La Women's Tennis Association: la videochiamata della tennista cinese Peng Shuai con il presidente del Cio non basta
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Ancora non sufficiente. La videochiamata di ieri sera tra la tennista cinese Peng Shuai e il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach non allevia le preoccupazioni della Women's Tennis Association, ha fatto sapere in una mail all’agenzia Reuters una portavoce della Wta. “È stato bello vedere Peng in questi recenti video, ma rimangono le preoccupazioni per il suo benessere e la capacità di comunicare senza censura o coercizione”. Riguardo alla chiamata con il numero uno del Cio, la portavoce continua: “Questo video non cambia la nostra richiesta di un'indagine completa, equa e trasparente, senza censura, sulla sua accusa di violenza sessuale”. Nei giorni scorsi, in un’intervista alla Cnn, il presidente della Wta, Steve Simon, aveva minacciato di non disputare più tornei in Cina se la questione non si fosse risolta. Lo stesso Simon, tre giorni fa, aveva scritto anche una lettera all’ambas…
PECHINO - Ancora non sufficiente. La videochiamata di ieri sera tra la tennista cinese Peng Shuai e il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach non allevia le preoccupazioni della Women's Tennis Association, ha fatto sapere in una mail all’agenzia Reuters una portavoce della Wta. “È stato bello vedere Peng in questi recenti video, ma rimangono le preoccupazioni per il suo benessere e la capacità di comunicare senza censura o coercizione”. Riguardo alla chiamata con il numero uno del Cio, la portavoce continua: “Questo video non cambia la nostra richiesta di un'indagine completa, equa e trasparente, senza censura, sulla sua accusa di violenza sessuale”. Nei giorni scorsi, in un’intervista alla Cnn, il presidente della Wta, Steve Simon, aveva minacciato di non disputare più tornei in Cina se la questione non si fosse risolta. Lo stesso Simon, tre giorni fa, aveva scritto anche una lettera all’ambasciatore cinese a Washington.
"Ha spiegato che è al sicuro e sta bene, vive nella sua casa a Pechino, ma vorrebbe che la sua privacy venisse rispettata in questo momento”, è stato il commento rilasciato ieri dal Comitato Olimpico Internazionale dopo la videochiamata di 30 minuti con Peng. La tennista, 35 anni, ex numero uno al mondo in doppio, campionessa a Wimbledon e al Roland Garros, era sparita dalla circolazione lo scorso 2 novembre, giorno nel quale con un lungo post su Weibo - il Twitter cinese - aveva denunciato di essere stata violentata tre anni fa dall’ex vicepremier Zhang Gaoli. La videochiamata di ieri si è conclusa con un invito a cena da parte di Bach: a gennaio, quando il presidente arriverà a Pechino per le Olimpiadi. Peng ha “accettato con piacere”.
Per la prima volta questa mattina del caso ha parlato anche il Ministero degli Esteri di Pechino. “Peng ha preso parte ad attività pubbliche recentemente”, ha detto un portavoce del ministero.
Da giorni - sotto pressione - la propaganda comunista provava a mettere una toppa a questa storia. Con risultati molto dubbi. Prima lo screenshot di una mail pubblicato dalla tv Cgtn che Peng avrebbe mandato alla Wta dicendo che andava tutto bene e che le accuse di stupro erano false. Nell’immagine appariva, però, uno strano segno in mezzo al testo: quello del cursore del mouse. Chi l’aveva scritta?. Poi sono arrivate le foto su WeChat dall’account PengShuai2 (altro sospetto) dove la 35enne è a casa sorridente circondata dai suoi peluche. Dalle foto si è passati ai video: sabato sera Hu Xijin, direttore del Global Times - il tabloid affiliato al Partito comunista - ne aveva pubblicati su Twitter due: Peng in un ristorante del centro della capitale mentre cena con il suo allenatore e degli amici. Soltanto una montatura per molti. Infine ieri mattina altri due video di Peng, immortalata mentre saluta sorridente e firma autografi alla cerimonia di apertura di un torneo di tennis per ragazzini. Video che non avevano scacciato i dubbi sul suo stato. Anzi.