…
La situazione in Etiopia degenera di giorno in giorno. Aumentano violenza, odio, arresti arbitrari e la popolazione è sempre più allo stremo. Almeno 16 funzionari delle Nazioni Unite, tigrini, sono agli arresti nella capitale Addis Abeba "per complicità con i terroristi". Settantadue autisti del World Food Programme, anche loro tigrini, sono stati arrestati nel Nord del Paese. Diciassette tra sacerdoti e impiegati di un centro per l'istruzione gestito dai Salesiani, sono "stati presi senza ragione e deportati in un luogo sconosciuto".
La regione settentrionale del Tigray è in guerra da un anno col governo federale di Abiy Ahmed con conseguenze umanitarie drammatiche: migliaia di morti, milioni di sfollati e l'ombra della carestia per il mancato accesso degli aiuti umanitari.
Nel giorno che ha segnato un anno da inizio conflitto, il 3 novembre, il premier Abiy ha dichiarato lo stato d'emergenza chiamando alle armi tutta la popolazione. Da quel momento sono centinaia le testimonianze che denunciano la scomparsa o l'arresto di parenti o amici di etnia tigrina. La portavoce del Primo ministro, Billene Seyloum, intervenuta ieri alla Cnn, si è limitata a dire "indagheremo".
Le forze tigrine qualche giorno fa, alleate con l'Oromo Liberation Army, Ola, hanno conquistato due città nevralgiche sulla via per Gibuti, unico sbocco al mare del Paese, e si sono dette pronti a marciare sulla capitale "se Abiy non ritira l'assedio dal Tigray". Oggi, le poche fonti sul posto, riferiscono di un'avanzata delle truppe federali "che avrebbero accerchiato il Tdf (le forze di difesa tigrine)", nella regione di Amhara, una delle regioni insieme ad Afar, coinvolte nella guerra.
Funzionari Onu arrestati
"Alcuni di loro sono stati prelevati dalle loro case", ha detto una delle fonti, mentre una portavoce delle Nazioni Unite a Ginevra ha affermato che le richieste per il loro rilascio sono state presentate al ministero degli Esteri etiope. L'Onu ha confermato l'arresto di 16 suoi dipendenti tigrini ad Addis Abeba. I gruppi per i diritti umani hanno accusato il governo di aumentare gli arresti arbitrari sulla base dell'appartenenza etnica. Migliaia di persone sono state detenute dalla scorsa settimana. A loro si aggiungono 72 membri del personale del Programma alimentare mondiale (Pam), arrestati dalle forze federali e attualmente detenuti nella città di Semera, capoluogo della regione settentrionale etiope di Afar. Lo ha confermato un portavoce delle Nazioni Unite, secondo il quale le persone fermate sono tutti conducenti del Pam.
Il dipartimento di Stato Usa ha condannato gli arresti: "Le molestie e la detenzione da parte delle forze di sicurezza sulla base dell'etnia sono completamente inaccettabili", ha detto ai giornalisti il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price.
L'ultimo rapporto Amnesty: "Donne stuprate dai tigrini"
I combattenti del Tigray hanno violentato, picchiato e derubato diverse donne, lo scorso agosto, nella regione di Amhara. La denuncia è di Amnesty International che ha raccolto le testimonianze di 16 donne che hanno raccontato di essere state vittime di abusi da parte dei combattenti del Tplf, al loro passaggio nella città amhara di Nifas Mewcha, tra il 12 e il 21 agosto. Gli aggressori sono stati identificati come tigrini per il loro accento e per gli insulti etnici che usavano. Altri, invece, hanno espressamente detto di essere membri del Fronte Tplf. Quattordici delle 16 donne hanno detto di essere state stuprate in gruppo. Per gli autori del report, gli abusi descritti si possono considerare crimini di guerra e, potenzialmente, anche contro l'umanità.
Getachew Reda, il portavoce del Tplf ha dichiarato a Reuters di non aver ancora letto il rapporto di Amnesty, ma ha aggiunto: "Prendiamo molto sul serio tali accuse e siamo pronti a condurre un'indagine indipendente".
L'intervista di Cnn ai due fronti del conflitto
Dopo due giorni di polemiche su un servizio della Cnn che dava "i ribelli tigrini alle porte della capitale", i due portavoci, Tplf e governo etiope, Getachew Reda e Billene Seyloum, si sono collegati in due diversi momenti dall'Etiopia. Becky Anderson, la conduttrice Cnn ha chiesto a Seyloum un'opinione sui toni violenti del premier Abiy in aperta contraddizione con le parole contro la guerra che lui pronunciò quando gli fu consegnato il Nobel della Pace nel 2019. "Seppelliremo questo nemico con il nostro sangue e le nostre ossa", aveva detto Abiy lo scorso 3 novembre. "La chiamata alle armi alla popolazione etiope per difendere la sua città e comunità - ha risposto la portavoce - fa parte della responsabilità costituzionale del governo verso qualsiasi tipo di attacco".
Seyloum ha anche apertamente accusato la Cnn, il New York Times, il Washington Post e la Reuters, di fake news sull'assedio alla capitale e di aver contribuito all'"isteria".
Reda ha negato qualsiasi accusa ai suoi combattenti di abusi e torture denunciate da diverse associazioni umanitarie. E ha ribadito: "Noi non siamo interessati al potere. Abiy sta uccidendo la nostra gente, i nostri bambini. Chiediamo la revoca dello stato d'assedio nel Tigray".
I mediatori
L'Alto rappresentante dell'Unione africana per il Corno d'Africa, il nigeriano Olusegun Obasanjo, intervenendo alla riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dopo i suoi colloqui con Abiy e l'ex presidente del Tigray, Debretsion Gebremichael, si è detto convinto che esista "ancora una piccola finestra di opportunità per risolvere il conflitto, sebbene questa stia per scadere". "La finestra è molto piccola e il tempo è breve per qualsiasi intervento", ha affermato Obasanjo, che ha evidenziato che "tutti i leader in Etiopia sono consapevoli che le loro differenze individuali sono politiche e, in quanto tali, richiedono una soluzione politica attraverso il dialogo", e ha quindi esortato il Consiglio a sollecitare il governo federale e il Tplf a impegnarsi in un dialogo politico "senza precondizioni" e a chiedere un cessate il fuoco "immediato e globale".