Hong Kong, nuova stretta: presto altri reati sulla sicurezza nazionale
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloL'annuncio è arrivato dalla governatrice Carrie Lam. I nuovi crimini dovrebbero essere tradimento, secessione, sedizione e furto di segreti di Stato
PECHINO - La legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino un anno e mezzo fa evidentemente non bastava più visto che questa mattina la governatrice di Hong Kong Carrie Lam, aprendo i lavori del nuovo LegCo - il parlamentino dell'ex colonia britannica dove dopo le elezioni dello scorso 19 dicembre siedono soltanto "patrioti" fedeli alla Cina e al Partito comunista - ha annunciato l'arrivo di una nuova norma locale che comprenderà un'altra quarantina di reati sempre legati alla sicurezza nazionale del Porto Profumato.
La legge decisa dal governo centrale cinese entrata in vigore il 30 giugno del 2020 in risposta all'immensa mobilitazione pro-democrazia dell'anno precedente, quando Hong Kong era stata per mesi teatro di manifestazioni e azioni quasi quotidiane per denunciare l'ingerenza della Cina negli affari del suo territorio, disciplina i reati di secessione, eversione, terrorismo e collusione con forze straniere. Ma la s…
PECHINO - La legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino un anno e mezzo fa evidentemente non bastava più visto che questa mattina la governatrice di Hong Kong Carrie Lam, aprendo i lavori del nuovo LegCo - il parlamentino dell'ex colonia britannica dove dopo le elezioni dello scorso 19 dicembre siedono soltanto "patrioti" fedeli alla Cina e al Partito comunista - ha annunciato l'arrivo di una nuova norma locale che comprenderà un'altra quarantina di reati sempre legati alla sicurezza nazionale del Porto Profumato.
La legge decisa dal governo centrale cinese entrata in vigore il 30 giugno del 2020 in risposta all'immensa mobilitazione pro-democrazia dell'anno precedente, quando Hong Kong era stata per mesi teatro di manifestazioni e azioni quasi quotidiane per denunciare l'ingerenza della Cina negli affari del suo territorio, disciplina i reati di secessione, eversione, terrorismo e collusione con forze straniere. Ma la sua formulazione molto vaga ha permesso di sopprimere praticamente ogni voce di dissenso in questi mesi, con centinaia di attivisti democratici finiti dietro le sbarre, condannati o in attesa di processo.
La nuova norma locale evocata questa mattina da Lam dovrà soddisfare - secondo quanto detto dalla governatrice - l'articolo 23 della Basic Law, la mini Costituzione di Hong Kong, che consente alla città di approvare le proprie leggi sulla sicurezza nazionale. Lam non ha specificato quali saranno i nuovi reati, ma quelli evocati dall'articolo in questione sono: "tradimento, secessione, sedizione, sovversione contro il Governo Popolare Centrale, furto di segreti di stato, divieto alle organizzazioni o enti politici stranieri di condurre attività politiche nella Regione, divieto alle organizzazioni o enti politici della Regione di stabilire legami con organizzazioni o enti politici stranieri". "Il processo legislativo relativo all'articolo 23 fa parte dei nostri obblighi costituzionali e non può più essere rimandato", ha annunciato in Aula la governatrice, aggiungendo che il disegno di legge verrà presentato entro la fine di giugno, prima che scada il suo mandato. Un tentativo, quello di attivare l'articolo 23, che la città provò già nel 2003, ma dopo le proteste di piazza il governo dovette rinunciare. Per questo due anni fa arrivò la spinta sull'acceleratore direttamente da parte di Pechino.
La legge non avrà difficoltà a passare questa volta visto che le opposizioni nel nuovo Parlamento sono inesistenti. Un mese fa si è votato con il nuovo sistema elettorale approvato da Pechino: la riforma più significativa da quando il Porto Profumato venne restituito dal Regno Unito alla Repubblica popolare cinese nel 1997. Tra le novità più significative l'istituzione di una speciale commissione che ha dovuto saggiare nei mesi scorsi la lealtà patriottica degli aspiranti deputati. La nuova legge ha poi ampliato i seggi disponibili - da 70 a 90 - ma riducendo quelli eletti direttamente dalla popolazione, per diluirne il peso all'interno dell'assemblea. Prima della riforma 35 dei 70 seggi erano ad elezione diretta: ora sono soltanto 20.
Quaranta deputati sono nominati dal Comitato elettorale - che dopo essere stato ampliato da 1200 a 1500 membri è sempre più fedele a Pechino - mentre gli altri 30 dal mondo delle professioni: tutte figure vicine al governo centrale cinese.