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Kazakistan, Ian Bremmer: "Putin evita il crollo di una cleptocrazia. Ma ne uscirà indebolito”

Il presidente russo Vladimir Putin (ansa)
Intervista al numero uno di Eurasia Group: "Il Cremlino è rimasto sorpreso dal tracollo della dittatura, lascerà i soldati nel Paese finché non sarà certo di avere salvato l’alleato"
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WASHINGTON - Il presidente di Eurasia Ian Bremmer va controcorrente: "Il Kazakistan è un segnale di debolezza per Putin, perché rischia le stesse proteste in Russia, e l'intervento lo distrae dall'Ucraina. È un vantaggio che gli occidentali devono sfruttare, presentandosi uniti a Ginevra e alzando la posta".



Cosa succede in Kazakistan?
"È simile alla Bielorussia: un paese governato dalla cleptocrazia, che va male sul piano economico. Hanno messo più pressione sulla gente, raddoppiando il prezzo del gas. La maggior parte delle auto è alimentata col gas e l'impatto sulle persone è stato pesante. La goccia che ha fatto trabocc…

WASHINGTON - Il presidente di Eurasia Ian Bremmer va controcorrente: "Il Kazakistan è un segnale di debolezza per Putin, perché rischia le stesse proteste in Russia, e l'intervento lo distrae dall'Ucraina. È un vantaggio che gli occidentali devono sfruttare, presentandosi uniti a Ginevra e alzando la posta".



Cosa succede in Kazakistan?
"È simile alla Bielorussia: un paese governato dalla cleptocrazia, che va male sul piano economico. Hanno messo più pressione sulla gente, raddoppiando il prezzo del gas. La maggior parte delle auto è alimentata col gas e l'impatto sulle persone è stato pesante. La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma la cosa interessante è quanto sorprendente sia stata la protesta per la leadership, che chiaramente non se l'aspettava. Polizia e forze armate non erano pronte a sparare sui concittadini, perciò nella fase iniziale sono rimaste immobili. Ora la legge marziale, la licenza di sparare sui manifestanti, e le truppe internazionali guidate dalla Russia, saranno abbastanza per tenere il governo in carica. Il Cremlino ha visto il rischio che il regime crollasse rapidamente. Il Kazakistan è un alleato molto affidabile per Mosca, dove nelle regioni settentrionali abitano parecchie persone di origine russa. Putin ha capito che non poteva restare a guardare, e ha mandato le truppe".

L'obiettivo è la sopravvivenza del regime, o prendere il controllo?
"Lo scopo è sostenere il governo in carica. Nazarbayev è stato rimosso, i suoi familiari hanno perso parte della loro influenza, e Tokayev è presidente. Il governo russo ha abbastanza fiducia in lui, perciò vuole tenerlo in piedi".



Le truppe russe resteranno o andranno via?
"Resteranno fino a quando sarà chiaro che Tokayev ha ripreso il controllo assoluto del paese, e la violenza sarà finita. La Russia però non vuole usare le sue truppe per sparare sui cittadini, perché le immagini renderebbero molto difficile il futuro delle relazioni col Kazakistan. Le impiegherà per la guardia alle infrastrutture e risollevare il morale delle forze locali, che condurranno la repressione. È il riconoscimento di Mosca che il paese sarebbe crollato, senza intervento".

Gira voce che i russi abbiano provocato la protesta, per giustificare l'invasione.
"Sì, ho sentito. In realtà Mosca è rimasta sorpresa dalla sollevazione, quindi dubito di questa ipotesi".



Che impatto può avere la crisi sull'Ucraina?
"Tokayev ha problemi perché ha gestito molto male l'economia. Putin lo vede e ciò lo preoccupa molto, per l'impatto che le dure sanzioni occidentali contro Mosca potrebbero avere. La crisi in Kazakistan dovrebbe rendere la Russia più prudente, nella volontà di far precipitare lo scontro con l'Occidente sull'Ucraina".

Occhio, può capitare anche a te.
"Esatto. Sul piano interno i russi dovrebbero temere questa possibilità".

Quindi il Kazakistan rafforza la mano degli occidentali a Ginevra?
"Sì, in parte".

Come devono usarla?
"È molto importante che mostrino un fronte unito, non solo in risposta alla potenziale invasione dell'Ucraina, ma a qualunque cambiamento dello status quo, tipo l'annessione del Donbas. L'Occidente deve chiarire che le azioni russe riceveranno una forte risposta".

Le sanzioni bastano?
"Sì, se sarà molto chiaro che tutti sono a bordo. I russi non devono poter pensare che gli americani le vogliono e gli europei no".