Muore un bimbo di un anno: dramma migranti al confine bielorusso
di Giampaolo Visetti , di Giampaolo VisettiLi hanno trovati distesi sotto i pini. In silenzio e terrorizzati. Nascosti sotto un cumulo di foglie secche di betulla per riscaldarsi e nascondersi dall’esercito polacco, che presidia la frontiera a caccia di migranti. Morto un bambino di un anno, che da fine settembre è stato costretto a vivere in fuga, braccato come un lupo. Il padre perdeva sangue da un braccio ferito. La madre aveva tamponato con un berretto di lana lo squarcio di una coltellata a una gamba. Il terrore di essere ributtati verso Minsk li paralizzava, inducendoli a non chiedere aiuto.
L’ultimo orrore consumato nella foresta della vergogna, lungo il confine tra Polonia e Bielorussia, ha distrutto una famiglia siriana in fuga dal regime di Assad. A dare la notizia, i volontari del Centro polacco per l’aiuto internazionale. Non chiarite le cause di morte del bambino. Accanto a lui anche un ragazzo disidratato e denutrito. I genitori sarebbero stati feriti da filo spinato e soldati di Min…
Li hanno trovati distesi sotto i pini. In silenzio e terrorizzati. Nascosti sotto un cumulo di foglie secche di betulla per riscaldarsi e nascondersi dall’esercito polacco, che presidia la frontiera a caccia di migranti. Morto un bambino di un anno, che da fine settembre è stato costretto a vivere in fuga, braccato come un lupo. Il padre perdeva sangue da un braccio ferito. La madre aveva tamponato con un berretto di lana lo squarcio di una coltellata a una gamba. Il terrore di essere ributtati verso Minsk li paralizzava, inducendoli a non chiedere aiuto.
L’ultimo orrore consumato nella foresta della vergogna, lungo il confine tra Polonia e Bielorussia, ha distrutto una famiglia siriana in fuga dal regime di Assad. A dare la notizia, i volontari del Centro polacco per l’aiuto internazionale. Non chiarite le cause di morte del bambino. Accanto a lui anche un ragazzo disidratato e denutrito. I genitori sarebbero stati feriti da filo spinato e soldati di Minsk.
La tragedia, poco a Sud del valico di Kuznica, non è l’unica a sconvolgere la massa di profughi che preme alle porte dell’Europa. Tra i boschi di Bialowieza, in territorio polacco, è la dodicesima vittima ufficiale in dieci giorni. Il timore di Ong e istituzioni internazionali è che il bilancio sia ben più pesante, specie sul versante bielorusso.
Oltre 500, nelle ultime ventiquattro ore, i tentativi di forzare i blocchi, arrivare in Polonia e chiedere asilo. Una trentina i migranti arrestati, centinaia di respingimenti con la forza. Varsavia accusa la massa dei disperati, finiti nella trappola di Lukashenko, di attaccare i propri soldati al confine, lanciando sassi su ordine delle truppe di Minsk.
Da martedì il regime bielorusso ha aperto un centro d’accoglienza coperto, nell’area doganale di Bruzgi. La svolta dopo l’ennesima telefonata tra Lukashenko e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Immagini tivù del regime mostrano migliaia di migranti al riparo di un capannone, mentre soldati distribuiscono materassi, sacchi a pelo, abiti caldi, acqua e cibo.
Migranti, flash mob davanti all'ambasciata polacca a Roma: "Buttiamo giù i muri, l'umanità non ha confini"
Chiesa polacca e Ong, mobilitate nel distribuire migliaia di pacchi-sopravvivenza, rilanciano l’allarme: “Mentre i governi litigano, si rischia un’ecatombe”. Indignato il messaggio del presidente del parlamento europeo, David Sassoli: “È straziante vedere un bambino morire di freddo alle porte dell’Europa. Sfruttamento dei migranti e disumanità devono cessare”.
Iraq e autorità regionali del Kurdistan hanno avviato i voli di rimpatrio “volontario”: in 431 ieri sul primo aereo. Confermato lo stop ai decolli dalla Turchia.
Il presidente russo Vladimir Putin, accusato di essere il regista della crisi, è tornato a tuonare contro l’Occidente. “Usa i migranti – ha detto – per premere su Minsk e creare un nuovo motivo di tensione in una regione vicina a noi”.
Varsavia alza il suo muro contro l’ex Urss, ma è irritata anche con Berlino e Bruxelles. “Parlando con Lukashenko lo legittimano – la posizione del premier Mateusz Morawiecki – ma non accetteremo soluzioni prese sulla nostra testa”. La Polonia teme che l’Europa possa infine accogliere una parte dei richiedenti asilo “alimentando con il lassismo milioni di arrivi”.
L’accordo Merkel-Lukashenko aprirebbe un corridoio umanitario verso la Germania a 2 mila migranti, mentre Minsk ne rimpatrierebbe 5 mila. Dietro braccio di ferro e aperture, per ora, solo un’altra strage di innocenti.