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"Rischio conflitto armato in Europa”. Sull’Ucraina è gelo tra Nato e Russia

Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato (reuters)
Dopo quasi tre anni i rappresentanti di Mosca e quelli dell’Alleanza atlantica tornano a parlarsi. Allarme di Stoltenberg: “Occorre prevenire uno scontro diretto"
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Bruxelles - Per ora è stato un dialogo tra sordi. E sullo sfondo il precipizio di una escalation militare in Ucraina. Il consiglio Nato-Russia che si è svolto ieri a Bruxelles - la prima volta dopo quasi tre anni - non ha fatto progressi nel duello a distanza tra Mosca e l'Alleanza Atlantica. "C'è un rischio reale di conflitto armato in Europa. Per questo l'incontro è così importante. Lo facciamo per prevenire questo conflitto armato", è stata la sintesi drammatica del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

Il punto, infatti è proprio questo: la Russia continua ad ammassare truppe e armi al confine con l'Ucraina. Una situazione che sembra a un passo dall'abisso. Anche perché le richieste del presidente Vladimir Putin sono state già considerate irricevibili dal blocco occidentale: ossia impedire l'estensione del Patto Atlantico ad altri Paesi europei. Il riferimento è in p…

Bruxelles - Per ora è stato un dialogo tra sordi. E sullo sfondo il precipizio di una escalation militare in Ucraina. Il consiglio Nato-Russia che si è svolto ieri a Bruxelles - la prima volta dopo quasi tre anni - non ha fatto progressi nel duello a distanza tra Mosca e l'Alleanza Atlantica. "C'è un rischio reale di conflitto armato in Europa. Per questo l'incontro è così importante. Lo facciamo per prevenire questo conflitto armato", è stata la sintesi drammatica del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg.

Il punto, infatti è proprio questo: la Russia continua ad ammassare truppe e armi al confine con l'Ucraina. Una situazione che sembra a un passo dall'abisso. Anche perché le richieste del presidente Vladimir Putin sono state già considerate irricevibili dal blocco occidentale: ossia impedire l'estensione del Patto Atlantico ad altri Paesi europei. Il riferimento è in particolare all'Ucraina e alla Georgia. "L'allargamento ad est della Nato - avverte il ministero della Difesa russo - può avere conseguenze imprevedibili".

 

In gioco, dunque, c'è soprattutto il ritorno alla politica delle "sfere di influenza". Alla teoria dei "blocchi". Che Usa ed Europa non intendono accettare. Sebbene il Cremlino riversi su di loro proprio questa accusa. I rapporti quindi restano tesissimi. La circostanza che l'ultima riunione del Consiglio si sia tenuta nel luglio del 2019 lo testimonia. La nota positiva è che l'incontro si sia svolto e che non c'è preclusione rispetto alla convocazione di un altro vertice. Ma senza date e anche con qualche perplessità russa circa l'ipotesi di riaprire le rispettive rappresentanze a Bruxelles e Mosca. Anzi in particolare a Washington il vero dubbio riguarda la "buona fede" del Cremlino.

La crisi ucraina, dunque, difficilmente - anche alla luce anche del summit di Ginevra tra Russia e Stati Uniti - troverà una soluzione in tempi brevi. Pure i colloqui di domani a Vienna a livello Osce appaiono destinati ad un impasse.

Il nodo si stringe sempre intorno all'idea propugnata da Mosca di non alterare gli attuali equilibri di influenza geopolitica. Putin giustifica il dislocamento di truppe e mezzi militari al confine ucraino in questo senso: la prospettiva che anche Kiev entri nella Nato viene considerata una mossa ostile. Il progetto di un ritorno alle sfere di influenza come se esistesse ancora il Patto di Varsavia non può, però, essere accolta dal mondo occidentale e in particolare dall'Europa. Quelle intenzioni, infatti, imporrebbero limiti proprio al Vecchio Continente. Limiti nell'azione politica, nelle libere scelte dei singoli Paesi e nella presenza militare. L'idea che una nazione non possa autonomamente stabilire quali siano le sue alleanze viene considerata semplicemente da rigettare. Ed è vissuta come un pericolo immanente da Stati che hanno scelto l'adesione al Patto Atlantico, a partire dalla Polonia.


Non è un caso che la richiesta della Nato affinché Mosca avvii immediatamente una "deesclation" rispetto alla minaccia di aggressione, è stata rispedita al mittente. La delegazione russa, guidata dal viceministro degli Affari esteri, Aleksandr Grushko, ha semplicemente rifiutato di inserire in agenda una mossa del genere: "Perché gli americano e il Patto Atlantico cercano la superiorità in tutti i teatri di azione". Ma la vice segretaria di Stato statunitense, Wendy R. Sherman, presente ai colloqui anche con i rappresentanti dell'Ue, ha ammonito: "Se la Russia abbandonasse il tavolo e invadesse ancora l'Ucraina, ci sarebbero costi e conseguenze significativi ben oltre quelli che hanno dovuto affrontare nel 2014".