Parigi, il grande tavolo di Macron e Draghi per far ripartire la Libia
Anais Ginori , Tommaso Ciriaco , Anais Ginori, Tommaso CiriacoPARIGI - Dieci anni dopo la guerra che ha spodestato il regime di Muammar Gheddafi, la Francia organizza una nuova conferenza per stabilizzare la Libia e tentare di blindare il percorso che dovrebbe portare tra poco più di un mese a elezioni democratiche.
Questa volta Emmanuel Macron non ha ripetuto gli errori del passato, come quando appena eletto convocò una conferenza sul futuro del Paese escludendo l'Italia. Da allora la storica rivalità tra Parigi e Roma è stata messa da parte. Non a caso il leader francese ha proposto la co-presidenza della conferenza a Mario Draghi e Angela Merkel, accanto all'Onu e ai rappresentanti della Libia. “Non avremmo mai potuto organizzare questa conferenza senza l'Italia”, ribadiscono all'Eliseo, ricordando l'ottima intesa tra Macron e Draghi ma anche tra i ministri degli Esteri, Jean-Yves Le Drian e Luigi Di Maio, che proprio qualche settimana fa erano insieme a Tripoli.
Anche da Palazzo C…
PARIGI - Dieci anni dopo la guerra che ha spodestato il regime di Muammar Gheddafi, la Francia organizza una nuova conferenza per stabilizzare la Libia e tentare di blindare il percorso che dovrebbe portare tra poco più di un mese a elezioni democratiche.
Questa volta Emmanuel Macron non ha ripetuto gli errori del passato, come quando appena eletto convocò una conferenza sul futuro del Paese escludendo l'Italia. Da allora la storica rivalità tra Parigi e Roma è stata messa da parte. Non a caso il leader francese ha proposto la co-presidenza della conferenza a Mario Draghi e Angela Merkel, accanto all'Onu e ai rappresentanti della Libia. “Non avremmo mai potuto organizzare questa conferenza senza l'Italia”, ribadiscono all'Eliseo, ricordando l'ottima intesa tra Macron e Draghi ma anche tra i ministri degli Esteri, Jean-Yves Le Drian e Luigi Di Maio, che proprio qualche settimana fa erano insieme a Tripoli.
Anche da Palazzo Chigi viene sottolineato “l'approccio coordinato” tra Roma e Parigi nello scenario libico, che fa da sfondo anche a quello nel Sahel dove l'Italia è ormai sempre più coinvolta per le questioni legate a sicurezza e immigrazione.
I due obiettivi
La conferenza di Parigi s'inserisce nella road map per stabilizzare la Libia emersa negli ultimi vertici internazionali, in particolare l'ultimo a Berlino nel giugno scorso. Gli obiettivi sono quindi sostanzialmente due: blindare il voto per le presidenziali previsto il 24 dicembre, e far finalmente partire i mercenari stranieri presenti in Libia.
Italia, Francia e Germania sono unite nel chiedere il rispetto del calendario sul voto. Il processo elettorale, sottolinea, dovrà essere "incontestabile e irreversibile".
Draghi vuole insistere anche sulla questione dei diritti umani in Libia, ponendo la questione dei corridoi umanitari. Anche se il vertice parigino non è la sede per discutere la gestione dei flussi di immigrazione al livello europeo, la presenza di alti dirigenti dell'Ue come Charles Michel e Josep Borrell permetterà di inquadrare il dossier libico nelle tante sfide che pone all'Europa la sponda Sud del Mediterraneo.
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Arrivano gli Usa
Al tavolo sederanno due protagonisti della politica libica già in conflitto su calendario e legge elettorale, ovvero il presidente del Consiglio presidenziale libico, Mohamed Al Menfi, e il primo ministro Abdulhamid Dbeibah. Il premier sarà accompagnato dalla ministra degli Esteri, Najla Mangoush, al centro di uno scontro tra il consiglio presidenziale ed il governo.
Non ci sarà invece il maresciallo Haftar, che ufficialmente non è stato invitato, ma uno dei suoi grandi sostenitori, il presidente egiziano Al Sisi.
Nonostante il rischio di contestazioni e ricorsi che stanno emergendo in Libia - in particolare sul voto “spezzatino” tra un primo turno il 24 dicembre e un secondo turno insieme alle legislative a febbraio -, gli sherpa di Macron sono convinti che esista “un movimento forte in Libia affinché si tengano le elezioni".
A dar man forte agli europei finalmente uniti ci sarà anche l'America. La vicepresidente Kamala Harris parteciperà alla conferenza, segnando in qualche modo il ritorno degli Usa in questo dossier a lungo ignorato da Washington.
La protesta turca
Il ritiro dei mercenari - “diverse migliaia” secondo l'Eliseo, inviati da Russia e Turchia ma non solo - è forse un obiettivo ancora più complicato da raggiungere. La Russia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, mentre la Turchia promette di boicottare il vertice.
La Turchia sarà rappresentata solo dal viceministro degli Esteri, Sedat Onal. È il modo di protestare del presidente turco Recep Tayyip Erdogan contro la presenza nel summit della Grecia. Una scelta che la Francia ha fatto ufficialmente per allargare la conferenza agli “attori regionali”. Parigi ha sviluppato un forte asse con Atene durante le tensioni scoppiate nel Mediterraneo orientale, firmando a settembre un patto bilaterale di Difesa.
Alla conferenza saranno invitati altri Paesi africani che hanno mercenari sul posto, come Niger e Ciad. L'Algeria dovrebbe inviare il ministro degli Esteri e non il presidente Abdelmadjid Tebboune, con cui Macron ha in corso uno scontro diplomatico non ancora ricucito.