Myanmar, i medici che sfidano la giunta curando i pazienti in clandestinità
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiCHENNAI - Sono stati in prima linea fin dall'inizio, da quell'1 febbraio dell'anno scorso quando i militari hanno agguantato il potere con la forza a Myanmar. Hanno provato con gli scioperi. Poi con i boicottaggi degli ospedali di Stato. Ma dopo i primi arresti e le torture, moltissimi medici e infermieri birmani contrari alla giunta hanno deciso d'entrare in clandestinità e continuare quella che viene chiamata la "Rivoluzione dei camici bianchi" in un altro modo: organizzando un sistema sanitario clandestino parallelo a quello ufficiale.
Mentre in molte zone di Myanmar si è registrato fino al 70 per cento degli abbandoni da parte del personale medico negli ospedali statali, il lavoro di cura dei pazienti si va ricomponendo grazie ad app criptate per darsi appuntamento con i pazienti, applicando la telemedicina via Facebook e ad altre accortezze che ricordano più la Resistenza italiana che non il normale lavoro di chi ha fatto il giurame…
CHENNAI - Sono stati in prima linea fin dall'inizio, da quell'1 febbraio dell'anno scorso quando i militari hanno agguantato il potere con la forza a Myanmar. Hanno provato con gli scioperi. Poi con i boicottaggi degli ospedali di Stato. Ma dopo i primi arresti e le torture, moltissimi medici e infermieri birmani contrari alla giunta hanno deciso d'entrare in clandestinità e continuare quella che viene chiamata la "Rivoluzione dei camici bianchi" in un altro modo: organizzando un sistema sanitario clandestino parallelo a quello ufficiale.
Mentre in molte zone di Myanmar si è registrato fino al 70 per cento degli abbandoni da parte del personale medico negli ospedali statali, il lavoro di cura dei pazienti si va ricomponendo grazie ad app criptate per darsi appuntamento con i pazienti, applicando la telemedicina via Facebook e ad altre accortezze che ricordano più la Resistenza italiana che non il normale lavoro di chi ha fatto il giuramento a Ippocrate.
In una lettera alla prestigiosa rivista internazionale Lancet, i leader del movimento degli ospedalieri e dei medici avevano annunciato in maniera cristallina le motivazioni che li hanno spinti a unirsi al Governo di unità nazionale, composto dai parlamentari fuggiti dalla capitale ed entrati anch'essi in clandestinità per resistere alla giunta: "Abbiamo già visto come cinquant'anni di occupazione militare siano stati disastrosi per il sistema sanitario nazionale. Non possiamo tornare indietro".
Difatti, solo quando la premio Nobel per la Pace Aung Sang Suu Kyi era riuscita a prendere parziale controllo del governo birmano, era temporaneamente aumentata la spesa pubblica per ospedali e cliniche. Prima, e dopo, si è tornati a uno dei più bassi investimenti al mondo per la salute pubblica.
Oggi, medici e infermieri clandestini, come rivela un'inchiesta della Bbc che ha dovuto usare pseudonimi per salvaguardare la salute degli intervistati, sono costretti ad andare al lavoro in abiti civili: niente uniformi e niente cellulari per non rischiare di venire identificati. A Yangon e a Mandalay molte infermiere entrano così camuffate in quelli che sembrano centri per i test molecolari del Covid-19, ma che sono in realtà cliniche di beneficenza clandestina.
Quando arriva una chiamata per una visita a domicilio, le cose si fanno più difficili. "Dobbiamo fare telefonate ai vicini, a persone fidate nel quartiere, per indagare che ci sia davvero un paziente nella casa da cui proviene la chiamata, il tutto per evitare trappole dei militari." Chi viene preso, viene trascinato in prigione e torturato per rivelare i propri contatti nella rete clandestina che sta tenendo in piedi la salute pubblica birmana.
Il ministro ombra più ricercato del Paese
A guidare questi sforzi in un contesto così pericoloso c'è Zaw Wai Soe, ministro della Salute ombra del Governo di unità nazionale. È uno dei clandestini più ricercati, accusato di tradimento per essersi rifiutato di fare il ministro della Salute per i militari golpisti. Ora, grazie ai finanziamenti della diaspora birmana sparsa nel mondo cerca di tenere in piedi il sistema di assistenza per i suoi concittadini.
Uno dei mezzi più utilizzati sono le consultazioni telematiche via Facebook che consentono ai medici di mantenere nascosta la loro ubicazione. "È nostra responsabilità morale continuare a aiutare i pazienti, con una professione che è stata trattata male dai militari per decenni," ha dichiarato Zaw.
Ovviamente i rischi sono altissimi, come il prezzo da pagare in termini di vite umane e di libertà. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nella prima parte del 2021 ben 250 dei 500 attacchi subiti in tutto il mondo dal personale ospedaliero e medico si sono verificati proprio a Myanmar, con 25 morti, 190 arresti e 55 ospedali occupati dalle forze militari birmane.
In questo contesto, gli ospedali statali non hanno abbastanza risorse e nemmeno abbastanza vaccini, oltre a non avere la fiducia di gran parte dei cittadini, per affrontare la pandemia. Per ovviare a questa lacuna il Governo di unità nazionale ha avviato un suo programma di vaccinazione anti-Covid, che può però gestire in maniera libera solo nelle zone di frontiera dove la resistenza contro i militari può appoggiarsi all'aiuto degli eserciti delle etnie in conflitto con la giunta. "Non abbiamo abbastanza soldi per tirare avanti," ammette il ministro clandestino Zaw, "ma abbiamo l'obbligo morale farlo e ci riusciamo grazie al sostegno della popolazione."