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Interpol, la rivolta di dissidenti e Ong contro gli "impresentabili" di Emirati arabi e Cina

Recep Tayyip Erdogan interviene all'Assemblea generale dell'Interpol (afp)
L'Agenzia internazionale che fa dialogare le polizie di tutto il mondo è riunita a Istanbul. I candidati dei due paesi rispettivamente alla presidenza e al comitato esecutivo fanno discutere: sono accusati du aver avuto parte attiva in torture e repressioni degli oppositori dei loro governi
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PECHINO - Contro gli “impresentabili” all’Interpol si stanno muovendo europarlamentari, ong, attivisti per i diritti umani, dissidenti in esilio. Da ieri a Istanbul l’agenzia internazionale che fa dialogare le polizie di 195 Paesi del mondo è riunita per rinnovare i propri vertici. Ma due candidati si stanno attirando le critiche: il generale Ahmed Naser al-Raisi, ispettore generale al Ministero dell’Interno degli Emirati Arabi Uniti, e il cinese Hu Binchen, funzionario del Ministero di Pubblica Sicurezza di Pechino. Il primo corre per la presidenza, il secondo cerca un posto tra i 13 membri del comitato esecutivo. 

Accusato di essere un torturatore, Al-Raisi ha già collezionato denunce in cinque Paesi: in Francia, dove si trova il quartier generale dell’Interpol (a Lione) e in Turchia (dove si sta svolgendo l’elezione che darà un verdetto domani). 

PECHINO - Contro gli “impresentabili” all’Interpol si stanno muovendo europarlamentari, ong, attivisti per i diritti umani, dissidenti in esilio. Da ieri a Istanbul l’agenzia internazionale che fa dialogare le polizie di 195 Paesi del mondo è riunita per rinnovare i propri vertici. Ma due candidati si stanno attirando le critiche: il generale Ahmed Naser al-Raisi, ispettore generale al Ministero dell’Interno degli Emirati Arabi Uniti, e il cinese Hu Binchen, funzionario del Ministero di Pubblica Sicurezza di Pechino. Il primo corre per la presidenza, il secondo cerca un posto tra i 13 membri del comitato esecutivo. 

Accusato di essere un torturatore, Al-Raisi ha già collezionato denunce in cinque Paesi: in Francia, dove si trova il quartier generale dell’Interpol (a Lione) e in Turchia (dove si sta svolgendo l’elezione che darà un verdetto domani). 

Preoccupazione per la nomina di Al-Raisi hanno espresso 45 europarlamentari che il 19 novembre hanno scritto direttamente a Josep Borrell, l’Alto rappresentante della politica estera dell’Ue, per denunciare come il generale abbia tra i suoi compiti “la gestione e la supervisione delle forze di polizia degli Emirati, le stesse che sono responsabili degli arresti arbitrari di dissidenti pacifici, spesso con la violenza e senza fornire i necessari mandati”. E di come la polizia sia stata “più volte denunciata per aver praticato la tortura come mezzo per estorcere false confessioni”. 

L’altro nel mirino è Hu Binchen, funzionario del Ministero di Pubblica Sicurezza cinese. La sua elezione, hanno scritto in una lettera 50 parlamentari di 20 paesi dell’Inter-Parliamentary Alliance on China, “metterebbe a rischio ancora di più le decine di migliaia di dissidenti di Hong Kong, uiguri, tibetani, taiwanesi e cinesi che vivono all’estero”. Hu, infatti, è sospettato di aver utilizzato l’Interpol per dare la caccia ai dissidenti in esilio per poi riportarli in patria. In un altro appello altri 40 attivisti, tra cui l’uiguro Dolkun Isa e l’attivista di Hong Kong Nathan Law, scrivono che l'elezione di Hu avrebbe "gravi conseguenze”.

Gravi conseguenze, potenzialmente, anche per se stesso. L’ultimo cinese all’Interpol, Meng Hongwei, è stato inghiottito nel buio delle carceri del Dragone. L’ex presidente dell’agenzia, sparito nel settembre del 2018 durante un viaggio in Cina, venne poi arrestato dalle autorità di Pechino. Nel 2020 in un’aula del tribunale di Tianjin ha “ammesso” le sue colpe: condannato a 13 anni e mezzo di prigione per corruzione per aver intascato 2 milioni di dollari di tangenti. La settimana scorsa in una esclusiva intervista all’Associated Press ha parlato la moglie, Grace, rifugiata politica in Francia che vive sotto scorta e non vede e non sente il marito da tre anni. “Il governo cinese è un mostro”.