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La Turchia espelle 45 rifugiati siriani: "Mangiavano banane in modo provocatorio"

Sono accusati di aver diffuso sui social media video irridenti in risposta a un video virale in cui alcuni turchi se la prendevano con una studentessa siriana: "Vattene, vivete in condizioni migliori di noi che non possiamo neppure permetterci un frutto"
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Quarantacinque siriani e siriane rifugiati in Turchia saranno espulsi per avere mangiato “provocatoriamente” una banana. La provocazione non consiste in nulla di sessualmente allusivo: ad averli fatti finire dritti in galera, e da lì in un centro per la deportazione, sono i video pubblicati sui social con cui replicavano ironicamente a un video -  diventato virale - in cui un turco inferocito accusava una ragazza siriana di poter "comprare banane a chili mentre io non posso permettermi di mangiarne nemmeno una". Dopo averli identificati uno a uno, il Dipartimento per l’immigrazione in Turchia li ha espulsi. Pagano per l’ironia con cui, sui social media, si erano fatti beffe dell’odio razzista esploso il 17 ottobre in un mercato di Istanbul.

La storia inizia proprio lì, davanti a un chiosco di frutta e verdura, davanti alle telecamere di una tv online e al microfono di un giornalista che tasta il polso della gente sulla c…

Quarantacinque siriani e siriane rifugiati in Turchia saranno espulsi per avere mangiato “provocatoriamente” una banana. La provocazione non consiste in nulla di sessualmente allusivo: ad averli fatti finire dritti in galera, e da lì in un centro per la deportazione, sono i video pubblicati sui social con cui replicavano ironicamente a un video -  diventato virale - in cui un turco inferocito accusava una ragazza siriana di poter "comprare banane a chili mentre io non posso permettermi di mangiarne nemmeno una". Dopo averli identificati uno a uno, il Dipartimento per l’immigrazione in Turchia li ha espulsi. Pagano per l’ironia con cui, sui social media, si erano fatti beffe dell’odio razzista esploso il 17 ottobre in un mercato di Istanbul.

La storia inizia proprio lì, davanti a un chiosco di frutta e verdura, davanti alle telecamere di una tv online e al microfono di un giornalista che tasta il polso della gente sulla crisi che attraversa il Bosforo. L’economia è in ritirata, i prezzi alle stelle, la disoccupazione galoppa e come sempre è la povera gente a finire sott’acqua. Con cinque milioni di rifugiati su una popolazione complessiva di 85 milioni, l’obiettivo dell’ira sociale ha un bersaglio facile.

Quando le telecamere inquadrano una studentessa siriana al mercato nel quartiere Esenler, a Istanbul, intorno a lei si forma un capannello di turchi indignati. “Se non ci fosse stata la guerra - dice la ragazza - non saremmo mai dovuti venire qui”. “E allora vai a combattere, smettila di parlare e tornatene nel tuo Paese”, le urla contro una donna cercando di spingerla via anche fisicamente. E un altro inveisce: “Tornatene in Siria, qui sei solo un’ospite, i padroni di casa siamo noi. Eppure voi vivete in condizioni migliori delle nostre. Io non posso nemmeno permettermi una banana mentre voi ne comprate a chili!”.

Ecco perché i social si sono improvvisamente riempiti di banane. Banane antirazziste, ironiche per i siriani che non hanno più una casa e sanno quanto sia dura vivere da “ospiti” in un Paese sempre meno amichevole; banane offensive, irridenti per i turchi che hanno creduto nei sogni di grandezza del loro presidente, Recep Tayyip Erdogan, e ora si trovano a combattere con i paradossi della grandeur di opere pubbliche mentre non riescono neppure più a quadrare il bilancio di casa.

Tik Tok è tutta una risata: banane sbucciate dai ragazzi su un’auto, la banana mangiata da una ragazza per strada, un casco tra le mani di un giovane che lavora al mercato… Un affronto, per il governo che sa di dover tenere bassa la tensione su una questione così difficile da maneggiare. Tre milioni e mezzo dei cinque milioni di rifugiati sono siriani. Cinque anni fa il governo ha pattuito con l’Ue un pacchetto di aiuti del valore di 6,7 miliardi di dollari per contenere l’ondata migratoria verso l’Europa, 4,1 dei quali (3,6 secondo la Turchia) sono già stati versati nelle casse turche.

Una cifra colossale, ma le ambizioni di gloria del presidente Erdogan vanno assai oltre. Il progetto autostradale della North Marmara Highway che contiene l’ultimo ponte costruito sul Bosforo, il monumentale Yavuz Sultan Selim inaugurato nel 2016, vale tre miliardi di dollari. E l’anno scorso Erdogan ha annunciato il piano per la creazione di un canale artificiale che dovrebbe collegare il Mar di Marmara al Mar Nero per liberare il Bosforo dal traffico navale, consentendo di spostare lì 160 navi al giorno: un’opera lunga 45 chilometri che costerà una ventina di miliardi di dollari.

Sogni troppo costosi per scivolare su una buccia di banana. Per tenere bassa la tensione, le autorità turche si sono date da fare per individuare chi postava video irridenti mangiando banane: in pochi giorni ne ha identificati 31, arrestandone 11. L’indagine è proseguita e oggi il Dipartimento per l’immigrazione ne ha tirato le fila: 45 rifugiati "sono stati trasferiti in centri per la deportazione e si trovano attualmente sotto sorveglianza amministrativa". Sono gli autori dei post sui social media, espulsi per avere ironizzato su chi li insulta per la loro provenienza.