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Sassonia, il villaggio roccaforte dell'ultradestra dove il tasso di contagio da Covid è quattro volte la media nazionale: "L'Afd combatte contro il delirio delle regole"

A Dorfchemnitz l’indice supera ampiamente quota 2800, la media più alta di tutto il Paese. Alle scorse elezioni il 52% degli abitanti di questo paesino ha votato proprio il partito di Chrupalla e Weidel
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BERLINO – Rosso sangue: è il colore della Sassonia sulle mappe Covid della Germania. Per dire che qui, una delle roccaforti dell’Afd, i contagi corrono all’impazzata: in quasi tutte le circoscrizioni si registrano incidenze che vanno ben oltre 1500 infezioni su 100 mila abitanti nei sette giorni, praticamente quasi quattro volte la media nazionale. Ebbene, c’è un villaggio appoggiato sulle montagne della Sassonia centrale, Dorfchemnitz, dove l’indice supera ampiamente quota 2800, la media più alta di tutto il Paese: qui il colore è un rosso che si avvicina al nero. Anche perché, come riferisce la Bild, alle scorse elezioni il 52% degli abitanti di questo paesino – 1200 anime – ha votato proprio il partito dell’ultradestra.

Coronavirus nel mondo: i contagi

Ed è un dato in linea con un sondaggio dell’istituto Forsa che sta facendo furore in questi giorni, secondo cui a livello nazionale cir…

BERLINO – Rosso sangue: è il colore della Sassonia sulle mappe Covid della Germania. Per dire che qui, una delle roccaforti dell’Afd, i contagi corrono all’impazzata: in quasi tutte le circoscrizioni si registrano incidenze che vanno ben oltre 1500 infezioni su 100 mila abitanti nei sette giorni, praticamente quasi quattro volte la media nazionale. Ebbene, c’è un villaggio appoggiato sulle montagne della Sassonia centrale, Dorfchemnitz, dove l’indice supera ampiamente quota 2800, la media più alta di tutto il Paese: qui il colore è un rosso che si avvicina al nero. Anche perché, come riferisce la Bild, alle scorse elezioni il 52% degli abitanti di questo paesino – 1200 anime – ha votato proprio il partito dell’ultradestra.

Coronavirus nel mondo: i contagi

Ed è un dato in linea con un sondaggio dell’istituto Forsa che sta facendo furore in questi giorni, secondo cui a livello nazionale circa il 50% dei non vaccinati ha messo la propria crocetta sul simbolo della formazione nazional-populista guidata da Tino Chrupalla e Alice Weidel. “Dove l’Afd è molto votata il virus si diffonda con maggiore rapidità”, scrive il tabloid più venduto in Germania, che non manca di ricordare uno studio realizzato dall’Istituto di ricerca per la coesione sociale, che ha calcolato “un’incidenza aumentata del 2,2% per ogni punto percentuale guadagnato dal partito dell’ultradestra”.

Sono numeri che fanno discutere (l’Afd li definisce “ridicoli”), e che mostrano una volta di più il “nuovo muro” che sta dividendo la Germania: quello di chi rifiuta la vaccinazione dalla maggioranza che invece fa la fila ai centri per l’immunizzazione. Il punto è che questo muro appare avere una coloritura politica. Che porta con sé tutto un carico di negazionismo, scetticismo, paura, ostilità: “Ne conosco almeno tre che sono stati male dopo l’iniezione. Io non mi faccio vaccinare, non vado alle feste, non vado ai ristoranti, delle regole me ne infischio”, dice alla Bild un meccanico d’automobili del villaggio. E’ d’accordo un altro abitante, un imprenditore edile: “Conosco gente che si è ammalata nonostante il vaccino: non funziona”, esclama. Sulla sua macchina c’è un adesivo che ritrae Angela Merkel, il cui volto è però cancellato da una ‘X’. C’è scritto: “Questa non è la mia cancelliera”. L’imprenditore ha le idee chiare dal punto di vista politico: “Quelli dell’Afd sono stati gli unici che hanno avuto il coraggio di combattere contro il delirio delle regole”. Le regole anti-Covid, beninteso. Il partito dell’ultradestra “è il solo che abbia ancora a cuore i nostri diritti, per questo l’ho votato”, incalza un altro abitante del paesino dell’Osterzgebirge, la cosiddetta “Svizzera sassone”. “E’ più pericoloso andare in macchina che ammalarsi”, aggiunge.

Non la pensano così le autorità di questo Land dell’ex Ddr, che venerdì ha dichiarato un coprifuoco dei non vaccinati nelle circoscrizioni che superano l’indice a 1000: qui a Dorfchemnitz è il triplo. Ma da dove nasce questo misto di rabbia e negazionismo? “E’ per molti aspetti una forma di estraniamento dalla democrazia a lungo termine”, spiega a Repubblica il politologo Johannes Kiess, che insegna nelle università di Siegen di Lipsia. I “punti focali” di questo fenomeno, a detta del professore, si trovano proprio in Sassonia e in Turingia, al centro di quello che un tempo era la Ddr di Honecker e della Stasi: “L’alienazione dalla democrazia, più pronunciata all’est, ha naturalmente qualcosa a che fare con le esperienze di trasformazione degli anni novanta, ma ancora oggi i salari sono più bassi, ma bisogna aggiungere che qui in gran parte si tratta di una sorta di ‘svantaggio percepito’”. Certo, poi c’è l’aspetto di una politica che “si è fatta sorprendere” dalla quarta ondata di coronavirus, “e questo ha portato a frustrazione, calo di fiducia e rabbia in tutti gli ambienti politici, ma ovviamente è anche una festa per i demagoghi di destra”. La polarizzazione del Paese registrato dagli studiosi, il “nuovo muro”, non aiuta. Kiess non ha dubbi: “Anzi, è un circolo infernale”.