Israele, il comitato degli esperti dà l'ok al vaccino per la fascia 5-11 anni. Mega esercitazione di Stato contro la "variante letale Omega"
di Sharon Nizza , di Sharon NizzaTEL AVIV - Al via in Israele la vaccinazione dei più piccoli: il comitato degli esperti per il contrasto delle pandemie ha approvato ieri sera a stragrande maggioranza (73 contro 2) l’inoculazione anti-Covid anche per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Gli esperti hanno inoltre raccomandato (64 consensi) di non attendere una nuova ondata di pandemia per iniziare la campagna, che infatti inizierà nell’arco di dieci giorni, dopo la ratifica della misura da parte del direttore generale del ministero della Salute prevista a stretto giro.
Tra le questioni ancora aperte che verranno discusse in una nuova riunione del comitato vi sono l’intervallo tra le inoculazioni (ma sembra delinearsi lo stesso protocollo vaccinale degli adulti) e la vaccinazione dei bambini guariti. Inoltr…
TEL AVIV - Al via in Israele la vaccinazione dei più piccoli: il comitato degli esperti per il contrasto delle pandemie ha approvato ieri sera a stragrande maggioranza (73 contro 2) l’inoculazione anti-Covid anche per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Gli esperti hanno inoltre raccomandato (64 consensi) di non attendere una nuova ondata di pandemia per iniziare la campagna, che infatti inizierà nell’arco di dieci giorni, dopo la ratifica della misura da parte del direttore generale del ministero della Salute prevista a stretto giro.
Tra le questioni ancora aperte che verranno discusse in una nuova riunione del comitato vi sono l’intervallo tra le inoculazioni (ma sembra delinearsi lo stesso protocollo vaccinale degli adulti) e la vaccinazione dei bambini guariti. Inoltre, 68 esperti hanno votato a favore della “raccomandazione” delle autorità ai genitori affinché vaccinino i figli.
“Come per gli adulti, nessuno è obbligato a vaccinarsi, ma il comitato degli esperti ha chiaramente espresso una forte raccomandazione in questo senso”, dice a Repubblica il professor David Greenberg, direttore del dipartimento pediatrico di malattie infettive dell’Ospedale Soroka di Beer Sheva e membro del comitato. Una delle considerazioni principali che hanno guidato gli esperti è stata dettata dagli effetti del Long Covid sui più piccoli, esaminando i dati rilevati dalle diverse cliniche specializzate nel trattamento dei sintomi a lungo termine del coronavirus aperte quest’anno in quasi tutti i centri medici israeliani. Secondo i dati dell’ospedale pediatrico Schneider, dei 160 minorenni che si sono rivolti alla clinica Long Covid, nessuno tra questi era vaccinato e il 30% aveva tra i 5 e gli 11 anni.
Il ministero della Salute dovrà inoltre stabilire le modalità di applicazione del Green pass per questa fascia di età. “Vogliamo che i genitori prendano la decisione giusta non in virtù di considerazioni economiche: per questo i tamponi continueranno a essere sovvenzionati”, ha detto il professor Nahman Ash, direttore generale del ministero. Attualmente, il certificato verde è applicabile dai 12 anni e per i non vaccinati o guariti è ottenibile con la presentazione di un tampone negativo, ma a carico del cittadino. Anche all’epoca dell’autorizzazione alla vaccinazione dei bambini tra i 12 e i 17 anni a giugno, i tamponi sono rimasti sovvenzionati per questa categoria di età per tre mesi. Si presuppone che questo sarà il modello che il Paese adotterà nuovamente: ampia campagna di informazione e sensibilizzazione e in un secondo momento stretta sulla certificazione verde.
Nei vari sondaggi pubblicati in vista della campagna, emerge una spaccatura nell’opinione pubblica, con circa il 50% dei genitori israeliani che dichiara di intendere vaccinare i propri figli, e un altro 50% diviso invece diviso a metà tra contrari o indecisi. Tra gli oppositori, circa il 70% basa la propria risposta sulla mancanza di informazioni sull’impatto del vaccino nel lungo termine sugli infanti e un 55% perché il virus non è letale per i più piccoli. A fronte dell’ampia esitazione, il primo dibattito del comitato degli esperti la settimana scorsa è stato tenuto in formula aperta, trasmesso in diretta streaming, con l’intervento di esperti della società civile. La seduta di ieri invece si è svolta a porte chiuse.
In Israele un terzo della popolazione totale (9,3 milioni di abitanti) è sotto i 17 anni e tra questi oltre 1,2 milioni sono nella fascia di età tra i 5 e gli 11 anni (tra cui oltre 200,000 risultano guariti). Gli esperti credono che la vaccinazione dei bambini sia la chiave per il raggiungimento dell’immunità di gregge nel Paese.
A fronte del calo di tutti i parametri epidemiologici che indicano come Israele abbia superato la quarta ondata con un’ampia campagna di somministrazione della terza dose di vaccino avviata ad agosto, da oggi decadono alcune restrizioni: non saranno più necessarie le mascherine negli eventi all’aperto con oltre 100 partecipanti e il green pass non sarà richiesto per eventi fino a 1000 partecipanti all’aperto e 100 al chiuso. Nei giorni scorsi, Israele ha anche aperto le porte ai turisti (solo vaccinati) per la prima volta dall’inizio della pandemia.
Tuttavia, il governo continua a trasmettere grande cautela rispetto a una possibile nuova ondata. Oggi si terrà la prima esercitazione nazionale – “precedente mondiale” dichiara l’ufficio del primo ministro Naftali Bennett - per testare la prontezza del Paese di fronte allo scenario di una possibile letale variante “Omega”. “Abbiamo sconfitto la quarta ondata, ma al tempo stesso guardiamo sempre al futuro e ci prepariamo per il futuro”, ha detto Bennett.
Il premier supervisionerà l’esercitazione dalla ‘situation room’ centrale del governo a Gerusalemme, che sarà guidata dal direttore del dipartimento della Protezione Civile del ministero della Difesa, il generale Moshe Edri, simulando vari scenari che metteranno alla prova i diversi dipartimenti governativi e infrastrutture a ogni livello statale e civile, applicando decisioni incrociate sulle restrizione dei movimenti, gestione delle quarantene, reazione del sistema educativo e sanitario, realizzazione di tamponi in massa e applicazione di protocolli vaccinali.