✕

Kazakistan, Pechino è con la repressione: “No a rivoluzioni colorate”

Ascolta l'audio

La Cina appoggia il regime: stabilità ai confini e rapporti commerciali sicuri
2 minuti di lettura

PECHINO - "In quanto partner strategico del Kazakistan, la Cina è disposta a sostenere fermamente il Paese per mantenere la stabilità e fermare le violenze in questo momento critico. Dopo la tempesta arriva l'arcobaleno". Usa un pizzico di poesia Wang Yi, il potente capo della diplomazia di Pechino, per ribadire - come ha già fatto quattro giorni fa il presidente Xi Jinping, pronto ad opporsi a qualsiasi tentativo di "rivoluzione colorata" - il sostegno al governo di Tokayev. Il ministro degli Esteri cinese ne ha parlato ieri al telefono con il vicepremier kazako Tileuberdi, sottolineando come la Cina sia "pronta a fare del suo meglio per fornire al Kazakistan il supporto e l'assistenza necessari", aggiungendo che "alcune forze esterne non vogliono la pace e la tranquillità nella nostra regione".

Supporto ribadito anche dall'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (che la Cina presiede) e di cui fa…

PECHINO - "In quanto partner strategico del Kazakistan, la Cina è disposta a sostenere fermamente il Paese per mantenere la stabilità e fermare le violenze in questo momento critico. Dopo la tempesta arriva l'arcobaleno". Usa un pizzico di poesia Wang Yi, il potente capo della diplomazia di Pechino, per ribadire - come ha già fatto quattro giorni fa il presidente Xi Jinping, pronto ad opporsi a qualsiasi tentativo di "rivoluzione colorata" - il sostegno al governo di Tokayev. Il ministro degli Esteri cinese ne ha parlato ieri al telefono con il vicepremier kazako Tileuberdi, sottolineando come la Cina sia "pronta a fare del suo meglio per fornire al Kazakistan il supporto e l'assistenza necessari", aggiungendo che "alcune forze esterne non vogliono la pace e la tranquillità nella nostra regione".

Supporto ribadito anche dall'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (che la Cina presiede) e di cui fanno parte proprio Russia e Kazakistan. In che cosa si tradurrà questo supporto è ancora un enigma tutto da decifrare. Di sicuro, ritengono molti analisti, non in un intervento militare. La Cina sa di non avere la stessa influenza nella regione della Russia e allo stesso tempo non vuole essere troppo coinvolta. La decisione di Mosca di fare la prima mossa con l'invio delle truppe al Dragone ha fatto tutto sommato comodo. Di sicuro, però, a Pechino i cambi di regime non piacciono. Soprattutto in quei Paesi con i quali fa ottimi affari.

È la seconda volta in sei mesi che la Cina vede scoppiare disordini alle sue frontiere occidentali, dopo la presa dell'Afghanistan da parte dei talebani ad agosto. E stabilità è la parola chiave, oggi come sei mesi fa, di questo delicato equilibrismo che sta portando avanti il governo comunista fedele da una parte alla sua storica politica della non interferenza negli affari interni altrui ma desideroso altrettanto di salvaguardare i propri interessi. Con il Kazakistan la Cina condivide 1.770 chilometri di frontiera e, come nel ribaltone afgano, i timori che i disordini possano sconfinare nello Xinjiang agitano la diplomazia pechinese. 

La partita energetica è di sicuro quella centrale. Fu proprio dall'ex capitale Astana che nel settembre 2013 Xi evocò per la prima volta la sua visione della Belt and Road Initiative: quella Via della Seta che, come quella dell'antichità, doveva servire a incentivare i commerci e gli scambi tra l'Asia e l'Europa. Con la Cina, di nuovo, al centro del mondo. Da quel viaggio in terra kazaka Xi fece aggiudicare alla China National Petroleum l'8% del giacimento petrolifero di Kashagan. Snodo cruciale per i progetti cinesi, il Kazakistan conta su Pechino come primo partner per le sue esportazioni: petrolio, gas, rame. La Cina importa il 29% di gas naturale dal proprio vicino (4,02 milioni di tonnellate nei primi undici mesi dello scorso anno). Quindicimila treni merci dalla Cina all'Europa hanno attraversato il Paese centro-asiatico nel 2021. Lo scorso anno lo scambio commerciale tra i due Paesi è stato di 22,94 miliardi di dollari: un +14,7% rispetto al 2020.

Negli ultimi quindici anni Pechino ha investito - secondo i calcoli del South China Morning Post - 19,2 miliardi di dollari nel Paese. Tra i progetti più importanti c'è il gasdotto China Central Asia, operativo dal 2009, che parte in Turkmenistan, entra in Uzbekistan, passa proprio attraverso il Kazakistan, e finisce nello Xinjiang. Nel marzo 2020 (ultimi dati disponibili) il gasdotto ha fatto arrivare in terra cinese 304,6 miliardi di metri cubi di gas naturale. E un Kazakistan instabile non è auspicabile per la sicurezza energetica della Cina.

Pechino si attrezza, in ogni caso, allo scenario peggiore. In questo senso va letta la cinque-giorni che è cominciata ieri nella capitale cinese con il segretario generale del Consiglio per la cooperazione nel Golfo e i ministri degli Esteri di quattro dei sei Paesi membri - Arabia Saudita, Kuwait, Oman e Bahrain - per provare a chiudere un accordo di libero scambio e assicurare stabilità alle proprie importazioni di petrolio e gas.