Libia, Haftar pronto a presentare la sua candidatura alle elezioni. I "rivoluzionari" di Misurata contro Seif Gheddafi
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroSi sta riscaldando rapidamente la temperatura politica in Libia in vista delle elezioni del 24 dicembre. Domenica ha presentato la sua candidatura Saif al Islam Gheddafi, il figlio del dittatore ucciso il 20 ottobre 2011 a Sirte. E domani mattina dovrebbe presentare il suo nome anche il generale Khalifa Haftar, capo della “Libyan National Army”, la milizia che da anni controlla la Cirenaica e buona parte del Sud del Paese.
Nonostante il fallimento della sua avanzata militare contro Tripoli, Haftar gode nell’Est del Paese di un buon sostegno, e soprattutto è riuscito a mantenere collegamenti e appoggi internazionali che comunque ne fanno uno dei candidati più importanti. Haftar il 23 settembre aveva annunciato di farsi da parte dal comando della Lna, passando i poteri al suo capo di Stato maggiore. Una mossa decisa per rispettare almeno formalmente la legge elettorale libica che prevede che nessuno possa essere candidato se nei tre mesi precedenti ha av…
Si sta riscaldando rapidamente la temperatura politica in Libia in vista delle elezioni del 24 dicembre. Domenica ha presentato la sua candidatura Saif al Islam Gheddafi, il figlio del dittatore ucciso il 20 ottobre 2011 a Sirte. E domani mattina dovrebbe presentare il suo nome anche il generale Khalifa Haftar, capo della “Libyan National Army”, la milizia che da anni controlla la Cirenaica e buona parte del Sud del Paese.
Nonostante il fallimento della sua avanzata militare contro Tripoli, Haftar gode nell’Est del Paese di un buon sostegno, e soprattutto è riuscito a mantenere collegamenti e appoggi internazionali che comunque ne fanno uno dei candidati più importanti. Haftar il 23 settembre aveva annunciato di farsi da parte dal comando della Lna, passando i poteri al suo capo di Stato maggiore. Una mossa decisa per rispettare almeno formalmente la legge elettorale libica che prevede che nessuno possa essere candidato se nei tre mesi precedenti ha avuto incarichi pubblici o incarichi militari.
I problemi del primo ministro Dbeibah
E questo cavillo potrebbe creare problemi a un altro possibile e importante candidato, l’ex gheddafiano Abdelhamid Dbeibah, attuale primo ministro. Dbeibah da mesi agisce come se dovesse candidarsi, anche se per lui il divieto è ancora più esplicito, essendo stato fissato proprio per evitare che il “Governo di accordo nazionale” dal lui presieduto potesse diventare trampolino di lancio per nuovi candidati invece che lo strumento per stabilizzare il Paese in vista di nuove elezioni.
Tornando ad Haftar, domenica il generale si è recato presso il seggio nella scuola di Salah Eddine, a Bengasi, il capoluogo nella Libia orientale, per ritirare la sua tessera elettorale in preparazione della sua candidatura ufficiale. La possibile discesa in campo del generale seguirebbe di poche ore la presentazione della candidatura di Saif al Islam, che domenica ha consegnato la documentazione alla sede della Commissione elettorale libica a Sebha, nel Fezzan. Era la prima volta che Gheddafi appariva in pubblico da parecchi mesi, la prima dopo l’intervista al New York Times di luglio, quella in cui aveva annunciato di avere intenzione di candidarsi.
Saif è il secondo figlio fra gli otto del dittatore libico ucciso il 20 ottobre 2011 mentre fuggiva da Sirte. Negli ultimi anni di regime del padre Saif aveva avviato un’azione politica per liberalizzare il Paese e ricavarsi un ruolo politico che lo avrebbe messo in condizione di succedere al padre. Un’azione “riformatrice” che era durata molti anni, anche perché era stata ostacolata più o meno sotterraneamente da altri elementi del regime che ruotavano attorno al colonnello.
Chi si oppone a Gheddafi e Haftar
La candidatura di Gheddafi in Libia ha già prodotto molte reazioni negative, come era facile prevedere. Gruppi di “rivoluzionari” di Misurata, di Zawiya, di Tripoli, hanno inscenato azioni di protesta: non vogliono che un erede del regime che è stato abbattuto nel 2011 abbia la possibilità di tornare al potere o comunque al centro del gioco politico del Paese.
Un gruppo di “leader e rivoluzionari di Al Zawiya” ha annunciato che si opporranno alle candidature dei “ricercati per la giustizia” Saif Al Islam Gheddafi e Khalifa Haftar: minacciano di non far aprire centri elettorali all'interno della città a meno che le elezioni non siano condotte “secondo una norma costituzionale concordata”. Anche a Tripoli gruppi anti-gheddafiani hanno lavorato per chiudere i centri elettorali e gli uffici della Commissione elettorale. Tanto che un esponente politico vicino a un candidato indipendente sostiene che “la candidatura di Saif Gheddafi potrebbe essere stata spinta da governi arabi che hanno interesse a far saltare le elezioni, creando nuovo caos politico in Libia”.