Turchia, crolla la lira. Ad Ankara e Istanbul manifestazioni contro le scelte economiche di Erdogan
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoLa “guerra di indipendenza economica” che Recep Tayyip Erdogan dice di voler combattere sta facendo precipitare la Turchia - con i prezzi del cibo e dei beni di base schizzati alle stelle e i cittadini in piazza - in una crisi economica che rischia di far esplodere anche il conflitto sociale. Nel giro di due giorni il valore della lira turca è sprofondato, il peggior crollo dal marzo del 2021 quando il presidente licenziò il terzo direttore della banca centrale in due anni.
Dall’inizio del 2021 la lira ha perso il 40% del suo valore, compreso un calo di quasi il 26% nell'ultima settimana, la peggior performance di una moneta a livello globale quest’anno. Il perché è tutto nella Erdonomics: il presidente rifiuta l’aumento dei tassi di interesse perché dice che andrebbe a favore della speculazione e che l’inflazione si combatte tagliandoli non alzandoli i tassi, esattamente il contrario di quello che …
La “guerra di indipendenza economica” che Recep Tayyip Erdogan dice di voler combattere sta facendo precipitare la Turchia - con i prezzi del cibo e dei beni di base schizzati alle stelle e i cittadini in piazza - in una crisi economica che rischia di far esplodere anche il conflitto sociale. Nel giro di due giorni il valore della lira turca è sprofondato, il peggior crollo dal marzo del 2021 quando il presidente licenziò il terzo direttore della banca centrale in due anni.
Dall’inizio del 2021 la lira ha perso il 40% del suo valore, compreso un calo di quasi il 26% nell'ultima settimana, la peggior performance di una moneta a livello globale quest’anno. Il perché è tutto nella Erdonomics: il presidente rifiuta l’aumento dei tassi di interesse perché dice che andrebbe a favore della speculazione e che l’inflazione si combatte tagliandoli non alzandoli i tassi, esattamente il contrario di quello che la teoria economica sostiene. Così facendo ha lasciato che l'inflazione volasse, ormai supera il 20%, ma soprattutto ha affossato l’indipendenza della banca centrale ovvero dell’istituzione che deve sovrintendere alla politica monetaria e mantenere sotto controllo il livello dei prezzi.
Questo atteggiamento non è solo una disputa su tesi economiche opposte o “originali”, ma è figlio della tendenza crescente del presidente Erdogan a voler centralizzare le decisioni e il potere, arrivando a determinare la gestione dell’economia e persino della moneta. La crescita turca si è retta negli ultimi dieci anni sul debito che banche e imprese facevano - spesso in valuta estera - ottenendo denaro a basso costo dalla banca centrale per sostenere gli investimenti. Alzare i tassi di interesse significherebbe ora avere meno denaro in circolazione, perché i prestiti sarebbero più costosi, e se c’è meno denaro in circolazione ci sono meno investimenti e meno consumi, quindi meno crescita e cioè meno consenso politico.
Il meccanismo si è inceppato: nell'ultimo anno la banca centrale ha tagliato i tassi di un totale di 400 punti da settembre, lasciando i rendimenti reali profondamente negativi perché praticamente tutte le altre banche centrali hanno iniziato a stringere o si stanno preparando a farlo.
Ieri decine di persone sono scese in strada a Istanbul e nella capitale Ankara gridando “Via l’Akp, potere al popolo!” e chiedendo la fine del governo del presidente. "Vattene AKP, questo paese è nostro", era l’altro slogan degli studenti accampati a Kadikoy, quartiere dove spesso vengono organizzate le proteste a Istanbul, contro l’aumento del prezzo degli affitti.
Il consenso a Erdogan nei sondaggi è ai minimi storici, secondo le ultime rilevazioni il presidente perderebbe con quasi tutti i suoi potenziali sfodanti del Chp, i repubblicani, e i partiti di opposizione turchi chiedono con insistenza che convochi elezioni anticipate rispetto alla data fissata per la primavera 2023.
Il leader del Partito del Futuro, Ahmet Davutoglu, che è anche l'ex primo ministro di Erdogan, ha definito la gestione dell'economia del presidente non semplice "ignoranza", ma un "tradimento" nei confronti del Paese. "Chiedo a tutti i leader dei nostri partiti politici e alla preziosa nazione di iniziare la vera guerra d'indipendenza economica contro questo tradimento", ha twittato Davutoglu il 23 novembre. “L'istituzione che è responsabile della stabilità dei prezzi, ovvero la Banca centrale, non può più farlo. Può solo osservarlo. La sua autorità gli è stata tolta. Chi l'ha presa? Erdogan solo con un decreto", ha detto il leader partito Repubblicano Popolare (CHP) Kemal K?l?çdaroglu.