Colloqui Usa-Russia sull'Ucraina, soldati al confine e diplomazia: la partita a scacchi di Putin
di Rosalba Castelletti , di Rosalba CastellettiLa settimana di serrati negoziati - il Dialogo sulla stabilità strategica a Ginevra, il Consiglio Nato-Russia a Bruxelles e il vertice Osce a Vienna - non è ancora iniziata, ma il presidente russo Vladimir Putin ha già incassato un successo: aver ottenuto la piena attenzione di Joe Biden. A sei mesi dal primo faccia a faccia a Ginevra, i due leader hanno tenuto un nuovo vertice virtuale il 7 dicembre e intrattenuto una telefonata di quasi un'ora il 30 che ha portato ai colloqui che si aprono oggi.
Per non contare le recenti comunicazioni ad altri livelli governativi. Lo scorso novembre il direttore della Cia William Burns è volato a Mosca per incontrare Putin, il segretario del Consiglio di sicurezza russa Nikolaj Patrushev e il capo dell’intelligence estera Serghej Narushkin, mentre il consigliere Usa per la sicurezza nazionale Jake Sullivan è stato in contatto con l’omologo russo Jurij Ushakov.
Mosca sta negoziando con Washington …
La settimana di serrati negoziati - il Dialogo sulla stabilità strategica a Ginevra, il Consiglio Nato-Russia a Bruxelles e il vertice Osce a Vienna - non è ancora iniziata, ma il presidente russo Vladimir Putin ha già incassato un successo: aver ottenuto la piena attenzione di Joe Biden. A sei mesi dal primo faccia a faccia a Ginevra, i due leader hanno tenuto un nuovo vertice virtuale il 7 dicembre e intrattenuto una telefonata di quasi un'ora il 30 che ha portato ai colloqui che si aprono oggi.
Per non contare le recenti comunicazioni ad altri livelli governativi. Lo scorso novembre il direttore della Cia William Burns è volato a Mosca per incontrare Putin, il segretario del Consiglio di sicurezza russa Nikolaj Patrushev e il capo dell’intelligence estera Serghej Narushkin, mentre il consigliere Usa per la sicurezza nazionale Jake Sullivan è stato in contatto con l’omologo russo Jurij Ushakov.
Mosca sta negoziando con Washington da attore geopolitico alla pari, in un momento in cui il capo della Casa Bianca è concentrato sull'ascesa della Cina. La strategia di Putin ha pagato. Aver ammassato uomini e mezzi al confine ucraino ha funzionato. La strategia di Putin ha pagato.
Negli ultimi anni Mosca ha mostrato crescente frustrazione per lo stallo del conflitto nel Donbass, in Est Ucraina. I cosiddetti Accordi di Minsk II, finalizzati nel 2015 grazie alla mediazione di Francia e Germania, non hanno posto fine ai combattimenti costati già oltre 14mila vite. Mosca e Kiev s'incolpano a vicenda sostenendo, i russi, che l'Ucraina non abbia approvato le modifiche costituzionali per garantire l'autonomia alle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk e, gli ucraini, che la Russia impedisca loro di controllare il confine.
Per superare la paralisi, il Cremlino vorrebbe forzare un nuovo accordo grazie agli Stati Uniti, eludendo Parigi e Berlino e persino Kiev. I vertici di Bruxelles e Vienna sono però stati fissati proprio per rispondere agli appelli di cancellerie europee e Ucraina a non concludere intese sulle loro teste. Washington ha promesso: "Nulla su di voi senza di voi". Ma gli alleati Ue sono già stati scottati dalle decisioni unilaterali Usa sul ritiro dall'Afghanistan e l'affaire Aukus.
Il leader del Cremlino cercherà di sfruttare queste tensioni nonché eventuali spaccature all'interno della Nato. Il presidente francese Emmanuel Macron ha già chiesto cautela sull'ipotesi di nuove sanzioni anti-russe. Mentre la nuova coalizione di governo tedesca potrebbe dividersi tra la linea da colomba del cancelliere Olaf Scholz e quella da falco della ministra degli Esteri Annalena Baerbock.
Putin ha intanto alzato la posta in gioco. Il 17 dicembre scorso, tramite il ministero degli Esteri, ha diffuso due proposte di trattato, una con gli Usa e l'altra con la Nato, chiedendo che l'Alleanza escluda l'allargamento a Est, e in particolare chiuda la porta aperta nell'aprile 2008 a Ucraina e Georgia; che smetta di stanziare contingenti a rotazione negli ex Stati sovietici oggi Paesi membri della Nato contravvenendo all’impegno preso nel maggio 1997, come ha iniziato a fare dopo l’annessione russa della penisola ucraina, la Crimea, nel 2014; e che si impegni a non schierare missili in grado di colpire Mosca. Infine, che Stati Uniti e Nato non forniscano assistenza militare a Kiev e che sospendano le esercitazioni nei Paesi post-sovietici. Putin, in sostanza, vorrebbe riportare indietro l’orologio ripristinando il pieno controllo sul suo cosiddetto “vicino estero”.
Mosca ieri ha escluso qualsiasi "concessione" sulle sue richieste agitando lo spettro di "una nuova crisi dei missili" al pari di Cuba 1962. Al netto della retorica, gli ultimatum potrebbero essere un'apertura dimostrativa della partita a scacchi con l'Occidente. Chiedere il massimo per puntare a ottenere qualcosa: rimettere in carreggiata le relazioni con gli Usa, rilanciare il dialogo sul disarmo dopo il naufragio sotto l'amministrazione Trump del Trattato Inf del 1987 e magari trovare qualche compromesso, come il principio “Non ora, non mai” sull’adesione alla Nato di ex Paesi Urss.
C'è anche un'altra possibilità. Che le due bozze d'accordo siano uno stratagemma per far deragliare i colloqui e creare, in caso di rifiuto, un pretesto per un'azione militare contro l'Ucraina. "È il principio di Cechov: metti una pistola carica sul palco nel primo atto e devi usarla entro il terzo", afferma Matthew Rojansky, direttore del Kennan Institute del Wilson Center di Washington. Che tuttavia sostiene che i colloqui di oggi servano innanzitutto a "riportare indietro il pendolo, a una diplomazia e una comunicazione più efficaci". Quel salto indietro al trattamento alla pari che Putin agogna da tempo.