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L'Arabia Saudita: "Puntiamo sulla transizione verde ma non possiamo dire addio agli idrocarburi"

Un'immagine della Saudi Green Initiative a Riad 
Alla Cop26 di Glasgow, Riad è sul banco degli accusati: per gli attivisti è capofila fra i Paesi che frenano su un accordo ambizioso. Parla il ministro dell'Economia e della Pianificazione, Faisal bin Fadel bin Mohsen Al-Ibrahim
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Emissioni zero di CO2 entro il 2060. La produzione di 4 milioni di tonnellate di idrogeno verde per il 2030. La leadership in due iniziative regionali del valore di più di 10 miliardi di dollari per combattere il cambiamento climatico. La spinta verde dell'Arabia Saudita ha conquistato i titoli dei giornali di tutto il mondo nelle ultime settimane, ma non è bastata al regno per non finire nel mirino di quelli che accusano Riad di essere fra i Paesi che bloccano un accordo ambizioso alla Cop26 di Glasgow. Faisal bin Fadel bin Mohsen Al-Ibrahim è il ministro dell'Economia e della Pianificazione saudita, in prima fila nelle iniziative che riguardano la diversificazione economica del Paese.

Signor ministro, il suo Paese è il primo produttore mondiale di petrolio: alla luce di questo ci può spiegare il senso della svolta verde e che impatto avrà dalla vostra dipendenza dal petrolio?

"Il cambiamento climatico è una de…

Emissioni zero di CO2 entro il 2060. La produzione di 4 milioni di tonnellate di idrogeno verde per il 2030. La leadership in due iniziative regionali del valore di più di 10 miliardi di dollari per combattere il cambiamento climatico. La spinta verde dell'Arabia Saudita ha conquistato i titoli dei giornali di tutto il mondo nelle ultime settimane, ma non è bastata al regno per non finire nel mirino di quelli che accusano Riad di essere fra i Paesi che bloccano un accordo ambizioso alla Cop26 di Glasgow. Faisal bin Fadel bin Mohsen Al-Ibrahim è il ministro dell'Economia e della Pianificazione saudita, in prima fila nelle iniziative che riguardano la diversificazione economica del Paese.

Signor ministro, il suo Paese è il primo produttore mondiale di petrolio: alla luce di questo ci può spiegare il senso della svolta verde e che impatto avrà dalla vostra dipendenza dal petrolio?

"Il cambiamento climatico è una delle sfide più pressanti che il mondo ha davanti oggi. Richiede azioni collettive ed eque. Siamo pienamente consapevoli dell'impatto che l'impegno ad arrivare a emissioni zero nel 2060 avrà sulla nostra economia, che dipende pesantemente dagli idrocarburi. La transizione a cui aspiriamo è una componente importante del disegno che ha portato a Vision 2030 (il piano di rinnovamento dell'economia saudita lanciato cinque anni fa dal principe ereditario Mohammed bin Salman, ndr.). La nostra trasformazione economica si basa sulla premessa che l'economia saudita deve passare da essere dipendente da un'unica fonte a essere diversificata per rispondere a questa sfida. Ma dobbiamo anche ricordare che nella maggior parte degli scenari futuri gli idrocarburi giocheranno un ruolo di primo piano nel mix energetico".

Quali sono le misure concrete che state prendendo in questa direzione?

"Vision 2030 sta dimostrando di essere il punto di flesso per la trasformazione dell'Arabia Saudita e la sua diversificazione economica. Cinque anni fa abbiamo iniziato a implementare riforme che puntano a farci diventare la 15sima economia del mondo entro il 2030. Le aree primarie di focus sono la diversificazione economica, che punta a far salire la percentuale di prodotto interno lordo non dipendente dal petrolio fino al 65%. Aumentare la partecipazione dei cittadini sauditi alla forza lavoro del regno e gli investimenti stranieri. Stiamo andando avanti, nonostante lo shock subito dall'economia durante la pandemia: la percentuale dei settori non legati al petrolio sul Pil è già al 60% rispetto al 55 del 2016".

E gli idrocarburi?

"Energia e idrocarburi restano comprensibilmente un settore strategico. Anche per gli investitori stranieri: le compagnie di energia internazionali continuano a vedere nell'Arabia Saudita una destinazione di primo piano. L'investimento da 13 miliardi di dollari recentemente annunciato nell'oleodotto Aramco ne è una testimonianza, con investitori americani, asiatici e mediorientali direttamente coinvolti nel consorzio. Ma la spinta delle riforme che stiamo portando avanti punta ad attrarre investimenti stranieri in settori che non siano legati al petrolio"

Nello stesso tempo però siete impegnati nello sviluppo di mega-progetti che non piacciono a chi si occupa di ambiente.

"I megaprogetti sono parte integrante nella nostra trasformazione economica. Neom e The Line (la mega città completamente robotica e la sua derivazione dove non ci saranno auto, ndr.) rappresentano il futuro del regno: porteranno nuovi impieghi, nuovi settori di sviluppo e nuovi investimenti stranieri. Neom sarà alimentata esclusivamente da energie rinnovabili e sarà completamente autosufficiente. Crediamo che il livello di innovazione che è richiesto per costruire e sviluppare questi mega-progetti avrà dei grossi benefici anche per altri settori e aiuterà altre zone del Paese e altri settori dell'economia a crescere".