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Migranti, pesca e merci: scontro totale Londra-Parigi

(afp)
Dopo la tragedia del naufragio Johnson sui social provoca Macron. Ma rischia un Natale di disagi e scaffali vuoti
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LONDRA - Oltre al Black Friday degli acquisti, ieri è stato un venerdì nero dei rapporti tra Regno Unito e Francia. Irritazione, sospetti, sfiducia, veleni ribollono da tempo tra i due Paesi G7, pilastri dell'Occidente. Ora, però, le frizioni tra Londra e Parigi stanno aggravandosi sempre più. E potrebbero deragliare presto. La strage di 27 migranti partiti dalla francese Calais e affogati nella Manica mercoledì scorso, la peggiore tragedia nell'area, è stato un dramma al cuore dell'Europa. Parallelamente, ha anche scatenato una profonda crisi politica tra Parigi e Londra, che si trascina dalla Brexit ma ora è complicata da vari fattori, tra cui l'emergenza immigrazione.


Ad accendere l'ultimo scontro è stat…

LONDRA - Oltre al Black Friday degli acquisti, ieri è stato un venerdì nero dei rapporti tra Regno Unito e Francia. Irritazione, sospetti, sfiducia, veleni ribollono da tempo tra i due Paesi G7, pilastri dell'Occidente. Ora, però, le frizioni tra Londra e Parigi stanno aggravandosi sempre più. E potrebbero deragliare presto. La strage di 27 migranti partiti dalla francese Calais e affogati nella Manica mercoledì scorso, la peggiore tragedia nell'area, è stato un dramma al cuore dell'Europa. Parallelamente, ha anche scatenato una profonda crisi politica tra Parigi e Londra, che si trascina dalla Brexit ma ora è complicata da vari fattori, tra cui l'emergenza immigrazione.


Ad accendere l'ultimo scontro è stato un tweet di Boris Johnson giovedì sera: una ferma lettera online, in cui primo ministro britannico ha intimato al presidente francese Emmanuel Macron di riprendersi tutti i migranti arrivati illegalmente sulle coste inglesi negli ultimi mesi dalla Manica. I numeri, del resto, inquietano Londra: i migranti e richiedenti asilo che hanno traversato la Manica nel 2021 sono già 26mila, contro i 9mila scarsi dell'anno prima e i 1.500 del 2019.

Non solo: Johnson da tempo rimprovera alla Francia di non (voler) fare abbastanza per bloccare i migranti, accuse respinte da Parigi. E così il primo ministro britannico ha stilato un piano da 5 punti per contrastare l'immigrazione illegale nella Manica con Parigi: ronde comuni sulle coste, tecnologia, pattuglie marittime e aeree "reciproche", condivisione di intelligence e negoziati per un'intesa tra Regno Unito ed Ue.
Macron e i suoi l'hanno presa malissimo. "Non si comunicano cose del genere su Twitter, senza preavviso. Non è serio", ha accusato il presidente francese da Roma. Inoltre, la mossa di Johnson ha provocato l'umiliante ritiro dell'invito, da parte di Parigi, alla ministra dell'Interno britannica, la falca Priti Patel, a un summit di ministri europei previsto per domenica a Calais proprio sul tema immigrazione.


Quest'ultima, spinosa diatriba è solo la coda del veleno che serpeggia da molte, troppe settimane tra Francia e Regno Unito. Ancora da risolvere è per esempio la questione dei diritti dei pescatori francesi nelle acque britanniche post Brexit. I negoziati fra i due Paesi (Londra dice di aver concesso licenze a sufficienza, Parigi ne vuole molte di più) sono incagliati da tempo, e così ieri alcuni pescherecci francesi hanno impedito ai traghetti inglesi di entrare nel porto di Calais, altri pescatori hanno bloccato l'accesso a Saint-Malo. E c'è stato anche un blocco, seppur breve e simbolico, del tunnel della Manica dal lato francese.


Ma gli screzi sono aggravati da questioni politiche interne. Johnson ha concentrato buona parte della sua retorica pro-Brexit negli ultimi anni sul "riprendere il controllo dei nostri confini". Tuttavia, alla luce di quanto sta accadendo nella Manica, il primo ministro è sotto crescente pressione nel partito conservatore, e così la ministra Patel. Sull'altra sponda, Macron non ha mai perdonato lo "sgarbo" del patto sottobanco Aukus di Stati Uniti e Regno Unito nell'Indo-Pacifico in chiave anti-Cina, e soprattutto è in campagna elettorale: non permetterà mai di sembrare un "leader debole" nei confronti di Johnson. L'altro giorno il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian ha attaccato Johnson in radio: "È un populista opportunista!".

All'orizzonte, poi, si staglia un altro grosso guaio: una possibile guerra commerciale tra Regno Unito e Ue sull'Irlanda del Nord, perché Johnson vuole stracciare quella parte di accordo della Brexit firmato solo due anni fa, in quanto "spacca in due il Regno Unito". A quel punto, Parigi potrebbe rallentare scambi, trasporti, consegne tra frontiere attraverso la Manica. I furenti pescatori francesi ieri lo hanno detto: "Questa è solo un'azione dimostrativa, siamo pronti a bloccare tutto". E se c'è una cosa che, per la sua carriera politica, davvero teme Boris Johnson è l'onta di un Natale di disagi e scaffali vuoti per i britannici.