La Turchia ha rilasciato la coppia israeliana accusata di spionaggio
di Sharon Nizza , di Sharon NizzaGERUSALEMME - È stata rilasciata nel corso della notte la coppia di turisti israeliani arrestati a Istanbul martedì scorso con l'accusa di spionaggio per aver fotografato uno dei palazzi residenziali del presidente Recep Tayyip Erdogan. La vicenda che ha tenuto col fiato sospeso l'opinione pubblica israeliana per i nove giorni della detenzione di Mordi e Natalie Oknin, entrambi conducenti di autobus della città di Modiin, si è conclusa con una soluzione tutta mediata sottobanco e tenuta in grande riserbo.
Mentre ancora ieri sera i telegiornali riportavano della preoccupazione per il destino della coppia, solo oggi è emerso che gli Oknin erano stati rilasciati dalle autorità turche nel pomeriggio di mercoledì e trasferiti al consolato israeliano a Istanbul. Durante la notte si sono imbarcati su un volo del ministero degli Esteri israeliano e la notizia del rilascio è stata diffusa solo al momento dell'atterraggio all&…
GERUSALEMME - È stata rilasciata nel corso della notte la coppia di turisti israeliani arrestati a Istanbul martedì scorso con l'accusa di spionaggio per aver fotografato uno dei palazzi residenziali del presidente Recep Tayyip Erdogan. La vicenda che ha tenuto col fiato sospeso l'opinione pubblica israeliana per i nove giorni della detenzione di Mordi e Natalie Oknin, entrambi conducenti di autobus della città di Modiin, si è conclusa con una soluzione tutta mediata sottobanco e tenuta in grande riserbo.
Mentre ancora ieri sera i telegiornali riportavano della preoccupazione per il destino della coppia, solo oggi è emerso che gli Oknin erano stati rilasciati dalle autorità turche nel pomeriggio di mercoledì e trasferiti al consolato israeliano a Istanbul. Durante la notte si sono imbarcati su un volo del ministero degli Esteri israeliano e la notizia del rilascio è stata diffusa solo al momento dell'atterraggio all'aeroporto Ben Gurion nel primo mattino.
Il motivo di tanta segretezza è il coinvolgimento delle massime autorità di Gerusalemme (la presidenza dello Stato, l'ufficio del premier, il ministero degli Esteri e il Mossad) nell'affrontare una situazione che in realtà si è svolta su un doppio canale: da un lato, l'obiettivo del rilascio di "ingenui cittadini che non hanno nulla a che fare con i servizi", come si erano affrettati a specificare il premier Naftali Bennett e il capo dello Stato Itzhak Herzog in dichiarazioni pubbliche della prima ora. Dall'altro lato però, una finestra di opportunità verso un Paese con cui Israele intrattiene un rapporto ambivalente, segnato da grande instabilità nel corso di ormai due decenni di leadership Erdogan, il cui partito appartiene alla sfera di influenza dei Fratelli Musulmani e sostiene apertamente Hamas, che dal 2007 governa nella Striscia di Gaza.
Un'occasione di dialogo tra Ankara e Gerusalemme
Quella che aveva il potenziale di sfociare in una nuova crisi diplomatica israelo-turca, potrebbe invece trasformarsi ora in un'occasione per riscaldare i rapporti. "Si intravede in questa crisi e nel modo in cui si è risolta un'opportunità per promuovere le relazioni tra i due Paesi", ha commentato di primo mattino il ministro per le costruzioni Ze'ev Elkin, considerato un falco in politica estera. "Il presidente turco va ringraziato per la positiva conclusione di questa vicenda".
Poco dopo, è arrivata una telefonata ufficiale tra il presidente Herzog e l'omologo Erdogan, in cui il leader turco ha "enfatizzato l'importanza delle relazioni con Israele per la pace, la stabilità e la sicurezza del Medioriente" e il capo dello Stato israeliano "ha accolto con favore la volontà di intrattenere un ampio dialogo su questioni bilaterali e regionali". Poco prima, in un comunicato congiunto, il premier Bennett e il titolare degli Esteri Lapid avevano anche loro espresso "ringraziamenti per il Presidente turco e il suo governo per la loro cooperazione". Tante esternazioni positive da Gerusalemme verso Ankara non si sentivano da tempo. A stretto giro è prevista anche una prima telefonata tra Bennett e Erdogan, che segnerà il primo colloquio diretto con un primo ministro dello Stato ebraico dal 2013.
La stampa israeliana si interroga se vi sia un "gesto di ricompensa" offerto al premier turco per avere sbloccato la situazione, che si suppone possa concretizzarsi in qualche misura distensiva verso la Striscia di Gaza - le autorità israeliane negano che sia stata fatta qualsivoglia promessa. Quello che invece sembra emergere è che la coppia di turisti sia stata una sorta di "vittima sacrificale" del tentativo di Erdogan di riavvicinarsi a Israele. Un tentativo che va avanti da parecchio, cercando di ricucire dopo l'ultimo smacco, quando, nel 2018, sullo sfondo di scontri violenti al confine della Striscia di Gaza, Ankara espulse nel giro di poche ore l'ambasciatore israeliano (Israele in risposta cacciò il console).
Gli accordi di Abramo e il problema della Fratellanza musulmana
Un anno fa, Erdogan dichiarava pubblicamente che "la Turchia vuole migliorare le relazioni con Israele". A luglio, dopo l'elezione del nuovo presidente israeliano Itzhak Herzog, Erdogan fu tra i primi capi di Stato a sollevare la cornetta per complimentarsi, in una conversazione durata oltre 40 minuti. Altri tentativi di riconciliazione più o meno sottobanco non avevano incontrato però una risposta calorosa da parte di Israele: diversamente dal passato, con la firma degli Accordi di Abramo e l'avvicinamento alla sfera di influenza dei Paesi del Golfo - avversi al sostegno turco della Fratellanza musulmana molto più di quanto lo siano verso i pasdaran iraniani - Gerusalemme ormai deve tenere conto delle nuove alleanze e giostrarsi tra tutti gli attori regionali (compresi i Greci e i Ciprioti).
Certo è che Israele non può accettare che i propri cittadini rischino di cadere "ostaggio" (è questo il termine che la stampa israeliana ha utilizzato per tutta la settimana) delle controversie politiche con un Paese che continua a figurare tra le mete turistiche principali per gli israeliani. Gerusalemme si è astenuta dall'inserire la Turchia tra le "destinazioni a rischio" per i propri cittadini, e c'è chi considera questo gesto come parte della "ricompensa" per il rilascio degli Oknin. Gli stessi Oknin che, viaggiatori abituali in Turchia, pochi momenti prima dell'arresto avevano mandato un video per convincere degli amici a non temere di visitare il Paese: "In Turchia si sta benissimo ed è sicuro, parliamo ebraico senza problemi: adorano gli israeliani qui!". Quando si dice le ultime parole famose.