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Diario da Kabul. Il piccolo regalo che cancella il malumore

(ansa)
Giornata storta fin dal mattino. Poi è arrivata Adenà
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Oggi una giornata storta fin dalla mattina. Primo, non si trovano i gessi di ben tre protesi, immagino buttati via per sbaglio, e i vani tentativi per contattare i pazienti affinché tornino per i nuovi calchi; poi la notizia che i fornitori consegneranno gli ordini con ritardo imprecisato; quindi due fisioterapiste scortesi con S., una paziente. Che questa sia facile ai battibecchi - la conosciamo - non autorizza ad essere brusche. Ho dovuto richiamarle. Hanno ammesso, ma anche chiesto di considerare la loro situazione.


Una ha due sorelle insegnanti rimaste senza lavoro, con mariti disoccupati e figlie a casa dalla scuola. Deve mantenere tutti, la tensione in casa è alta, non fanno che piangere o litigare. L'altra …

Oggi una giornata storta fin dalla mattina. Primo, non si trovano i gessi di ben tre protesi, immagino buttati via per sbaglio, e i vani tentativi per contattare i pazienti affinché tornino per i nuovi calchi; poi la notizia che i fornitori consegneranno gli ordini con ritardo imprecisato; quindi due fisioterapiste scortesi con S., una paziente. Che questa sia facile ai battibecchi - la conosciamo - non autorizza ad essere brusche. Ho dovuto richiamarle. Hanno ammesso, ma anche chiesto di considerare la loro situazione.


Una ha due sorelle insegnanti rimaste senza lavoro, con mariti disoccupati e figlie a casa dalla scuola. Deve mantenere tutti, la tensione in casa è alta, non fanno che piangere o litigare. L'altra ha il padre con problemi di cuore, occorre vada in Pakistan per trattamento, ma il visto urgente costa 350 dollari e lei non li ha. Sono saltati ad entrambe i nervi quando S. ha cominciato a fare loro fretta ripetendo che con il nuovo regime la vita era per lei difficile. "E per noi no?", hanno risposto e di lì il litigio. Ma non è finita: mi chiamano perché c'è una donna che insiste per vedermi. "Sapete cosa vuole?", chiedo. "Lo dirà solo a te".


Esito, in genere di questi tempi è per richieste di aiuto che non so dare. La riconosco, è Adenà. Oltre venti anni fa si era fratturata ovunque cadendo dal balcone. Varie le versioni dell'incidente: (1) sporta troppo stendendo i panni; (2) tentato il suicidio per maltrattamenti; (3) buttata giù dal marito perché trovata con un amante. Ma a colpirmi era stato il commento generale (anche di donne!) alla terza ipotesi: "Se l'ha tradito, ha fatto bene". Per essere sicuro di avere capito bene, avevo chiesto a diversi colleghi maschi cosa avrebbero fatto se avessero sorpreso la propria moglie con un altro. Uccisa con l'amante, nessun dubbio. Qualche giorno di carcere per gli accertamenti, poi liberi, l'onore salvo. Ricordo che quel giorno e per un po' agli afghani volli meno bene.


Ahimè, sono convinto che se riponessi la domanda ora otterrei la stessa risposta. Malgrado internet, tv e telefoni-smart, tradizioni e orgoglio maschile sono invariati, con l'aggravante che oggi la protezione legale offerta alle donne è quasi zero. "Salam", dice Adenà con tono di scusa per aver disturbato. "Volevo darti questo". Mi porge una borsa di plastica. Contiene un paio di calze fatte a mano. "È per ringraziarti di essere rimasto a Kabul". Ringrazio balbettando. È un inaspettato regalo e un bellissimo augurio di buon anno. Il malumore per la giornata storta scompare.