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In Somalia "Radio Mogadiscio" torna a parlare italiano

L'ambasciatore Alberto Vecchi con il ministro della Cultura, Osman Dubbe 
Grazie a un accordo con l'ambasciata, l'emittente trasmetterà ogni giorno 90 minuti nella nostra lingua. "Siamo fratelli", ci spiega il direttore Abdiaziz Mohamud Guled Afrika. Ma sui social molti somali sono contrari. Per alcuni è uno spreco di risorse, per altri è ancora troppa viva l'eredità del colonialismo
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Una conversazione tra un italiano e un somalo passa sempre da una battuta in italiano e da una sensazione piacevole di lontana parentela che rende subito tutto scorrevole. I somali che conoscono bene l’italiano sono morti. La maggior parte. Ce ne siamo andati nel 1960. Ma Radio Mogadiscio e il nostro ambasciatore, Alberto Vecchi, hanno deciso di ridare vita alla lingua italiana in Somalia. Da inizio 2022, sempre che le vicine elezioni nel Paese non cambino le carte in tavola, l’emittente statale, fondata nel 1951 durante il periodo di Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia, trasmetterà ogni giorno ai suoi 7 milioni di ascoltatori 90 minuti di cultura italiana.

L'annuncio del ministro somalo

“Per la prima volta in 30 anni Radio Mogadiscio trasmetterà in lingua italiana”. L’annuncio è stato pubblicato su Twitter il 7 ottobre dal ministro somalo della Cultura Osman Dubbe, che ha postato la stretta di mano con Alberto Vec…

Una conversazione tra un italiano e un somalo passa sempre da una battuta in italiano e da una sensazione piacevole di lontana parentela che rende subito tutto scorrevole. I somali che conoscono bene l’italiano sono morti. La maggior parte. Ce ne siamo andati nel 1960. Ma Radio Mogadiscio e il nostro ambasciatore, Alberto Vecchi, hanno deciso di ridare vita alla lingua italiana in Somalia. Da inizio 2022, sempre che le vicine elezioni nel Paese non cambino le carte in tavola, l’emittente statale, fondata nel 1951 durante il periodo di Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia, trasmetterà ogni giorno ai suoi 7 milioni di ascoltatori 90 minuti di cultura italiana.

L'annuncio del ministro somalo

“Per la prima volta in 30 anni Radio Mogadiscio trasmetterà in lingua italiana”. L’annuncio è stato pubblicato su Twitter il 7 ottobre dal ministro somalo della Cultura Osman Dubbe, che ha postato la stretta di mano con Alberto Vecchi in seguito all’accordo. Radio ‘Muqdisho’ è un’emittente statale che fino agli anni ’90 si poteva ascoltare in tutta l’Africa orientale. Trasmetteva sia in somalo che in italiano. Dalle sue onde si diffuse, solenne, il 1° luglio del 1960, l’annuncio dell’indipendenza somala a nome del presidente Giovanni Gronchi: “Somali, ho l’onore di presentare il seguente messaggio: Signor presidente, compreso del significato e della portata dell’odierna celebrazione, ho il privilegio di notificarle con sincero compiacimento che l’Italia ha posto termine, alle ore zero di oggi, all’Amministrazione fiduciaria della Somalia affidatale dalle Nazioni Unite il 21 novembre 1949”.

Con l’indipendenza, grazie al sostegno tecnico sovietico, la radio divenne più sofisticata e iniziò a trasmettere anche in lingua amarica ed oromo. È sempre stata lo specchio dei governi e dei regimi che si sono succeduti in Somalia, incluso quello dell’ex sottotenente dei carabinieri, il dittatore Siad Barre. Con la sua caduta nel 1991, il Paese entrò nel periodo più buio della sua storia: una guerra civile che ancora oggi non conosce fine. Radio Mogadiscio interruppe le trasmissioni e le riprese nel 2000. Ma l’italiano era scomparso per sempre.

La perplessità sui social

“Ciao, come stai?” esordisce in italiano al telefono da Mogadiscio Abdiaziz Mohamud Guled Afrika, direttore di Radio Mogadiscio. “Prima del collasso della Somalia nel 1991 l’italiano era una delle 7 lingue in cui trasmettevamo. Ora abbiamo il somali, l’inglese e l’arabo e vogliamo inserirlo di nuovo”. Il progetto è di insegnarlo ai giovani somali. Per questo si stanno formando alcuni studenti di giornalismo all’Università Nazionale Somala (Uns), che faranno da conduttori.

Ma i somali come l’hanno presa? Molti analisti somali hanno storto il naso. "È uno spreco di risorse. A chi interessa - dice il ricercatore Abdinor Dahir a The New Arab - Non fraintendetemi, non sono contrario all'apprendimento di nuove lingue, ma quali opportunità offre l'italiano ai giovani somali che affrontano una forte concorrenza, di fronte alla crescente globalizzazione?”.

Anche sui social gli utenti hanno espresso disappunto. “In cambio di cosa, signor ministro? Perché vogliamo ancora la lingua italiana vista la brutta storia dei colonizzatori italiani in Somalia?” chiede su Twitter l’utente Mo Ali.”In Italia, 'Radio Roma' trasmette in somalo per i nostri compatrioti?”, ribatte Idle Mohamed. E Ahmed Abdihadi: “L'Italia vuole ripristinare il suo soft power nella Somalia meridionale (Somalia italiana). Ma temo che sia troppo tardi. Forse è meglio il turco. E comunque, prima, l'Italia dovrebbe fornire più borse di studio”.

"Siamo fratelli"

Guled Afrika dice invece che i somali sono molto felici di questa iniziativa. “Italiani e somali sono fratelli. Loro sono contenti. La nostra lingua è mista. Abbiamo tante parole che vengono dall’italiano”.

“Ci lavoro da un anno a questo progetto – ci racconta l’ambasciatore Vecchi, l’autore dell’iniziativa  - Si inserisce in un piano più articolato. Da una parte l’insegnamento dell’italiano a Mogadiscio alla Uns. A metà settembre sono cominciati i corsi in italiano. Il vecchio rettore della Uns ha lavorato per anni con le nostre università in seguito al lavoro della nostra Cooperazione. Lui voleva la lingua italiana obbligatoria. E l’anno scorso ce l’abbiamo fatta dopo avere avuto l’ok ai finanziamenti. Il cambio del rettore, con idee diverse, ha fatto saltare tutto”. Ma Vecchi non si è arreso e ha fatto partire le classi su base volontaria: “Si sono iscritti in 350 in pochi giorni”.

Dalle lezioni all’università è nata l’idea di formare gli studenti iscritti alla facoltà di giornalismo per trasmettere in lingua italiana alla radio. “La Cooperazione italiana è entrata subito a bordo ed è iniziato un progetto di sostegno a Radio Mogadiscio per rinnovarne gli studi e per la formazione agli studenti che faranno gli speaker”. Il futuro del progetto è incerto come è incerta la sorte della Somalia che si avvicina alle elezioni in un caos totale. Ma Vecchi lo ha previsto: “Per questa ragione ho fatto una lettera di intenti che mi garantisca una certa continuità”.