Macron-Papa, scambio di battute a cinque mesi dalle presidenziali in Francia
di Anais Ginori , Paolo Rodari , di Anais Ginori, Paolo RodariA cinque mesi dalle presidenziali, il Papa concede un'udienza non di mera cortesia a Emmanuel Macron. L'udienza è stata chiesta da Macron nell'ambito dei frequenti contatti che intrattiene con il Pontefice. I due, fra l'altro, si scambiano regolarmente telefonate, l'ultima nel marzo di quest'anno. "Come stai? Ti vedo stanco", dice Macron appena incontra il Papa fuori dalla Biblioteca apostolica. A testimonianza di un rapporto cordiale, si danno del tu. "Come sta tua moglie?", chiede il Papa, che pronuncia qualche parola in francese e che, donandogli i documenti del Pontificato, aggiunge: "Spero di non annoiarti".
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A cinque mesi dalle presidenziali, il Papa concede un'udienza non di mera cortesia a Emmanuel Macron. L'udienza è stata chiesta da Macron nell'ambito dei frequenti contatti che intrattiene con il Pontefice. I due, fra l'altro, si scambiano regolarmente telefonate, l'ultima nel marzo di quest'anno. "Come stai? Ti vedo stanco", dice Macron appena incontra il Papa fuori dalla Biblioteca apostolica. A testimonianza di un rapporto cordiale, si danno del tu. "Come sta tua moglie?", chiede il Papa, che pronuncia qualche parola in francese e che, donandogli i documenti del Pontificato, aggiunge: "Spero di non annoiarti".
Per Macron la visita in Vaticano è anche un modo di rivolgersi ai cattolici francesi a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato e del voto previsto in aprile, con diversi candidati che tentano di prendere consensi proprio in questa comunità religiosa, in particolare Marine Le Pen ed Éric Zemmour. "Venire dal Papa è sempre un modo di mandare un segnale ai cattolici", riconosce il leader in un colloquio con il giornale La Croix. Il capo di Stato vuole rivolgersi alla corrente più progressista del cattolicesimo francese, spesso la meno visibile, mentre Le Pen e soprattutto Zemmour cercano di sedurre l'ala più conservatrice, molto più alla ribalta, che in passato ha organizzato grandi proteste in piazza contro riforme sui diritti e durante la pandemia aveva attaccato il governo per aver tenuto chiuse le chiese.
Dopo l'uscita del rapporto della Commissione Sauvé sulla pedofilia nella Chiesa francese per Francesco l'incontro era l'occasione giusta per esprimere di persona la propria vicinanza alle vittime e al Paese dopo averlo fatto in un intervento pubblico qualche settimana fa. Il rapporto ha scosso la Francia ma anche la Santa Sede fino a casa Santa Marta dove risiede Bergoglio e dove non è passato inosservato lo scontro politico che si è aperto dopo la pubblicazione. L'ipotesi di togliere il segreto della confessione quando contiene notizie su abusi e reati su minorenni ha provocato feroci polemiche Oltralpe.
Sono tempi difficili per la Chiesa francese, che potrebbe dover vendere parte del suo patrimonio immobiliare per risarcire le vittime degli abusi pedofili. Ieri è arrivata anche la notizia delle dimissioni dell'arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, in seguito alle rivelazioni di un settimanale su una sua presunta relazione con una donna nel 2012. La diocesi di Parigi riconosce che l'alto prelato ebbe all'epoca un "comportamento ambiguo" con una donna. La stampa francese evoca uno scandalo immobiliare facente capo sempre alla diocesi di Parigi: un patrimonio di 700 milioni di euro che sarebbe stato tenuto "nascosto" dai bilanci ufficiali. Ora sarà il Papa a dover decidere se accettare o meno le dimissioni dell'arcivescovo che sono un altro colpo nel clero francese. Nel marzo 2020 si era dovuto dimettere il cardinale Barbarin, accusato di non aver denunciato abusi sessuali su minori nella diocesi di Lione.