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Né lui né lei ma "iel": il pronome inclusivo fa discutere la Francia. Brigitte Macron critica la scelta del Robert di adottarlo

(ansa)
La première dame interviene nel dibattito in corso sul neologismo pensato per le persone non-binarie: "La lingua è così bella. E due pronomi vanno bene". La ministra per le Pari opportunità: "Un progresso per chi vuole riconoscersi in questo pronome". Ma il governo è diviso
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PARIGI - Non lui, non lei ma "iel", fusione tra "lui" e "elle", che rispetta chi non si identifica in alcuno dei due generi. Dopo la e rovesciata italiana chiamata "schwa", usata anche dalla scrittrice Murgia per combattere le discriminazioni e le differenze di genere ma bocciata dalla Crusca, il tentativo di un linguaggio inclusivo diventa oggetto di polemica pure in Francia.

In un comunicato stampa, il direttore della casa editrice del dizionario Petit Robert, Charles Bimbenet, ha annunciato che nell'edizione digitale, e non cartacea, è stato inserito il pronome neutro 'iel': "Abbiamo constatato che lo 'iel' è sempre più utilizzato", ha…

PARIGI - Non lui, non lei ma "iel", fusione tra "lui" e "elle", che rispetta chi non si identifica in alcuno dei due generi. Dopo la e rovesciata italiana chiamata "schwa", usata anche dalla scrittrice Murgia per combattere le discriminazioni e le differenze di genere ma bocciata dalla Crusca, il tentativo di un linguaggio inclusivo diventa oggetto di polemica pure in Francia.

In un comunicato stampa, il direttore della casa editrice del dizionario Petit Robert, Charles Bimbenet, ha annunciato che nell'edizione digitale, e non cartacea, è stato inserito il pronome neutro 'iel': "Abbiamo constatato che lo 'iel' è sempre più utilizzato", ha spiegato Bimbenet. La discussione che ne è nata è di dimensioni nazionali, tanto da coinvolgere il governo. La ministra per le Pari opportunità, Elisabeth Moreno, si è schiarata in difesa del Robert e ha definito la decisione "un progresso per le persone che vogliono riconoscersi in questo pronome", che non toglie nulla "a coloro che non lo utilizzano".

Il ministro dell'Istruzione, Jean-Michel Blanquer, ha invece criticato la scelta: "Il femminismo è una giusta causa, ma non dobbiamo triturare la lingua francese, che è già abbastanza complessa così com'è. Va bene femminilizzare i nomi delle professioni, ma le modifiche improvvise non vanno bene", ha spiegato. 

A sostenere Blanquer, la first lady francese, Brigitte Macron, che durante la visita in un college di Parigi per parlare di bullismo e di misure per contrastarlo è intervenuta sul tema che sta dividendo linguisticamente la Francia: "I pronomi sono due: lui e lei. La lingua è così bella. E due pronomi vanno bene", ha dichiarato la première dame. 

Tra gli oppositori più irremovibili, François Jolivet, deputato del macroniano La Republique En Marche, che ha descritto l'iniziativa come "molto infelice" e ha inviato una lettera all'Accademia francese per sollecitarla a esprimersi sulla questione.

E la questione è già entrata nella campagna elettorale per le presidenziali. "Vieterò la scrittura inclusiva in tutti i testi e libri di testo ufficiali", ha detto Eric Ciotti, candidato repubblicano alla nomination presidenziale. I francesi non possono cedere al wokismo!"

Wokismo deriva dalla parola woke, che potrebbe essere tradotta come essere consapevoli, ben informati su un certo tempo, ma che ha assunto un significato e una valenza culturale e politica anche più ampia. Il termine è entrato nel linguaggio dei media quando negli Stati Uniti si è affermato grazie anche all'uso che ne ha fatto il movimento Black Lives Matter. Con "woke" si tende a descrivere le persone che sono sensibili e attente alle ingiutizie sociali, ai diritti delle minoranze etniche, ai diritti di genere e civili. Per molti il "wokismo" coincide con la sinistra progressista. 

Lo 'iel' è un neologismo creato dalla comunità Lgbtq all'inizio del 2010 per definire le persone non-binarie e che quindi non si riconoscono nel pronome maschile nè in quello femminile. Lo 'iel' viene utilizzato anche per designare un gruppo di uomini e donne e nei casi in cui si fa riferimento a una persona di cui si ignora il genere.