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Partenone, l'appello del premier greco in tivù fa breccia nei cuori inglesi: "E' ora di restituire i fregi ad Atene"

(reuters)
Migliaia di telefonate alla trasmissione "Good morning Britain", quasi tutte favorevoli a rimandare a casa gli antichi capolavori custoditi al British Museum
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LONDRA – Non ha ancora convinto Boris Johnson e nemmeno il British Museum. Ma il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha forse cominciato a fare breccia “nel cuore e nella mente” dell’opinione pubblica britannica con la sua campagna per la restituzione dei marmi del Partenone ad Atene.

In un appello rivolto direttamente ai videoascoltatori dagli studi della rete televisiva inglese Itv, il premier greco ha chiesto che i preziosi reperti architettonici possano tornare all’Acropoli a cui appartenevano, mettendo fine a una disputa con il Regno Unito che dura da decenni ma si è intensificata negli ultimi anni. E dopo l’intervista i conduttori della trasmissione “Good …

LONDRA – Non ha ancora convinto Boris Johnson e nemmeno il British Museum. Ma il primo ministro Kyriakos Mitsotakis ha forse cominciato a fare breccia “nel cuore e nella mente” dell’opinione pubblica britannica con la sua campagna per la restituzione dei marmi del Partenone ad Atene.

In un appello rivolto direttamente ai videoascoltatori dagli studi della rete televisiva inglese Itv, il premier greco ha chiesto che i preziosi reperti architettonici possano tornare all’Acropoli a cui appartenevano, mettendo fine a una disputa con il Regno Unito che dura da decenni ma si è intensificata negli ultimi anni. E dopo l’intervista i conduttori della trasmissione “Good Morning Britain” hanno reso noto di essere stati inondati di telefonate dal pubblico, in grande maggioranza favorevole a esaudire la richiesta di Mitsotakis. La prima volta che da Londra giunge un segnale di questo genere: sebbene privo di potere reale, potrebbe influenzare l’atteggiamento di Downing Street e del museo che ospita gli antichi fregi.

Poche ore prima il capo del governo greco aveva incontrato Johnson, sollevando la questione: anche questa una prima volta, perché in precedenza nessun rappresentante di Atene l’aveva portata fin nell’ufficio di un primo ministro britannico. Mitsotakis ha ribadito l’importanza dei marmi per la Grecia e per le relazioni tra i due paesi, sottolineando che l’attuale inquilino di Downing Street è un “vero ellenista” e che da lui ci si può aspettare dunque maggiore comprensione. L’amore del leader conservatore per l’antica Grecia è noto: tiene un busto di Pericle nel suo studio. E almeno in passato, secondo Mitsotakis, Johnson non sarebbe stato contrario a restituire i marmi: quando era presidente dell’Oxford Union, l’associazione studentesca dell’università in cui studiava “classics” (come qui si chiama la laurea in storia e cultura della civiltà greco-romana), organizzò un dibattito con l’attrice greca Melina Mercouri proprio sulla contestata proprietà di questo reperto architettonico e gli studenti al termine del dibattito votarono a favore della restituzione.

Nel loro incontro Johnson non si è sbilanciato, limitandosi a dire che la decisione spetta “esclusivamente al British Museum”, non al suo governo. Ma ad Atene la vedono diversamente e pensano che il premier britannico potrebbe premere sul museo. L’intervista di Mitsotakis alla Itv avrebbe lo scopo di spingere anche l’opinione pubblica a fare sentire la propria voce in modo da aprire perlomeno un negoziato.

I marmi del Partenone risalgono al quinto secolo avanti Cristo. Furono strappati all’Acropoli di Atene duecento anni or sono, su ordine di lord Elgin, ambasciatore britannico presso l’Impero ottomano, che all’epoca controllava la Grecia e avrebbe autorizzato la cessione dei marmi al diplomatico. Tornato in patria, nel 1816 Elgin andò in bancarotta e li vendette al British Museum che da allora li esibisce nelle sue sale (ma la visione pubblica è stata sospesa da un anno a causa del Covid e di lavori di manutenzione).

Soltanto una porzione dei fregi che adornavano il Partenone fu acquistata da lord Elgin: la maggior parte sono esposti in un museo costruito apposta ad Atene. “Continuerò a lavorare duramente”, ha detto il premier greco, “finché non torneranno tutti nella nostra Acropoli”. In cambio, la Grecia offre di inviare temporaneamente al British Museum per una mostra una serie di antichi tesori che non hanno mai lasciato il suo territorio.