India, vince la protesta dei contadini: Modi ritira la riforma agraria
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiNUOVA DELHI - Ne hanno prese di bastonate. Di insulti, di offese. Di cariche con gli idranti. Anche di pallottole. E hanno subito molti arresti. Sono sopravvissuti al diverse ondate di pandemia e a uno degli inverni più gelidi degli ultimi anni, negli accampamenti alle porte di Delhi. Sono 675 gli agricoltori morti dall'inizio dello sciopero contro le riforme neoliberali del settore, iniziato l'autunno scorso e ora, a sorpresa, concluso con una dichiarazione inattesa dal primo ministro Narendra Modi: "Non siamo riusciti a convincere i manifestanti delle buone ragioni delle tre leggi sull'agricoltura e quindi inizieremo l'iter costituzionale per eliminarle". Non si ha memoria, nel settennato al potere del premier, sostenuto da largo consenso popolare e ampia maggioranza parlamentare, di un gesto di debolezza e di compromesso come questo. "Oggi," ha detto un Modi inedito, intriso di un'umiltà mai vista prima, "imploro il perdono…
NUOVA DELHI - Ne hanno prese di bastonate. Di insulti, di offese. Di cariche con gli idranti. Anche di pallottole. E hanno subito molti arresti. Sono sopravvissuti al diverse ondate di pandemia e a uno degli inverni più gelidi degli ultimi anni, negli accampamenti alle porte di Delhi. Sono 675 gli agricoltori morti dall'inizio dello sciopero contro le riforme neoliberali del settore, iniziato l'autunno scorso e ora, a sorpresa, concluso con una dichiarazione inattesa dal primo ministro Narendra Modi: "Non siamo riusciti a convincere i manifestanti delle buone ragioni delle tre leggi sull'agricoltura e quindi inizieremo l'iter costituzionale per eliminarle". Non si ha memoria, nel settennato al potere del premier, sostenuto da largo consenso popolare e ampia maggioranza parlamentare, di un gesto di debolezza e di compromesso come questo. "Oggi," ha detto un Modi inedito, intriso di un'umiltà mai vista prima, "imploro il perdono dei miei connazionali e dichiaro con cuore puro e mente onesta che forse sono stati fatti degli errori."
"E' come aver conquistato l'Everest!" ha esultato uno dei militanti leader della protesta, Ramandeep Singh Mann. È quindi festa grande nell'India delle campagne, quella dove, nonostante l'industrializzazione e l'urbanizzazione, vivono ancora più della metà degli indiani che lavorano ogni giorno sui campi, per lo più piccoli appezzamenti che rendono poco. Due terzi dei contadini possiede terreni di appena un ettaro. E, secondo i sindacati, soprattutto negli Stati agricoli del nord come il Punjab e l'Uttar Pradesh, le riforme di Modi avrebbero causato meno ricavi e più perdite a favore del big business che può permettersi di competere sul mercato a prezzi più bassi. Inoltre, le leggi ora cancellate avrebbero impedito agli agricoltori di risolvere le controversie contrattuali in tribunale.
Una sconfitta del neoliberismo, forse. Una vittoria della democrazia, senz'altro. Una ritirata per Modi, senza dubbio. Perché qui ha trionfato, anche se a fatica, il diritto allo sciopero, grazie alla risolutezza coriacea di una categoria che oggi sventola bandiere per le strade, strombazzando dai trattori, distribuendo dolci ai passanti, felici che sia finita, anche se finita del tutto non è. Difatti, l'abolizione delle tre leggi che avrebbero eliminato i mercati "mandi," dove i piccoli agricoltori vendono i prodotti con una regolarità che consente di pianificare la vita, era solo parte della protesta. C'era anche la richiesta, importante, di riavere un prezzo minimo garantito sui prodotti. Difatti la coalizione di sindacati agricoli ha promesso che ci saranno altre manifestazioni finché il governo non si impegnerà a confermare prezzi garantiti.
È qui che forse l'abile Modi, il premier che finora nessuno aveva sconfitto e che si trova per la prima volta a fare una plateale retromarcia di fronte a buona parte degli agricoltori indiani, ottiene una sorta di mezza vittoria. Difficile che gli agricoltori riescano a continuare con una protesta collettiva così compatta di fronte a quest'annuncio che concede solo parte delle richieste. Nonostante critiche e dubbi, è però ora di cantar vittoria per gli scioperanti, per l'agricoltura sovvenzionata e per i piccoli coltivatori che senza aiuti non sopravviverebbero nel mercato libero.
È possibile che qualche sondaggio segreto sugli orientamenti per le imminenti votazioni negli Stati agricoli del Punjab e dell'Uttar Pradesh abbia segnalato una debolezza elettorale che non si sentiva da quando Modi diventò premier nel 2012. Il passo indietro servirà a ridargli consensi tra gli agricoltori, oppure è l'inizio di un declino politico? Più probabile la prima delle ipotesi, ma lo si saprà solo seguendo cosa accadrà alle prossime tornate elettorali a tra febbraio e maggio del 2022.