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Zakia Seddiki, vedova dell'ambasciatore Attanasio: "Attendo giustizia"

La moglie del diplomatico ucciso lo scorso febbraio nella Repubblica democratica del Congo oggi riceverà una medaglia intitolata al marito in Quirinale
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"Sono orgogliosa che sia stata riconosciuta al mio Luca la più alta onorificenza della Repubblica italiana. Mio marito ha servito il suo Paese con spirito patriottico e promuovendo i valori della democrazia e della pace". È emozionata Zakia Seddiki, moglie di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo ucciso in un agguato lo scorso 22 febbraio insieme a Vittorio Iacovacci, il carabiniere che gli faceva da scorta, e a Mustapha Milambo, l'autista del convoglio del Programma alimentare mondiale con il quale viaggiavano nel Nord Kivu.

Per lei ricevere al Quirinale la medaglia in memoria del padre delle sue tre bambine, Sofia, Miral e Lilia, nel giorno in cui la Farnesina gli intitola la…

"Sono orgogliosa che sia stata riconosciuta al mio Luca la più alta onorificenza della Repubblica italiana. Mio marito ha servito il suo Paese con spirito patriottico e promuovendo i valori della democrazia e della pace". È emozionata Zakia Seddiki, moglie di Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo ucciso in un agguato lo scorso 22 febbraio insieme a Vittorio Iacovacci, il carabiniere che gli faceva da scorta, e a Mustapha Milambo, l'autista del convoglio del Programma alimentare mondiale con il quale viaggiavano nel Nord Kivu.

Per lei ricevere al Quirinale la medaglia in memoria del padre delle sue tre bambine, Sofia, Miral e Lilia, nel giorno in cui la Farnesina gli intitola la sala concorsi, rappresenta anche l'impegno del Paese a non recedere dalla richiesta di verità e giustizia per "due suoi servitori fedeli e anche per Mustapha" la sua convinzione.

"Luca, Vittorio e Mustapha hanno perso la vita su una strada dove il sangue e la  tristezza regnano da anni, perché ci sono grandi interessi nell'area che attraversa", sottolinea Zakia, che ha condiviso con suo marito l'impegno verso la popolazione del Congo fondando, insieme, l'associazione Mama Sofia.

"Per me è stato un onore rappresentare il mio secondo Paese al fianco di un grande uomo che ha portato in alto la nostra diplomazia. Come collaborare con un carabiniere, un fratello, che ha cercato di proteggerlo fino all'ultimo respiro, un uomo degno dell'Arma dei carabinieri. Mi fido della magistratura italiana, che è pronta a portarci alla verita e alla giustizia, ma diventa pesante dopo tutti questi mesi attendere. Spero solo che i testimoni che erano sul posto abbiano detto quello che sapevano", il suo sfogo.

Crede che alla fine si arriverà ad accettare tutte le responsabilità per quanto è avvenuto?
"Sappiamo che non è facile portare avanti un'inchiesta così complessa ma siamo convinti che i magistrati non molleranno. Non solo per noi come famiglie e amici ma come italiani. È stata toccata la nostra bandiera e l'italia non puo accertare un atto cosi grave. Ma anche per Mustapha che rappresenta ogni congolese al servizio di organizzazioni internazionali". 

Chi era Luca Attanasio e come interpretava il suo ruolo di ambasciatore?
"Luca era orgoglioso di essere italiano. Aveva voluto istituire la "settimana della cucina italiana" e aveva creato il gruppo Club italiano d'affari. Era riuscito a riprendere in mano il rapporto Italia-Congo, non solo sostenendo gli imprenditori italiani ma anche garantendo ai congolesi rapporti con aziende serie. Il Paese aveva bisogno di qualità di servizi e l'italia da sempre è impegnata nel migliorare le condizioni di vita in realtà in via di sviluppo".

E l'ambasciatore Attanasio in particolare...
"Per Luca fare l'ambasciatore era una missione, significava non lasciare nessuno indietro. È stato il mio primo sostegno nel fondare Mama Sofia. Al nostro arrivo in Congo sono stata subito colpita dalla  vastità e crudezza  del fenomeno dei bambini di strada. Ce ne sono dappertutto. Una realtà presente anche nel mio paese di origine, il Marocco, ma non in modo così brutale. Ho deciso di fare qualcosa e mettermi in azione e Luca è stato sempre al mio fianco. Nel nostro piccolo volevamo almeno provare ad aiutare questi bambini. Mama Sofia era un grande punto in comune tra me e Luca".

Nonostante ciò che è avvenuto il 22 febbraio, l'azione di Mama Sofia non si è fermata. Nessun dubbio o rancore...
"Malgrado la tragedia vissuta, i bambini e le donne del Congo a cui cerchiamo di dare dignità non ci hanno tolto Luca. Per ciò che gli è accaduto non possiamo togliere loro questa speranza ma far passare il messaggio che il bene puo vincere il male e che la violenza non si cancella con la violenza. Ho visto tante realtà difficili in Congo. Quando si tratta di bambini, in posti dove l'infanzia viene negata ogni giorno e non sanno che hanno quei diritti, è ancora più dura. Non possiamo lasciarli soli".

Oggi, grazie a un'idea dall'ambasciatore, si sta concretizzando un progetto importante. Quale? 
"Sono felice di poter annunciare che tanti italiani hanno fatto la scelta di vita di assumere un impegno verso questi bambini. Luca si era impegnato nel sostenere questo grande lavoro e incoraggiare le organizzazioni ad andare avanti malgrado le difficoltà. Il sogno di vederle unite per lo stesso obiettivo ora è una realtà. Grazie a ForumSaD è nato il progetto. "I bambini dell'ambasciatore". Insieme, in memoria di Luca,  la rete Congo formata da 14 associazioni e con il supporto come media partner di Focus on Africa,  promuoveranno la solidarietà e la cooperazione dell'Italia nel migliorare le condizioni di vita e tutelare i diritti dei minori vulnerabili nella Repubblica Democratica del Congo. Cercheremo di sensibilizzare gli italiani sulla grave condizione dei bambini del Congo e mostrare cosa vuol dire essere piccoli in un luogo dove l'infanzia viene negata ogni giorno".

Presto Mama Sofia sarà attiva anche in Italia. Con quali obiettivi? 
"La  fondazione Mama Sofia continuerà la missione portata avanti in Congo anche in italia e a livello internazionale, in memoria di Luca Attanasio. Favoriremo tutto ciò attraverso attività culturali di interesse sociale ed opere di informazione, istruzione e formazione alla conoscenza e consapevolezza dei diritti civili di ciascun essere umano. In tale ambito, anche mediante la cultura dell'integrazione, della legalità e della non violenza, promuoveremo la tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici  dei minori e dei giovani socialmente ed economicamente svantaggiati ed in generale dei minori a rischio nei Paesi ad economia in transizione, sottosviluppati e in via di sviluppo, nei quali tale difesa e tutela non è assicurata adeguatamente, favorendo il maturarsi della  "Cittadinanza Universale" come capacità di tutti i popoli non solo di godere formalmente di diritti, ma soprattutto di poterli concretamente esercitare. Soli non possiamo rendere felici i bambini del Congo o del mondo ma insieme possiamo fare qualcosa per aiutarli".