Etiopia, il premier Nobel per la paceAhmed va alla guerra contro i tigrini
di Raffaella Scuderi , di Raffaella ScuderiContinua l'avanzata dei ribelli verso la capitale etiope e la Farnesina come altri ministeri degli Esteri chiede agli italiani di lasciare il Paese. "In ragione della fluidità della situazione" in Etiopia e "del possibile peggioramento del quadro generale di sicurezza anche nella capitale" Addis Abeba, il ministero degli Esteri "sconsiglia fortemente ai connazionali di recarsi in Etiopia" e a quelli presenti nel Paese "suggerisce di utilizzare i voli commerciali disponibili per lasciare lo Stato", si legge sul portale Viaggiare Sicuri.
Il premier lascia Addis Abeba e parte per il fronte
Con un post pubblicato lunedì sui social, il premio Nobel per…
Continua l'avanzata dei ribelli verso la capitale etiope e la Farnesina come altri ministeri degli Esteri chiede agli italiani di lasciare il Paese. "In ragione della fluidità della situazione" in Etiopia e "del possibile peggioramento del quadro generale di sicurezza anche nella capitale" Addis Abeba, il ministero degli Esteri "sconsiglia fortemente ai connazionali di recarsi in Etiopia" e a quelli presenti nel Paese "suggerisce di utilizzare i voli commerciali disponibili per lasciare lo Stato", si legge sul portale Viaggiare Sicuri.
Il premier lascia Addis Abeba e parte per il fronte
Con un post pubblicato lunedì sui social, il premio Nobel per la Pace nel 2019, il giovane premier Abiy Ahmed, ha annunciato in lingua amarica che il giorno seguente avrebbe lasciato Addis Abeba per andare a combattere al fronte contro il Fronte di liberazione del popolo del Tigray, Tplf. "È tempo di guidare il Paese attraverso il sacrificio. Domani mi unirò al fronte per guidare le forze di difesa", ha scritto. Si è poi appellato agli etiopi, aggiungendo: "Coloro di voi che aspirano a essere ricordati nella storia si sacrifichino per il proprio Paese. Ci vediamo al fronte". Il premier ha delegato i suoi poteri al vice, il ministro degli Esteri, Demeke Mekonnen Hassen. E c'è chi specula che, con i tigrini a 130 km dalla capitale, riferisce Sky News Arabia, la mossa di Abiy sembra più una fuga che una discesa in campo.
Un anno di conflitto: Tplf e Abiy, no a dialogo senza precondizioni
A poco più di un anno dall'inizio del conflitto tra il governo federale e i ribelli della regione etiope del Nord, i tigrini del Tplf, l'Etiopia sta affrontando un'ennesima escalation di violenza da cui sembra difficile tornare indietro, come testimoniano i rapporti deludenti di decine di funzionari americani e dell'Unione africana, avvicendatisi ad Addis Abeba per cercare di aprire una finestra di dialogo.
Il governo federale non cede alle richieste della comunità internazionale per un accordo di pace. Addis Abeba ha classificato tigrini e componenti dell'Ola, la Oromo Liberation Army, scesi in campo a fianco del Tigray, come terroristi. E come tali li affronta: non intende trattare. Il Tplf, dall'altra parte, dichiara che non fermerà la marcia verso la capitale se non verrà garantita la fine dell'assedio sul Tigray e il ritiro dell'esercito eritreo dal Tigray occidentale. L'Eritrea è scesa in campo a fianco di Abiy sin dall'inizio del conflitto.
I tigrini, che denunciano un assedio governativo sulla loro regione responsabile della morte di migliaia di persone, si troverebbero a 130 chilometri dalla capitale, vicini a conquistare la città di Debre Berhan, nella regione Amhara.
Inviato Usa in Etiopia: "Escalation allarmante"
I "significativi progressi" verso i negoziati per un cessate il fuoco di tutte le parti in conflitto rischiano di essere vanificati da un'escalation militare "allarmante", ha detto ieri l'inviato speciale degli Stati Uniti per il Corno d'Africa, Jeffrey Feltman, nel corso di una conferenza stampa tenuta a Washington di ritorno da una nuova missione ad Addis Abeba, dove ha avuto colloqui con le parti nel tentativo di mediare un cessate il fuoco. Secondo Feltman, sia il governo federale che il Tplf sembrano credere "di essere sul punto della vittoria militare", tuttavia gli ultimi sviluppi sul campo "minaccino la stabilità e l'unità complessive dell'Etiopia".
La leggenda etiope dell'atletica pronto per il fronte
Haile Gebrselassie viene dalla regione Amhara, uno dei posti caldi del Paese dove si combatte ormai da almeno 6 mesi ed è ritenuto uno dei più grandi mezzofondisti e fondisti della storia: oro olimpico nei 10mila metri prima ad Atlanta nel 1996 e poi a Sydney nel 2000. Dalla parte del governo federale e di Abiy, Gebrselassie ha annunciato l'intenzione di recarsi al fronte. In un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa Ena, l'atleta ha dichiarato che "difenderà la sua terra madre dai nemici interni ed esterni" e, se necessario, si recherà sul fronte del conflitto.
L'ex maratoneta ha accusato gli Stati Uniti e i suoi alleati di essersi intromessi negli affari interni dell'Etiopia intensificando la loro "indebita pressione" e ha descritto il presunto intervento occidentale nel conflitto come un "campanello d'allarme" per tutti per resistere al neocolonialismo. "Una cosa che voglio dirvi è che le potenze occidentali, che sono intervenute negli affari interni dell'Etiopia, colpirebbero quasi tutti gli africani e il resto del popolo nero", ha affermato Gebrselassie, accusando i media occidentali di essere in prima linea nei loro "sforzi orchestrati" per minare l'integrità dell'Etiopia.
E pronto per il fronte a fianco del primo ministro, un altro atleta olimpico, Feyisa Lilesa. Citato dal sito web della Fana Broadcasting Corporation, media di Stato, avrebbe detto che è pronto a trarre ispirazione dai "miei antenati" e ad andare in prima linea per "salvare il mio Paese". Lilesa ha vinto l'argento alla maratona delle Olimpiadi di Rio 2016.