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La Ue mette in guardia dall'uso della parola Natale, ma così rischia un eccesso di zelo

Alla porta di Brandeburgo di Berlino, i simboli del Natale cristiano e della Hannukah ebraica (afp)
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includere, includere, includere: non è un lavoro da poco. E come in tutti i lavori non ci si guarda mai abbastanza dagli eccessi di zelo. È anche vero che una quantità di persone apre bocca senza minimamente pensare a chi si rivolge, e questo non è bene.

 


Ma si corre anche il rischio di esagerare. Prendiamo il problema di Natale. Può capitare di augurare sbadatamente "buon Natale" a un indù, ma il punto oggi è ritenuto essere proprio la sbadataggine. Gli avvisi si moltiplicano e allora essere sbadati non si può più. Non ci sono più gaffe, ma solo colpe.


    Chi ha già cominciato a disimballare il prese…

includere, includere, includere: non è un lavoro da poco. E come in tutti i lavori non ci si guarda mai abbastanza dagli eccessi di zelo. È anche vero che una quantità di persone apre bocca senza minimamente pensare a chi si rivolge, e questo non è bene.

 


Ma si corre anche il rischio di esagerare. Prendiamo il problema di Natale. Può capitare di augurare sbadatamente "buon Natale" a un indù, ma il punto oggi è ritenuto essere proprio la sbadataggine. Gli avvisi si moltiplicano e allora essere sbadati non si può più. Non ci sono più gaffe, ma solo colpe.


    Chi ha già cominciato a disimballare il presepe avrà forse osservato con nuova perplessità l'angelo che regge il cartiglio con la scritta che augura "Pace a tutti gli uomini di buona volontà". Dall'alto dei cieli e della sua proverbiale non-binarietà, quell'angelo estende il maschile degli uomini sino a comprendere le donne. Pacifico questo poteva apparire nel Novecento ma in quest'altro secolo non lo è più. In secondo luogo, con tutta la buona volontà, pacifico non è neppure il presepe, anzi non lo è il Natale in generale.


È vero che senza sentirsi escluse le persone atee hanno spesso festeggiato il Natale con doni e baroli, ma quello era appunto il Novecento, che al confronto con il nostro sembra un secolo privo di scrupoli e anzi di pensiero.


Ora interviene la Commissione europea ci mette sull'avviso e sulla strada buona. Le parole sono importanti e che una persona debba sentir chiamare "Natale" un giorno in cui non ritiene sia nato nessuno di speciale non è giusto, giacché non inclusivo.Non parliamo di Natale: lasciamo nel vago e diciamo "periodo di vacanze". Certo, c'è poi il problema che oggi è martedì e io a Marte non credo. Si comincia a demansionare il Natale a vacanza semplice e si finisce per perdere qualche venerdì.

 


    Quindi queste linee guida della Commissione europea sono lastricate da ottime intenzioni ma su dove conducano non si può riposare in tutta tranquillità. L'invito a non fare esempi su persone chiamate Giovanni e Maria perché sono nomi cristiani appare appunto un chiaro eccesso di zelo.


Però quel Talleyrand che condannava lo zelo era poi un maschio, aristocratico, vescovo, bianco, cisgender, transalpino, nonché notorio politicante e intrigante, certamente non un esempio di inclusivisimo. Visto il pulpito, che siano dunque preferibili gli eccessi di zelo? Nel dubbio, se non ci risentiamo prima, buone vacanze a voi e famiglia.