Libia, Haftar si candida alle presidenziali. Proteste contro Saif Gheddafi
di Vincenzo Nigro , di Vincenzo NigroA poco più di un mese dalle elezioni del 24 dicembre, in Libia il gioco politico inizia a farsi molto serio. Domenica si è candidato alla presidenza Saif al-Islam, il figlio cadetto del colonnello Gheddafi. E questa mattina, come previsto, ha presentato i documenti per la candidatura anche il generale Khalifa Haftar. Il capo della "Libyan National Army", la milizia che controlla la Cirenaica e buona parte del Sud del Paese, ha deciso di entrare nella partita politica che si giocherà anche attraverso le elezioni.
Nonostante il fallimento della sua avanzata militare contro Tripoli del 2019/20, Haftar gode nell'Est di un buon sostegno, e soprattutto è riuscito a mantenere collegam…
A poco più di un mese dalle elezioni del 24 dicembre, in Libia il gioco politico inizia a farsi molto serio. Domenica si è candidato alla presidenza Saif al-Islam, il figlio cadetto del colonnello Gheddafi. E questa mattina, come previsto, ha presentato i documenti per la candidatura anche il generale Khalifa Haftar. Il capo della "Libyan National Army", la milizia che controlla la Cirenaica e buona parte del Sud del Paese, ha deciso di entrare nella partita politica che si giocherà anche attraverso le elezioni.
Nonostante il fallimento della sua avanzata militare contro Tripoli del 2019/20, Haftar gode nell'Est di un buon sostegno, e soprattutto è riuscito a mantenere collegamenti e appoggi internazionali che comunque ne fanno uno dei candidati più importanti.
Il 23 settembre il generale aveva annunciato che si sarebbe autosospeso dal comando della Lna, passando i poteri al suo capo di Stato maggiore. Una mossa decisa per rispettare almeno formalmente la legge elettorale he prevede che nessuno possa essere candidato se nei tre mesi precedenti ha avuto incarichi pubblici o militari.
E questo cavillo potrebbe creare problemi a un altro possibile e importante candidato, l'ex gheddafiano Abdelhamid Dbeibah, attuale primo ministro. Dbeibah da tempo ha agito come se puntasse a una candidatura, e in effetti lunedì sera ha chiesto ai giovani di una riunione da lui convocata di chiedergli se dovesse candidarsi o meno, ricevendone naturalmente risposta positiva. Il problema è che per lui il divieto di candidatura è molto esplicito, essendo stato fissato per tutti i membri del governo. Lo scopo era quello di evitare che il "Governo di Accordo Nazionale" potesse diventare trampolino di lancio per nuovi candidati invece che lo strumento per stabilizzare il Paese in vista delle nuove elezioni.
Tornando ad Haftar, domenica il generale si è recato presso il seggio nella scuola di Salah Eddine, a Bengasi, il capoluogo nella Libia orientale, per ritirare la sua tessera elettorale in preparazione della candidatura ufficiale. La discesa in campo del generale segue di poche ore la candidatura di Saif al Islam, che domenica ha consegnato la documentazione nella sede della Commissione elettorale libica a Sebha, nel Fezzan. Era la prima volta che Gheddafi appariva in pubblico da parecchi mesi, la prima dopo l'intervista al New York Times dello scorso mese di luglio, quella in cui aveva annunciato di avere intenzione di candidarsi.
Saif è il secondo figlio fra gli otto del dittatore libico ucciso il 20 ottobre 2011 mentre fuggiva da Sirte. Negli ultimi anni di regime del padre Saif aveva avviato un'azione politica per liberalizzare il Paese e per ricavarsi un ruolo politico che lo avrebbe messo in condizione di succedere al colonnello. Un'azione "riformatrice" che era durata molti anni senza mai decollare per davvero, anche perché era stata ostacolata più o meno sotterraneamente da altri elementi del regime che ruotavano attorno al colonnello.
Le candidature di Gheddafi e di Haftar hanno già prodotto molte reazioni negative, come era facile prevedere. Gruppi di "rivoluzionari" di Misurata, di Zawiya, di Tripoli, hanno inscenato azioni di protesta: non vogliono che un erede del regime che è stato abbattuto nel 2011 abbia la possibilità di tornare al potere o comunque al centro del gioco politico del paese. E non vogliono che il comandante che per mesi ha bombardato Tripoli possa partecipare impunemente a una fase decisiva del confronto politico.
Un gruppo di "leader e rivoluzionari di Al Zawiya" ha annunciato che si opporranno alle candidature dei "ricercati per la giustizia" Saif Al Islam Gheddafi e Khalifa Haftar: minacciano di non far aprire centri elettorali all'interno della città a meno che le elezioni non siano condotte "secondo una norma costituzionale concordata". Anche a Tripoli gruppi anti-gheddafiani hanno lavorato per chiudere i centri elettorali e gli uffici della Commissione elettorale. Tanto che un esponente politico vicino a un candidato indipendente sostiene che "la candidatura di Saif Gheddafi potrebbe essere stata spinta da governi arabi che hanno interesse a far saltare le elezioni, creando nuovo caos politico in Libia".
Ieri l'Agenzia Nova ha intervistato sulla nuova fase in Libia l'analista Tarek Megerisi dell'European Council on Foreign Relations (Ecfr). Secondo Megerisi, la candidatura di Saif al-Islam "è molto interessante"", perché contenderà voti ai principali contendenti, il premier uscente Dbeibah e allo stesso Khalifa Haftar. "Saif prenderà voti da tutti ma soprattutto da Haftar, che può contare su blocchi tribali e milizie che lo sostengono alla vecchia maniera", dice Megerisi. "Sarà interessante vedere cosa accadrà nell'area della Libia centrale e di Sirte, la storica roccaforte dei gheddafiani", aggiunge il famoso analista. "Allo stesso tempo, possiamo dire che c'è una sorta di cooperazione in corso tra Saif al Islam e Haftar. Quest'ultimo ha mandato nelle ultime settimane nuove truppe per garantire la sicurezza Sebha", che poi è la città dove Gheddafi ha presentato la sua candidatura.