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Zelenskij: “Pronto un golpe in Ucraina”. Nato e Usa mettono in guardia Mosca

Il presidente ucraino Volodimir Zelenskij ieri in conferenza stampa (afp)

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La denuncia dal presidente di Kiev: “Pronti a reagire”. E chiama in causa l'oligarca Akhmetov. Il Cremlino nega
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Nel culmine delle tensioni con l'ingombrante vicino russo, ma anche di un pesante crollo dei suoi tassi di popolarità, il presidente ucraino Volodimir Zelenskij ha agitato lo spettro di un imminente "golpe" a Kiev che coinvolgerebbe "alcune persone in Russia", nonché il magnate ucraino e suo arcinemico Rinat Akhmetov. "Ho ricevuto informazioni che un colpo di Stato avrà luogo nel nostro Paese il primo e il 2 dicembre", ha detto durante una conferenza stampa fiume l'ex attore 43enne eletto presidente nel 2019, ventilando la presenza di registrazioni audio in possesso dell'intelligence. Akhmetov verrebbe solo menzionato e non prenderebbe parte al colloquio, ha specificato Zelenskij ammettendo: "Credo si tratti di una messa in scena". Mentre alla domanda se il Cremlino fosse coinvolto ha risposto: "Mi spiace, non posso parlarne". Non un dettaglio di più.

Nel culmine delle tensioni con l'ingombrante vicino russo, ma anche di un pesante crollo dei suoi tassi di popolarità, il presidente ucraino Volodimir Zelenskij ha agitato lo spettro di un imminente "golpe" a Kiev che coinvolgerebbe "alcune persone in Russia", nonché il magnate ucraino e suo arcinemico Rinat Akhmetov. "Ho ricevuto informazioni che un colpo di Stato avrà luogo nel nostro Paese il primo e il 2 dicembre", ha detto durante una conferenza stampa fiume l'ex attore 43enne eletto presidente nel 2019, ventilando la presenza di registrazioni audio in possesso dell'intelligence. Akhmetov verrebbe solo menzionato e non prenderebbe parte al colloquio, ha specificato Zelenskij ammettendo: "Credo si tratti di una messa in scena". Mentre alla domanda se il Cremlino fosse coinvolto ha risposto: "Mi spiace, non posso parlarne". Non un dettaglio di più.


"La Russia non fa questo genere di cose", è stata la secca replica del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. Mentre Akhmetov, l'uomo più ricco d'Ucraina, ha bollato l'accusa come "un'assoluta menzogna", ricordando di essere "il più grande investitore, contribuente e datore di lavoro del Paese". Nessuna millanteria. A capo di un impero che va dall'energia ai media, dalle banche alle miniere, passando per il calcio con il club Shakhtar Donetsk, con base prevalentemente nel Donbass, la regione orientale dove dal 2014 si scontrano le milizie indipendentiste filorusse e le forze ucraine, il magnate 56enne dà lavoro a oltre 200mila persone e secondo Forbes siede su oltre 7 miliardi di dollari: più dei patrimoni degli altri tre più grandi tycoon ucraini messi insieme. Una fortuna che usa per promuovere le politiche più favorevoli per le sue compagnie e che lo ha recentemente portato ai ferri corti con Zelenskij che ha fatto della lotta ai finanzieri che dominano l'economia post-sovietica dell'Ucraina, o "de-oligarchizzazione" come l'ha battezzata, la pietra angolare della sua presidenza. Tanto da aver siglato il 5 novembre una legge che vieta agli "oligarchi" così designati di finanziare partiti o prendere parte a processi di privatizzazione a meno che non vendano i media da loro controllati o si disinteressino alla politica.


Invece che battere in ritirata, Akhmetov ha attaccato lanciando una campagna anti-Zelenskij sui suoi canali tv che, per tutta risposta, il presidente e il suo partito hanno iniziato a boicottare. Ma secondo diversi analisti, come l'economista Timothy Ash, un coinvolgimento in un golpe ordito da Mosca sarebbe "un suicidio politico ed economico" per Akhmetov che ha sempre cercato di distanziarsi dalla Russia sin dall'inizio del conflitto nel Donbass. "La mia posizione è e sarà chiara e definitiva: un'Ucraina indipendente, democratica e unita con la Crimea e la mia regione natale, il Donbass", ha insistito Akhmetov.


Per quanto tutta da provare, la prospettiva di un golpe in Ucraina non ha fatto che acuire le tensioni con Mosca, già sotto accusa per aver dispiegato quasi 92mila uomini - stando alle stime del capo dell'intelligence militare ucraina, Kyrylo Budanov, riportate da Military Times - nei pressi del confine con le regioni separatiste orientali dell'ex Repubblica satellite. Kiev, ha assicurato Zelenskij, è "pronta a qualsiasi escalation" militare. "Dobbiamo fare affidamento su noi stessi, sul nostro esercito, è potente", ha precisato quando gli è stato chiesto se l'Occidente fosse pronto a intervenire in caso di un attacco da parte di Mosca.


I leader europei, dal presidente del Consiglio Ue Charles Michel alla cancelliera tedesca uscente Angela Merkel, lo hanno infatti esortato a "parlare" con Mosca. "Lo faremo, ho chiesto al responsabile del mio ufficio di chiamare il Cremlino, ci sarà una telefonata nei prossimi giorni", ha assicurato Zelenskij. La porta del dialogo è dunque aperta. Ma il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha avvertito la Federazione russa: un attacco all'Ucraina "avrebbe conseguenze". "Tutte le opzioni sono sul tavolo", ha ribadito l'assistente segretaria statunitense per gli Affari europei ed euroasiatici Karen Donfried alla vigilia degli incontri Nato e Osce a cui prenderà parte Antony Blinken la prossima settimana. "Ora tocca all'Alleanza decidere le prossime mosse".