Svezia, per la prima volta una premier donna: ma si dimette dopo poche ore
di Andrea Tarquini , di Andrea TarquiniBERLINO - Come previsto, Magdalena Andersson è la prima donna-premier svedese. Ma si è già dimessa. Col no del Parlamento alla sua finanziaria, la sua missione è durata poche ore. Eletta giorni fa dal partito di governo (la storica socialdemocrazia, Sap) nuova leader al posto del dimissionario da leader politico e da premier Stefan Löfvén, oggi Andersson, ministro delle Finanze uscente, era appena stata di fatto automaticamente confermata, sebbene a fatica, capo dell'esecutivo dal Riksdag, il parlamento unicamerale della prima potenza nordica.
Hanno votato a favore 117 deputati, 57 si sono astenuti e 174 hanno votato contro. Cioè appena uno in meno della maggioranza di 175 sui 349 legislatori del Riksdag, il cui eventuale voto contrario boccia qualsiasi premier. Senza maggioranza contraria infatti in Svezia un governo entra il carica.
Ma non è tutto: il Parlamento ha appunto respinto il suo progetto di legge finanziaria, apre…
BERLINO - Come previsto, Magdalena Andersson è la prima donna-premier svedese. Ma si è già dimessa. Col no del Parlamento alla sua finanziaria, la sua missione è durata poche ore. Eletta giorni fa dal partito di governo (la storica socialdemocrazia, Sap) nuova leader al posto del dimissionario da leader politico e da premier Stefan Löfvén, oggi Andersson, ministro delle Finanze uscente, era appena stata di fatto automaticamente confermata, sebbene a fatica, capo dell'esecutivo dal Riksdag, il parlamento unicamerale della prima potenza nordica.
Hanno votato a favore 117 deputati, 57 si sono astenuti e 174 hanno votato contro. Cioè appena uno in meno della maggioranza di 175 sui 349 legislatori del Riksdag, il cui eventuale voto contrario boccia qualsiasi premier. Senza maggioranza contraria infatti in Svezia un governo entra il carica.
Ma non è tutto: il Parlamento ha appunto respinto il suo progetto di legge finanziaria, aprendo la porta all´ipotesi di sue dimissioni, che ella stessa aveva minacciato in caso di no alla sua legge di bilancio moderata, aperta al centro e pro-economia.
Magdalena Andersson non ha resistito all´elezione sofferta, alla tempesta del no alla finanziaria, alla crescente insofferenza contro di lei mostrata da centristi, conservatori e dai sovranisti Sverige Demokraterna del giovane Jimmie Andersson, in volo in ogni sondaggio in vista delle elezioni parlamentari regolari dell'autunno prossimo.
Secondo fonti di Stoccolma Andersson avrebbe potuto accettare, sottoponendolo al voto di fiducia, di sottoscrivere il progetto di finanziaria alternativa proposto da liberali centro e conservatori. La sorte della governabilità svedese era dunque appesa all'incertezza, poche ore dopo le elezioni della prima premier donna nel paese ai vertici europei quanto a gender equality.
Andersson si diceva decisa a governare con decisione, come sempre da quando lei, sorridente e gentile laureata all'accademia di Uppsala (la Oxford svedese) e campionessa di nuoto, si è guadagnata il soprannome di "bulldozer".
È figlia unica del docente di Uppsala Goran Andersson e dell'insegnante Brigitta Andersson. Si è guadagnata un dottorato in scienze sociali a Uppsala, poi ha debuttato in politica nella gioventù socialdemocratica: 54 anni, bionda coi capelli all'altezza delle spalle, si impone anche quando contestata dice "la Svezia può fare di meglio e di piú in ogni campo, anche nell'ambiente", sfidando i colossi industriali e forestali.
Il soprannome di Bulldozer le viene dalla pratica di imporre la sua linea con mano di ferro in guanto di velluto, da anni e soprattutto da quando è stata titolare delle Finanze, allineando la Svezia (che non fa parte dell´eurozona) alla posizione dura dei Frugali (Austria Olanda Finlandia) in politica monetaria, sfidando così la stessa tradizionale politica di quantitative easing e tassi negativi della Riksbank, la banca centrale, che finora ha salvato i primati di crescita ed export di tecnologie avanzate svedese nel mezzo della tragedia del covid.
Poi ha studiato con successo a Harvard e nel partito e nel governo ha fatto carriera come massimo consulente economico di qualsiasi governo socialdemocratico. "Sa intimorire persino i migliori economisti e accademici e questo da noi è singolare", dicono i direttori di molti grandi media svedesi.
La sua partenza è stata tutta in salita, col no del centrodestra "pulito" alla sua finanziaria e la sfida della crescente ascesa del partito populista. Che molti partiti moderati e conservatori sono pronti a "sdoganare" prima o dopo le prossime elezioni, segnando una cesura storica e la fine del modello nordico.
La sua nomina aveva rafforzato ulteriormente il peso delle donne al potere in Europa portando il numero di donne numero uno in politica al 50 per cento nel vecchio continente. Molte premier e presidenti, dalla islandese Katrín Jakobsdóttir alla finlandese Sanna Marin, dalla danese Mette Frederiksen alle presidenti kosovara e greca, alle premier estone Kallas e moldava Maia Sandu, fino a madame Lagarde alla Bce e Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea, mostrano che il "tetto di cristallo" denuncia crepe crescenti sopra i cieli dell´Unione europea.