Etiopia, il premier Abiy Ahmed posta un video in mimetica dal fronte: "Stiamo vincendo"
di Raffaella Scuderi , di Raffaella ScuderiOcchiali a specchio, mimetica e circondato dalle truppe federali. Abiy Ahmed cammina nella boscaglia della regione di Afar con la radio sull'orecchio. A due giorni dall'annuncio della sua partenza per il fronte, il premier etiope posta il primo filmato della sua presenza in campo contro le forze di difesa del Tigray, Tdf.
Due giorni che sono stati pieni di speculazioni e illazioni da parte dei suoi detrattori su dove fosse finito mentre le truppe ribelli si trovano a 130 chilometri dalla capitale: "È scappato. Ma perché non posta foto dal fronte?". Ed eccolo qui, trionfante, che annuncia la vicina vittoria: "Quella che vedete dietro di me è un'area montuosa che fino a ieri era in mano al nemico. Abbiamo liberato la zona". Abiy e il suo plotone si trovano ad Afar, una delle due regioni, insieme all'Amhara, conquistate dai tigrini, con cui il governo federale è in guerra dal 3 novembre del 2020.
Occhiali a specchio, mimetica e circondato dalle truppe federali. Abiy Ahmed cammina nella boscaglia della regione di Afar con la radio sull'orecchio. A due giorni dall'annuncio della sua partenza per il fronte, il premier etiope posta il primo filmato della sua presenza in campo contro le forze di difesa del Tigray, Tdf.
Due giorni che sono stati pieni di speculazioni e illazioni da parte dei suoi detrattori su dove fosse finito mentre le truppe ribelli si trovano a 130 chilometri dalla capitale: "È scappato. Ma perché non posta foto dal fronte?". Ed eccolo qui, trionfante, che annuncia la vicina vittoria: "Quella che vedete dietro di me è un'area montuosa che fino a ieri era in mano al nemico. Abbiamo liberato la zona". Abiy e il suo plotone si trovano ad Afar, una delle due regioni, insieme all'Amhara, conquistate dai tigrini, con cui il governo federale è in guerra dal 3 novembre del 2020.
"Il morale delle truppe è molto alto. È stata una grande impresa. Abbiamo preso Kasagita e oggi ci riprendiamo Chifra e Burqa. E continueremo finché non verrà assicurata la libertà dell'Etiopia. I nostri fratelli in Etiopa stanno facendo il possibile per far sentire le loro voci. Inclusi gli accademici. Continueremo a vincere. Il nostro nemico non può competere con noi. Vinceremo. E lasceremo un Paese libero e prospero ai nostri figli".
La censura dei media
Le riprese dal fronte sono della Tv di Stato, Fana Broadcasting, ormai unico testimone del conflitto in corso nel Paese del Corno d'Africa. Da due giorni infatti il governo ha vietato la presenza sul campo di tutti i media, eccetto quelli statali. "Lo stato di emergenza vieta a soggetti non autorizzati di diffondere attività dal fronte attraverso i media", ha detto a Repubblica la portavoce del premier, Billene Seyoum.
Il nuovo decreto afferma che "è proibito diffondere tramite qualunque sistema di comunicazione qualsiasi movimento militare, i risultati dei campi di battaglia" che non sono stati pubblicati ufficialmente dal governo. "Le forze di sicurezza adotteranno le misure necessarie nei confronti di coloro che avranno violato" l'ordine, si aggiunge, con un monito ai nuovi organi di stampa e ai profili sui social media che hanno riportato le dichiarazioni dei ribelli relative alle ultime conquiste territoriali.
Stretta anche sui social
Il governo etiope, inoltre, ha proibito ai cittadini di "usare vari tipi di piattaforme mediatiche per supportare direttamente o indirettamente il gruppo terroristico", con riferimento al Tplf, e ha avvisato su conseguenze, non specificate, per chiunque ignorasse il decreto. I tigrini hanno risposto al video trionfante del premier con un tweet di scherno di Getachew Reda, portavoce del Tplf: "Foto e farse a parte, niente intacca le nostre forze militari che stanno marciando verso la vittoria".
La preoccupazione degli Usa
Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha espresso "forte preoccupazione" per l'escalation militare in Etiopia e ha lanciato un appello perché si tengano "urgentemente negoziati" che mettano fine alla crisi. Il messaggio del capo della diplomazia americana arriva dopo una telefonata con il presidente kenyano, Uhuru Kenyatta, impegnato negli sforzi diplomatici per risolvere la situazione. I ribelli tigrini continuano ad avanzare verso Addis Abeba e hanno sostenuto di aver conquistato una città a soli 130 chilometri dalla capitale.