Disney+ sbarca a Hong Kong, ma dai Simpsons sparisce l'episodio con Tienanmen
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Disney+ porta I Simpsons ad Hong Kong. Più o meno. La piattaforma di streaming è sbarcata nell’ex colonia britannica a metà novembre, ma dal catalogo della serie sulla più famosa famiglia americana manca un episodio. I fan di Homer&Co. si sono accorti infatti che nella sedicesima stagione si passa dalla puntata numero 11 alla 13. La dodicesima, quella in cui si narrano le avventure della famiglia di Springfield in Cina per cercare di adottare una bambina, manca all’appello: sparita. Il motivo? I riferimenti alla strage di Tienanmen, argomento più che sensibile per Pechino.
“Piazza Tienanmen. In questo luogo, nel 1989, non avvenne nulla”, è la scritta che compare ad un certo punto nella puntata, andata in onda negli Stati Uniti per la prima volta nel 2005. Subito dopo Selma, la sorella di Marge, si ritrova a fronteggiare un carro armato in piazza, chiaro riferimento al Rivoltoso sconosciuto, il…
PECHINO - Disney+ porta I Simpsons ad Hong Kong. Più o meno. La piattaforma di streaming è sbarcata nell’ex colonia britannica a metà novembre, ma dal catalogo della serie sulla più famosa famiglia americana manca un episodio. I fan di Homer&Co. si sono accorti infatti che nella sedicesima stagione si passa dalla puntata numero 11 alla 13. La dodicesima, quella in cui si narrano le avventure della famiglia di Springfield in Cina per cercare di adottare una bambina, manca all’appello: sparita. Il motivo? I riferimenti alla strage di Tienanmen, argomento più che sensibile per Pechino.
“Piazza Tienanmen. In questo luogo, nel 1989, non avvenne nulla”, è la scritta che compare ad un certo punto nella puntata, andata in onda negli Stati Uniti per la prima volta nel 2005. Subito dopo Selma, la sorella di Marge, si ritrova a fronteggiare un carro armato in piazza, chiaro riferimento al Rivoltoso sconosciuto, il “Tank Man” che nel giugno dell’89 si piazzò davanti ad una colonna di carri armati dell’Esercito popolare per fermarli, diventando il simbolo di quella strage. Nello stesso episodio Homer visita pure il mausoleo di Mao Zedong, al centro della piazza, che ospita il corpo imbalsamato del Grande Timoniere. “Oh, guardalo come dorme, sembra un angioletto che ha ucciso solo 50 milioni di persone”.
Non è ancora chiaro se sia stata Disney+ a “omettere” l’episodio oppure se l’ordine sia arrivato dalle autorità della città. Insomma, se autocensura o censura. Argomento tabù nella Cina continentale, Tienanmen lo sta diventando infatti anche a Hong Kong. Soprattutto da quando è entrata in vigore la nuova legge sulla sicurezza nazionale che il governo comunista ha imposto al Porto Profumato il 30 giugno dello scorso anno: una legge che disciplina i reati di secessione, eversione, terrorismo e collusione con forze straniere e che ha già fatto finire centinaia di attivisti democratici dietro le sbarre e ha costretto sostanzialmente un giornale - l’Apple Daily di Jimmy Lai - a chiudere.
A giugno, per il secondo anno consecutivo le autorità hanno vietato la tradizionale marcia a Victoria Park per commemorare le vittime di Tienanmen, ufficialmente per le restrizioni anti-Covid. I leader dell’Alleanza che quella veglia la organizzavano sono stati arrestati e il mese scorso all’Università della città era stato ordinato di rimuovere dal campus il “Pilastro della vergogna”, la statua in rame alta otto metri che raffigura cinquanta corpi ammassati uno sull’altro opera dell’artista danese Jens Galschiot, omaggio alle vittime dell’89.
Ad ottobre, poi, è entrata in vigore la nuova legge sulla censura dei film, che consente al governo di vietare quelle pellicole ritenute minaccia alla sicurezza nazionale. Una legge che si potrà applicare anche a film che in passato avevano avuto l’approvazione per essere proiettati. Si rischiano fino a tre anni di carcere e una multa di un milione di dollari di Hong Kong. Sono esenti, però, le piattaforme di streaming.
Non è la prima volta che Disney - che qui ha due parchi divertimenti, Disneyland Shanghai e Hong Kong - si trova a fare i conti con le autorità cinesi. Era già successo lo scorso anno con il film su Mulan, l’eroina della tradizione cinese. Prima boicottato dagli attivisti democratici di Hong Kong e dell’Asia intera per le frasi pro-Pechino della protagonista (proprio riguardo alle proteste a Hong Kong del 2019). Poi accusato dal resto del mondo per le riprese effettuate, con tanto di ringraziamenti nei titoli di coda, nella provincia del Xinjiang, dove Pechino è accusata di rinchiudere la minoranza musulmana degli uiguri in campi “di rieducazione”. Polemiche che avevano spinto le autorità cinesi a bloccare la pubblicità in occasione dell’uscita del film. Con il risultato che nelle sale del Dragone Mulan è stato un discreto flop.